Il giudice monocratico del Tribunale di Taranto Francesco Maccagnano ha rigettato l’istanza presentata dai Commissari Straordinari di Ilva in A.S., in cui si chiedeva la possibilità di effettuare i lavori di messa in sicurezza dell’altoforno 2, dopo l’ordine di spegnimento del pm De Luca dalla Procura di Taranto dello scorso 9 luglio, dopo che il giudice dell’udienza preliminare Pompeo Carriere lo scorso 27 giugno aveva respinto l’istanza di dissequestro della stessa Ilva in Amministrazione Straordinaria, presentata il 23 gennaio scorso.
Nel provvedimento il giudice sostiene che “far effettuare i lavori e quindi tenere ancora in attività l’impianto, significherebbe esporre i lavoratori addetti ad una condizione di pericolo essendo lo stesso impianto in condizioni di rischiosità. L’altoforno 2, uno dei tre (Afo1, Afo2, Afo4) attualmente operativi di Ilva, andrà quindi fermato e spento, operazione, questa, per la quale il custode giudiziario dell’area a caldo aveva avviato, su incarico dell’autorità giudiziaria, il relativo cronoprogramma“. Le disposizioni vigenti precludono “di ritenere che le attuali condizioni di Afo2 e le (carenti) valutazioni di rischio compiute in ordine a tale impianto – così come dettagliatamente descritte nella relazione del custode giudiziario dell’8 ottobre 2018 – siano tali da ricondurre l’uso dell’altoforno in sequestro ad un’area di rischio consentito riconosciuta dall’ordinamento giuridico” si legge ancora nell’ordinanza.
(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2019/07/10/afo-2-ecco-lordinanza-trattativa-in-corso2/)
Almeno da un punto di visto burocratico infatti, la procedura di spegnimento è stata già avviata. Il cronoprogramma di spegnimento stilato dall’ing Barbara Valenzano, custode giudiziario dlel’impianto per conto della Procura di Taranto, prevede una tempistica di sessanta giorni per questioni di sicurezza. Delle operazioni che dovrebbero terminare tra fine settembre ed inizio ottobre, se ne occuperà la società Paul Wurth.
Il giudice è lo stesso che dal prossimo 1 ottobre presiederà il processo sull’incidente mortale che nel giugno del 2015 costò la vita all’operaio Alessandro Morricella. Da cui prese piede il sequestro dell’impianto la cui facoltà d’uso fu garantita all’ex Ilva dall’intervento legislativo del governo con il famoso decreto del 4 luglio dello stesso anno, finito poi nel mirino e giudicato incostituzionale dalla Corte Costituzionale, nella parte relativa all’utilizzo dell’impianto anche a fronte di sequestro da parte della magistratura.
Nell’incontro dello scorso 21 luglio con i sindacati, ArcelorMittal ha spiegato che essendo un gestore in affitto, delle questioni pregresse, compresa quella relativa ad AFO 2, se ne deve occupare la struttura commissariale di Ilva in AS. Inoltre, l’azienda in quella sede chiarì che il motivo che avrebbe portato al nuovo provvedimento da parte della Procura, risiederebbe nel fatto che l’ing. Valenzano avrebbe chiesto l’attuazione di prescrizioni di un altoforno di ultima generazione, cosa che AFO 2 non è: da qui l’impossibilità da parte della gestione commissariale di attuare le 7 prescrizioni imposta nel 2015.
Certo è che nel piano industriale di ArcelorMittal, AFO 2 dovrebbe andare in pensione soltanto una volta attuato il revamping di AFO 5 nel 2023 (sul cui progetto pare che anche nella riunione del 21 luglio ArcelorMittal abbia tergiversato). L’azienda vorrebbe portare AFO 2 a fine vita, sino alle 24-28 milioni di tonnellate di ghisa prodotte, rispetto alle attuali 18 milioni. Tra l’altro la fermata di AFO 2 andrà ad impattare oltre che sui lavoratori dell’impianto, quasi 1000, anche sull’acciaieriea 1 e sul treno nastri 1, fermato proprio nei giorni scorsi.
(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2019/07/22/ex-ilva-task-force-conferma-stop-afo2-e-accordo-italcave5/)
“ArcelorMittal prende nota della decisione del Tribunale di Taranto, recapitata a Ilva in As, di rigettare la revoca del sequestro dell’altoforno 2. L’Azienda ha preparato un calendario per la chiusura dell’altoforno 2 come richiesto“. Lo sottolinea un comunicato di ArcelorMittal Italia dopo la decisione del giudice monocratico del tribunale di Taranto Francesco Maccagnano, che ha negato la facoltà uso dell’altoforno 2 (sotto sequestro). ArcelorMittal, gestore del polo siderurgico, “non è parte – si aggiunge – nel procedimento legale, ma sta comunque approfondendo le ripercussioni che da questa decisione possono derivare per l’operatività dello stabilimento di Taranto“. L’azienda, conclude la nota, “spera che una soluzione alternativa sia trovata in quanto il funzionamento dell’altoforno 2 è parte integrante della sostenibilità del sito di Taranto“.
Adesso sulla vicenda si esprimerà anche la Procura di Taranto. I Commissari Straordinari potrebbero valutare la possibilità di presentare una nuova istanza. Il tutto in attesa di un possibile intervento da parte del governo, che secondo indiscrezioni starebbe lavorando ad un provvedimento ad hoc, sia per risolvere la questione inerente l’altoforno 2 che per dirimere la nota vicenda dell’immunità penale. Il provvedimento potrebbe arrivare nella seconda decade di agosto. Staremo a vedere.
(leggi gli articoli su Afo 2 https://www.corriereditaranto.it/?s=afo+2&submit=Go)

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