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Ex Ilva, l’Usb sciopera: “ArcelorMittal non rispetta accordo sindacale”

Inizia alle 23 di oggi e terminerà alle 7 del 19 dicembre lo sciopero dei lavoratori aderenti all’Usb (Unione sindacale di base) dello stabilimento siderurgico ArcelorMittal Italia di Taranto. L’organizzazione sindacale sostiene infatti che l’azienda non abbia rispettato l’accordo del 6 settembre scorso e i criteri stabiliti per assunzioni ed esuberi. Domani, martedì 18 dicembre, è inoltre previsto un presidio dei lavoratori davanti alla sede del Ministero dello Sviluppo economico (Mise).

Il cosiddetto nuovo corso avviato qualche mese fa dalla multinazionale che ha acquisito Ilva, tanto gonfio di promesse – sottolinea in una nota l’Usb Lavoro Privato – ha mostrato subito il suo vero volto: palesi e inaccettabili ingiustizie nella scelta dei lavoratori da porre in cassa integrazione, in aperta violazione dei criteri definiti dall’accordo – sostiene il sindacato – ed esternalizzazione di attività con pesanti conseguenze sui dipendenti e sulle casse dello Stato“. Per queste ragioni, evidenzia l’Usb, “abbiamo avviato un contenzioso formale con la nuova proprietà del gruppo Ilva. Chiediamo il rispetto degli accordi, il reintegro di chi è stato ingiustamente escluso dall’assunzione, e il blocco delle politiche di esternalizzazione delle attività“. “Il governo – prosegue il sindacato di base – è chiamato a intervenire per obbligare il management di ArcelorMittal al rispetto degli accordi; in più occorre che il governo garantisca il rifinanziamento del contributo a favore dei lavoratori Ilva, introdotto dai precedenti governi e al momento non previsto nella legge di stabilità“.

Il coordinatore provinciale dell’Usb di Taranto, Francesco Rizzo, ha chiesto un incontro all’azienda chiedendo di fare chiarezza sulla presenza negli uffici del reparto Amministrazione “di nove lavoratrici provenienti da siti esteri di ArcelorMittal. Da informazioni ricevute – spiega Rizzo – sembra che svolgano le stesse attività in capo ai lavoratori locali, di cui una parte è collocata in Cigs“. “Se ciò fosse vero – attacca il sindacalista – ci troveremmo di fronte a una palese violazione dell’accordo sottoscritto in sede Ministeriale, e di fatto costituirebbe una sostituzione“.

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