Un’intesa di massima da raggiungere tra le parti entro domani sera. Una bozza di accordo con più contenuti rispetto a quella sottoscritta lo scorso dicembre, da implementare in un secondo momento all’interno di una trattativa che non dovrebbe avere più sopra la testa la spada di Damocle della causa ciivle presso il tribunale di Milano. Perché l’eventuale bozza di accordo servirà anche e soprattutto a questo: da un lato a ritirare l’atto di recesso dal contratto di affitto dei rami d’azienda del gruppo ex Ilva da parte di ArcelorMittal, e dall’altro il ritiro del ricorso d’urgenza ex art. 700 da parte dei Commissari straordinari di Ilva in AS. Del resto, come abbiamo già riportato nei giorni scorsi, un ulteriore richiesta di rinvio il prossimo 7 febbraio in occasione della nuova udienza in programma a Milano, farebbe decare il senso dell’urgenza del ricorso dei commissari appoggiato dal governo che soltanto due mesi fa annunciava l’inizio di quella che sarebbe dovuta essere la ‘causa del secolo‘.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2020/01/29/ex-ilva-patuanelli-accordo-o-il-7-in-tribunale-ma-sara-vero/)

Parliamo di nuova bozza e di un’intesa di massima perché come abbiamo già avuto modo di spiegare, i nodi da sciogliere in questa lunga trattativa tra governo e ArcelorMittal sono tanti e di varia natura. “Ci stiamo aggiornando. C’è un progetto di accordo, ci sono dei dettagli da definire” ha dichiarato oggi il premier Giuseppe Conte nel punto stampa da Sofia in merito al negoziato con la multinazionale sull’ex Ilva. “Se ci vedremo? Non è da escludere nei prossimi giorni, Mittal ha dato disponibilità“.

Il 31 gennaio è alle porte. Doamani sera si saprà se la trattativa proseguirà o se si andrà a sentenza. Con le lungaggini della giustizia italiana e il sicuro addio della multinazionale all’Italia. Staremo a vedere.

(leggi il nostro articolo https://www.corriereditaranto.it/2020/01/26/ex-ilva-un-rebus-di-difficile-soluzione/)

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