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E’ stato discusso come previsto oggi, presso il tribunale del Riesame di Taranto, l’istanza presentata lo scorso 2 settembre alla Procura di Taranto, da parte dei Commissari Straordinari di Ilva in amministrazione straordinaria, per poter ottenere l’ok ad effettuare i lavori di adeguamento di sicurezza all’altoforno 2. Istanza presentata dalla struttura commissariale ancora proprietaria degli impianti, visto che ArcelorMittal Italia li gestisce in fitto, biennale, attraverso la new.co AM InvestCO Italy.

L’istanza al Tribunale in Appello è stata depositata contro il provvedimento dello scorso 31 luglio con il quale il giudice monocratico Francesco Maccagnano, che lo scorso 31 luglio rigettò l’istanza presentata dai Commissari Straordinari di Ilva in A.S. lo scorso 23 luglio, con la quale si chiedeva la possibilità di effettuare i lavori di messa in sicurezza dell’altoforno 2, dopo l’ordine di spegnimento del pm De Luca dalla Procura di Taranto dello scorso 9 luglio.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2019/09/02/ex-ilva-depositate-due-istanza-per-riottenere-afo-2/)

Al momento però, non è dato sapere quanto il tribunale del Riesame si esprimerà. Anche se è prevedibile lo faccia con celerità, visto che il tempo stringe. I 60 giorni per lo spegnimento dell’altoforno 2, che contribuisce ad un terzo dell’attuale produzione del siderurgico, scadono il prossimo 10 ottobre. Il custode giudiziario Barbara Valenzano ha infatti avviato da luglio il cronoprogramma che prevede lo svolgimento delle fasi preliminari dello stop all’impianto, che termineranno il 7 ottobre con il colaggio della salamandra (ovvero la parte di ghisa che si deposita sul fondo dell’altoforno). Operazioni che hanno un costo di quasi un milione di euro (ovvero 879mila euro per la progettazione e l’esecuzione della foratura per il colaggio della salamandra e 31mila euro per i costi della sicurezza delle operazioni).

Infine ricordiamo che sempre lo scorso 2 settembre è stata presentata una seconda istanza direttamente al giudice Maccagnano, nella quale viene richiesta la possibilità di effettuare i lavori ancora mancanti all’impianto, evidenziando come l’impianto in questione abbia subito comunque dei lavori e non sia più lo stesso del giugno 2015, quando si verificò l’incidente mortale che costò la vita all’operaio Alessandro Morricella. Alla stessa istanza è stata allegata una relazione della Paul Wurth (la stessa che si dovrà occupare dello spegnimento dell’altoforno e che redasse la relazione nella quale si sostiene che l’incidente del 2015 non fu provocato da una disfunzione dell’impianto), con la quale si mettono nero su bianco gli impegni per adempiere a tutte le prescrizioni indicate anni addietro e non del tutto attuate.

Staremo a vedere cosa accadrà.

(leggi tutti gli articoli sull’altoforno 2 https://www.corriereditaranto.it/?s=altoforno+2&submit=Go)

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