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Trick or treat?”.  Si potrebbe sintetizzare così quanto accaduto la notte del 31 ottobre, nota per la celebre festa celtica di “Halloween”, nel corso della quale è stato completato lo spoglio delle schede a seguito delle elezioni provinciali del 31 ottobre. La vittoria di Giovanni Gugliotti e la sonora sconfitta di Rinaldo Melucci,  con le sue conseguenti dimissioni dalla carica di primo cittadino di Taranto, sono ormai Storia in riva allo Ionio. Certo, le dimissioni, entro 20 giorni, possono essere sempre revocate dallo stesso Melucci ma ciò che resta irrevocabile è l’ammutinamento di un paio di componenti della maggioranza di governo, seduti fra gli scranni del Consiglio comunale di Taranto, i quali non hanno seguito gli “ordini di scuderia” ed hanno votato, invece, il Sindaco di Castellaneta, Gugliotti. Uno “scherzetto” per dirla con l’accezione americana e commerciale che, parafrasando il vero significato della festività celtica, nella quale si chiedeva un sacrificio ai fedeli per ringraziarsi le divinità in vista della semina autunnale, affinché potessero garantire loro un abbondante raccolto nella stagione primaverile. La festività di Halloween, per l’appunto, deriva dalla festa celtica dello Semhain (semina) ma è diventato, in epoca cristiana, la festività per antonomasia del calendario satanico Wicca, nella quale subentra la maledizione (trick) in caso di mancato sacrificio (treat).

Un “sacrificio”, richiesto in modo implicito da alcuni componenti della maggioranza al primo cittadino di Taranto il quale, evidentemente, non ha saputo, o non ha voluto, cogliere il messaggio di insoddisfazione più volte palesato dai suoi alleati in Consiglio comunale, concretizzatosi con la “maledizione” del 31 ottobre (giorno nel quale, si dà il caso, l’Amministrazione comunale, su ispirazione del vicesindaco Tilgher, aveva predisposto un cartello di eventi e celebrazioni per questa festa non certo italiana né cattolica). Certo l’emorragia di consiglieri comunali transitati in questi ultimi mesi dalla maggioranza all’opposizione è fin troppo evidente. Iniziata con la formazione del Gruppo Indipendente per Taranto (costituito dai consiglieri comunali de Gennaro, Festinante, Fuggetti, Pulpo, Simili)  ed il suo successivo passaggio all’opposizione, si è poi acutizzato con il passaggio anche del consigliere Massimiliano Stellato in minoranza. Sino al 31 ottobre la maggioranza di governo contava, compreso il voto del primo cittadino, su 17 voti, ovvero il minimo indispensabile per garantire il numero legale. Autosufficienza che, vista l’assenza spesso del sindaco, è stata ultimamente messa a serio rischio. Fummo noi a evidenziare queste fibrillazioni in seno alla maggioranza in occasione del Consiglio comunale del 15 ottobre, allorquando venne meno il numero legale nella massima assise cittadina in occasione dell’approvazione di un progetto per la realizzazione di un impianto self service di distribuzione carburanti. A nulla è servito il trasformismo politico di questa maggioranza che, proprio nell’ultimo Consiglio comunale del 18 ottobre si è avvalso del supporto del consigliere comunale Cosimo Ciraci (Forza Italia) per l’approvazione del progetto di ampliamento del cimitero di Talsano. Appoggio esterno alla maggioranza, mai ufficialmente riconosciuto, che certo non ha giovato a compattare le fila dei gruppi consiliari che appoggiano Melucci (Centristi per Taranto; Mutavento;  Pd,Per Taranto – Sì al cambiamento”; Psi; Taranto bene comune; Taranto futuro prossimo. Per chi vi scrive e per chi ha seguito la cronaca politica, soprattutto in Consiglio comunale, degli ultimi mesi risulta evidente che questo malessere non è certo ascrivibile ad una situazione momentanea e di recente origine.

Intanto la maggioranza di governo ha provato a serrare i ranghi, convocando d’urgenza, lo scorso venerdì 2 novembre, un incontro fra tutti i consiglieri di maggioranza per provare a risalire ai nomi dei due consiglieri comunali che hanno fatto mancare il loro sostegno a Melucci. Un incontro febbrile che, come emerge dalle ricostruzioni di alcuni consiglieri comunali, si è svolto in un’atmosfera resa pesante a causa di una tensione palpabile, con sullo sfondo una reciproca sfiducia ed un clima di sospetto che ormai si è impadronito di ciascun componente della maggioranza.

Al termine dell’incontro è stato reso pubblico un documento politico a sostegno del primo cittadino di Taranto firmato dai gruppi di maggioranza in Consiglio comunale (leggi qui).

A ben vedere, mancherebbe dai gruppi indicati in calce al documento il Gruppo Misto. Ciò è ascrivibile al fatto che del menzionato gruppo fa parte, oltre alla consigliera Gina Lupo, anche il consigliere Massimiliano Stellato, transitato da tempo all’opposizione. La mancanza, però, del nome della consigliera Lupo lascia supporre che sia lei una dei due consiglieri comunali che hanno votato Gugliotti. Se così fosse sarebbe il segnale di un passaggio della stessa consigliera all’opposizione, con una maggioranza relativa che si ridurrebbe così a soli 16 consiglieri comunali (più l’eventuale appoggio esterno di Ciraci).

Se così fosse mancherebbe però all’appello un ulteriore consigliere comunale di maggioranza, rimasto tutt’oggi anonimo, che ha votato per Gugliotti alle elezioni provinciali. L’incontro di venerdì non ha dipanato questi dubbi, poiché in quell’occasione ciascun consigliere comunale di maggioranza ha ribadito la sua fedeltà a Melucci. Ciò detto, basterebbe consultare le cronache degli ultimi mesi, nonché dei precedenti Consigli comunali, per comprendere i nomi dei consiglieri comunali che più si sono mostrati in disaccordo con la propria maggioranza. Ad alcuni di loro è stata garantita una delega fuori Giunta, ad altri no. Sarà forse di natura materiale la ragione del malcontento di alcuni consiglieri comunali “dissidenti”? Non possiamo certo rispondere a questa domanda ma possiamo affermare che nella vita politica ed amministrativa degli ultimi anni a Palazzo di Città tali dinamiche hanno spesso inciso.

Ed è proprio tale situazione incerta, che potrebbe esplodere nei prossimi Consigli comunali facendo venire meno la maggioranza dei seggi, che ha indotto il primo cittadino di Taranto a consegnare le sue dimissioni ed a chiudersi nel più stretto riserbo. Riflessione  politica dalla quale lo stesso primo cittadino ha voluto escludere anche i suoi stessi assessori, ad oggi all’oscuro delle sue prossime decisioni.

Melucci, non avvertendo la fiducia della sua maggioranza, sembrerebbe, da quanto trapela dall’incontro dei consiglieri comunali di maggioranza, convinto della sua decisione e, di conseguenza, determinato nel non voler revocare le sue dimissioni. Ciò comporterebbe, come già specificato, il commissariamento dell’Ente civico fino alle prossime elezioni comunali che, nel caso, si terrebbero non prima della primavera del 2019.

Gli effetti del commissariamento si avrebbero anche in Consiglio provinciale in quanto, in caso di commissariamento, la massima assise cittadina non potrà eleggere i suoi rappresentanti. Nel documento politico dei consiglieri di maggioranza a Palazzo di Città viene precisato che “si escluderà la rappresentanza del Comune di Taranto nell’assise provinciale per i prossimi due anni. Altresì ci preoccupa che le fondamentali scelte che si faranno nei prossimi mesi – si legge nel documento – vedranno l’assenza della rappresentanza politica comunale sui principali destini della città: dal Porto alla Zes, dal P.U.M.S. al P.U.G., ad esempio, saranno nelle mani di un Commissario”.

Per tali ragioni i consiglieri di maggioranza si auspicano “che si possa rinnovare un patto di lealtà e di maggioranza, rispetto al programma amministrativo per continuare a governare la città in un momento complicato e di grande cambiamento”.

Affinché ciò avvenga, però, sarà necessario che le parti, sindaco, Giunta comunale ed i consiglieri comunali, si incontrino, affrontando in tutta evidenza la situazione e ponendo all’attenzione del primo cittadino tutti i rilievi e le eventuali insofferenze dei singoli consiglieri comunali.

Questo voler colpire chi detiene un maggior potere, magari puntando sull’anonimato, o auspicarsi le sue disgrazie, “gioco” che purtroppo connota non solo la vita politica locale ma tutti i settori della società civile ionica, spesso rancorosa nei confronti del leader o del rappresentante di turno che riesce ad emergere, certo non giova al benessere della comunità tarantina. A quest’ultima poco interessa se si andrà a votare l’anno prossimo, piuttosto che nel 2022. I tarantini si auspicano solo un buon governo, stabilità politica e sicurezze su tutte le principali questioni, da quella ambientale a quella sanitaria, sociale e dei servizi per i cittadini.

Dall’altro canto vogliamo sottolineare, però, che l’atteggiamento ed i toni spesso irriguardosi e saccenti del primo cittadino, e della sua Giunta comunale, nei confronti dei consiglieri comunali che, lo ricordiamo, sono espressione della volontà popolare, certo non depone a favore di un clima sereno e non sono certo da definirsi strategici e lungimiranti per la stabilità politica di un’amministrazione pubblica.

Da più parti ed associazioni del mondo produttivo, in primis Ance Taranto, l’associazione nazionale dei costruttori edili di Confindustria, giunge l’auspicio che si riesca a chiudere il cerchio attorno a questa crisi di governo cittadino, facendo sì che le parti raggiungano una conciliazione per salvaguardare la vita amministrativa politica ed i progetti avallati dalla Giunta e quelli in itinere (leggi qui).

Occasione ottimale in cui si potrebbero conoscere delle novità sull’evoluzione della crisi di governo potrebbe essere la prossima seduta del Consiglio comunale, prevista per domani, 5 novembre, in modalità “Question time”.

Quasi sicuramente, però, il primo cittadino non si presenterà e non offrirà nuove comunicazioni ufficiali che rompano il riserbo di queste ultime ore nonché le riserve sulla sua decisione di volersi dimettere. Bisognerà, molto probabilmente, aspettare l’evolversi della situazione soprattutto in seno alla maggioranza, con più esplicite richieste da parte di quest’ultima.

Qualora ciò non dovesse verificarsi, il nostro auspicio è che prevalga il buon senso e che venga scongiurato quindi il commissariamento dell’Ente civico. Facciamo nostro l’appello di Ance Taranto al senso di responsabilità dei singoli consiglieri comunali, di maggioranza nonché di opposizione. Qualora la maggioranza non dovesse raggiungere una quadratura sarebbe dovere della stessa, ed anche del primo cittadino, procedere per senso di responsabilità traghettando così il Comune di Taranto senza che vi sia il commissariamento dell’Ente.

Ci sarebbero da approvare le incombenze amministrative correlate al bilancio dell’attuale esercizio e magari procedere, fra la fine del 2018 e l’inizio del 2019, con la redazione e conseguente approvazione del bilancio di previsione del 2019 che potrebbe decretare, definitivamente, l’uscita del Comune di Taranto dal dissesto finanziario.

Solo allora, a nostro giudizio, potrebbe sciogliersi l’attuale consiliatura, procedendo così verso nuove elezioni che dovrebbero tenersi, nel caso, nella prossima primavera del 2019, in concomitanza con le elezioni europee. Mettendo da parte, quindi, rancori personali e la “maledizione” di Halloween per concentrarsi su ciò che attiene all’interesse comune.

A proposito di festività e di interesse comune, oggi ricorre l’anniversario del centenario dall’entrata in vigore dell’armistizio, siglato il 3 novembre del 2018 a Padova dai rappresentanti dell’Impero Austro-ungarico e dell’allora Regno d’Italia, con il quale si pose fine alle ostilità della Prima Guerra Mondiale sul versante italiano, decretando la vittoria dell’Italia e la resa, e conseguente dissoluzione, dell’allora più grande impero d’Europa sotto l’egida della casa reale degli Asburgo. Si completò così il lungo processo di unificazione dell’Italia, iniziato con il Risorgimento italiano e le Guerre di Indipendenza e conclusosi con l’annessione di Trento e Trieste al termine del primo conflitto bellico. Una ricorrenza, quella odierna, patriottica e soprattutto laica, con la quale si festeggia, per l’appunto, la Giornata dell’Unità nazionale e delle Forze Armate. Buon 4 novembre a tutti.

Una risposta

  1. Bisogna essere chiari e netti. Questi consiglieri che cercano di tirare la giacchetta del Sindaco sono da condannare. Il gruppo misto con gli ultimi transfughi sono essere spregevoli. Maledetti.

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