Il giorno tanto atteso, ovvero la prima udienza del processo per la morte di Alessandro Morricella, il 35enne operaio dello stabilimento siderurgico di Taranto che nel giugno 2015 fu investito da un getto incandescente di ghisa nell’area dell’Altoforno 2, è durata pochi minuti, a causa di alcune omesse notifiche.
Sette gli imputati accusati in concorso di omicidio colposo (compresa l’Ilva in As per la responsabilità amministrativa): Massimo Rosini, ex direttore generale di Ilva, l’allora direttore dello stabilimento tarantino Ruggiero Cola, il direttore dell’area ghisa Vito Vitale, il capo area Salvatore Rizzo, il capo turno Saverio Campidoglio, il tecnico del campo di colata Domenico Catucci, il collega che si trovava più vicino a Morricella al momento dell’incidente, e la stessa Ilva in As, quale responsabile amministrativa del reato di omicidio colposo. Sono state calendarizzate le prossime quattro udienze: 3 dicembre e 8, 15 e 28 gennaio 2020.
Per l’impianto, lo ricordiamo, è stata scongiurata al momento la chiusura in quanto il Tribunale del Riesame ha concesso all’Ilva in As (amministrazione straordinaria) termine fino a metà novembre per ottemperare alle prescrizioni già imposte quattro anni fa.
Presenti all’esterno del Tribunale, gli attivisti di alcune associazioni, Collettivo Morricella e gli attivisti di altri movimenti come Giustizia per Taranto e Flmu Cub hanno tenuto un presidio davanti al Tribunale di Taranto. “Per Alessandro – hanno sottolineato – per tutti i lavoratori morti ingiustamente in quella fabbrica, per la giustizia“. “Giustizia per Morricella morto per decreto“: questo invece la frase di uno striscione esposto all’uscita del Tribunale.
(leggi tutti gli articoli sull’altoforno 2 https://www.corriereditaranto.it/?s=altoforno+2&submit=Go)