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Convento di San Pasquale: si inaugura il museo-pinacoteca Sant’Egidio

Tra tante, importanti opere d’arte, ce n’è una in particolare che farà battere il cuore al visitatore che entrerà nel nuovo museo-pinacoteca Sant’Egidio. E’ il murales intitolato “Luci e ombre nel creato” che, all’ingresso del salone dell’ex sacrestia  del convento di San Pasquale Baylon, ritrae San Francesco con le mani protese verso il cielo, affacciato davanti agli stabilimenti industriali dell’Ilva per denunciare “la devastazione ambientale e umana” che ha subìto la città pugliese. 

L’opera d’arte, di grande impatto sociale oltre che artistico, è stata realizzata in tre giorni e tre notti da due avvocati milanesi, Giuseppe Siniscalchi – fondatore della corrente artistica Fronteversismo – e Domenico Melillo (street artist, in arte Frode).

Il murales, spiegano i due artisti che sono anche membri della Commissione diritto letteratura e arte dell’Ordine degli avvocati di Milano, è un «connubio tra arte pittorica classica e urban art-street art», oltre che «un’unione di intenti professionali tra due legali che lottano entrambi nelle aule giudiziarie e all’insegna del diritto di espressione».

«Il messaggio» precisa Siniscalchi «non è di scontro con l’industria ma esprime il desiderio che ci possa essere lavoro senza sacrificare la salute e le bellezze dell’ambiente».

Con il murales superano la trentina le opere esposte nel museo che si inaugura il 20 dicembre: da quelle di autori della scuola napoletana caravaggesca del 1700 come Carella, Olivieri, Fracanzano e Luca Giordano (molte opere di quest’ultimo sono nei più importanti musei del mondo come, per esempio il Louvre a Parigi, il Prado a Madrid e l’Ermitagea San Pietroburgo), a “Maria Maddalena in gloria” di autore ignoto (anche se c’è chi lo attribuisce a Giovanni Gaspare Lanfranco), agli otto dipinti del Fronteversismo donati da Giuseppe Siniscalchi, fondatore di una corrente già molto apprezzata da critici di tutto il mondo. Tra queste “Giornata cosmica” dipinto nel 2017, e “La ruota della pace”, del 2014, nata per caso e d’istinto quando Siniscalchi stava adoperando una carta da pacchi per non sporcare il tavolo mentre dipingeva la tela “Luna e neve” dedicata al figlio Leonardo. Siniscalchi aveva notato sulla carta segni casuali e immaginato una ruota con all’interno una croce a cui aveva aggiunto, con alcune pennellate, simboli di pace.

Insieme ai quadri, iI museo ospita anche reperti storici finora esposti nell’attiguo sacello, dove sarà ricavata la nuova sacrestia.

Grazie alla vicinanza del MarTa, il Museo nazionale archeologico, che espone importanti opere pittoriche donate nel 1907 alla sua città natale da monsignor Giuseppe Ricciardi, vescovo di Nardò, si realizza così un polo museale di grande rilievo.

Dicono i Frati minori francescani: «In questo anno, che abbiamo voluto dedicare alla Bellezza, ci siamo impegnati a valorizzare e a risistemare uno scrigno di meraviglia, sconosciuto a molti, ma che vogliamo riconsegnare alla città e rendere fruibile a tutti. Sarà possibile scoprire tesori, fare un viaggio attraverso le opere caravaggesche di grandi pittori e attraverso le opere fronteversiste di Giuseppe Siniscalchi».

I visitatori faranno un’esperienza emotiva: prima osservando le opere illuminate dalla luce. Poi al buio potranno lasciarsi catturare dallo stupore dei paesaggi del Fronteversismo che si illuminano a luci spente.

La sede della pinacoteca con annesso museo egidiano ospita anche il Centro giustizia, pace e integrità del creato. L’allestimento è stato curato dalla cooperativa Museion di Taranto, in collaborazione con gli studenti del progetto alternanza scuola-lavoro del liceo delle scienze umane Vittorino da Feltre, coordinati dalla prof.ssa Anna Della Ricca. L’intervento si è svolto con la supervisione del guardiano del convento, frate Francesco Zecca.

Sul murales “Luci e ombre nel creato” sono da segnalare le parole del critico d’arte Gabriele Guglielmino: «Due stili diversi si sono fusi perfettamente, nelle ore del giorno e della notte, per ottenere questo risultato che pare veramente il frutto di un’ispirazione più grande. Frode si è occupato del soggetto figurativo, Siniscalchi del paesaggio sullo sfondo. Un’esperienza artistica inusuale ai nostri giorni, quasi un rimettersi sulle orme dei grandi del passato. Penso a Giotto e a Michelangelo che, glorificando con i loro affreschi Dio, stavano determinando una vera e propria rivoluzione nella storia dell’arte».

Dal blog di Monica Triglia

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