Cala il numero degli occupati nel mese di dicembre 2019, dopo due mesi di crescita. Lo segnala l’Istat, l’Istituto nazionale di Statistica, in un apposito report, pubblicato quest’oggi, sull’andamento dell’occupazione in Italia. Si tratta di una rilevazione sulle forze di lavoro effettuata tramite un’indagine campionaria condotta mediante interviste alle famiglie ai sensi del Regolamento n. 577/98 del Consiglio europeo.
«A dicembre 2019, l’occupazione risulta in calo rispetto al mese precedente, – si legge nella nota dell’Istat – mentre l’inattività cresce e il numero di disoccupati aumenta lievemente a fronte di un tasso di disoccupazione che rimane stabile». Si registra una lieve crescita delle persone in cerca di lavoro “tra gli uomini (+2,2%, pari a +28 mila unità) e tra gli under50, a fronte di una diminuzione tra le donne (-2,2%, pari a -27 mila unità) e gli ultracinquantenni. Il tasso di disoccupazione risulta tuttavia stabile al 9,8% », precisa l’Istat.
Tale valore resta invariato, nonostante la flessione del numero complessivo degli occupati, in quanto è calato il numero dei cittadini inattivi, ovvero che non risultano in cerca di lavoro. «La crescita degli inattivi – specifica l’Istat nella sua nota – riguarda sia gli uomini sia le donne e tutte le fasce d’età a esclusione dei giovanissimi tra i 15 e i 24 anni. Il tasso di inattività sale al 34,2% (+0,1 punti percentuali»). Resta invariato il tasso di disoccupazione giovanile (28,9%).
Cala, invece, il tasso di occupazione. «Gli occupati diminuiscono di 75 mila unità (-0,3%) e il tasso di occupazione scende al 59,2% (-0,1 punti percentuali)», chiarisce successivamente la nota dell’Istat.
«A dicembre il tasso di occupazione – si legge nel report di Istat – risulta in calo di 0,2 punti per gli uomini e stabile per le donne; il tasso di disoccupazione sale di 0,2 punti percentuali tra i primi e scende di 0,2 punti tra le seconde; il tasso di inattività aumenta invece per entrambi, rispettivamente di 0,1 e 0,2 punti. Su base annua il tasso di occupazione aumenta sia per gli uomini sia per le donne, – prosegue il report – rispettivamente di 0,3 e 0,6 punti percentuali; il tasso di disoccupazione cala per gli uni di 0,4 e per le altre di 0,7 punti; Il tasso di inattività è stabile per gli uomini e diminuisce per le donne di 0,3 punti».
Entrando più nello specifico delle ragioni che hanno portato alla diminuzione degli occupati nel mese di dicembre che, specifichiamo, risulta essere la più significativa dal 2016, essa è “sintesi della crescita dei dipendenti a termine (+0,5% pari a +17 mila unità) – si legge nel documento – e della diminuzione di quelli permanenti (-0,5% pari a -75 mila unità) e degli indipendenti (-0,3% pari a -16 mila). Nei dodici mesi la crescita degli occupati è caratterizzata soprattutto dall’aumento dei dipendenti permanenti (+1,2%, +207 mila) e, in misura minore, di quelli a termine (+1,5%, +45 mila) mentre calano gli indipendenti (-1,3%, -71 mila”). Di conseguenza vi sono più lavoratori precari e meno contratti a tempo indeterminato e lavoratori indipendenti.
Come specificato dall’Istituto di Statistica, la flessione dell’occupazione interessa maggiormente «gli individui tra 25 e 49 anni (-79 mila), i lavoratori dipendenti permanenti (-75 mila) e gli indipendenti (-16 mila). Gli occupati aumentano tra i 15-24enni (+6 mila) e tra i dipendenti a termine (+17 mila), rimanendo sostanzialmente stabili tra gli ultracinquantenni». Da evidenziare la contrazione dei lavoratori autonomi, la quale si attesta ai minimi storici dal 1977 con un dato assoluto di 5,255 milioni di lavoratori autonomi.
Prendendo come riferimento l’intero quarto trimestre 2019 si registra un quadro lievemente migliore, ma denotano un calo strutturale dei lavoratori indipendenti: “L’occupazione risulta in lieve crescita (+0,1%, pari a +13 mila unità) tra le donne (+19 mila) e i dipendenti (+43 mila); segnali positivi si osservano anche per i 25-34enni (+12 mila) e gli over 50 (+48 mila). In calo dello 0,6% gli indipendenti (-30 mila)”.
«Nello stesso trimestre diminuiscono lievemente sia le persone in cerca di occupazione sia gli inattivi tra i 15 e i 64 anni (-32 mila unità)», esplicita la nota.
Prendendo come riferimento il valore dell’occupazione rispetto al dicembre 2018, si registra invece “la crescita dell’occupazione (+0,6%, pari a +136 mila unità)”, che “coinvolge donne, uomini e tutte le classi d’età ad eccezione dei 35-49enni per i quali la diminuzione è imputabile al decrescente peso demografico. Aumentano anche i lavoratori dipendenti (+207 mila unità), soprattutto permanenti (+162 mila), mentre gli occupati indipendenti diminuiscono di 71 mila unità». Sempre restando nell’arco dei dodici mesi, “l’aumento degli occupati si accompagna – prosegue la nota di Istat – a un calo dei disoccupati (-5,3%, pari a -143 mila unità) e degli inattivi tra i 15 e i 64 anni (-0,9%, pari a -115 mila)».
Dati in chiaroscuro che, seppur certifichino una lieve crescita dell’occupazione e la diminuzione della disoccupazione su base semestrale, evidenziano gli evidenti, nonché decennali, problemi strutturali dell’economia italiana. Prendendo come riferimento i dati inerenti all’ intero secondo semestre del 2019, «l’andamento dell’occupazione si conferma altalenante: dopo due mesi di crescita, infatti, il mese di dicembre registra un calo sia del numero di occupati sia del tasso di occupazione – si legge nei commenti ai dati effettuati dalla stessa Istat -. La flessione riguarda soprattutto gli uomini e le classi d’età centrali, così come i dipendenti che tornano a diminuire dopo quattro mesi di espansione; i lavoratori autonomi raggiungono il livello minimo storico dal 1977. In lieve crescita il numero di disoccupati e l’inattività, che a novembre aveva raggiunto il minimo storico. Gli andamenti trimestrali e tendenziali confermano nel complesso – conclude l’analisi – la crescita dell’occupazione e la diminuzione sia della disoccupazione sia dell’inattività».
Quanto all’indagine dell’Istat, va precisato che “è inserita nel Piano Statistico Nazionale (edizione in vigore: Psn 2017-2019) approvato con DPR del 31 gennaio 2018, pubblicato sul S.O. n. 12 alla Gazzetta Ufficiale – serie generale – n. 66 del 20 marzo 2018”. La popolazione di riferimento “è costituita da tutti i componenti delle famiglie residenti in Italia, anche se temporaneamente all’estero. Dalla popolazione di riferimento sono quindi esclusi i membri permanenti delle convivenze: ospizi, brefotrofi, istituti religiosi, caserme, ecc”, precisa l’istat.
In riferimento al piano di campionamento, l’Istituto di Statistica fa sapere, nella nota metodologica, che “è a due stadi, rispettivamente comuni e famiglie, con stratificazione delle unità di primo stadio. Tutti i comuni con popolazione superiore ad una soglia prefissata per ciascuna provincia, detti autorappresentativi, sono presenti nel campione con probabilità pari a uno. I comuni la cui popolazione è al di sotto delle suddette soglie, detti non autorappresentativi, sono raggruppati in strati. Essi entrano nel campione attraverso un meccanismo di selezione casuale che prevede l’estrazione di un comune non autorappresentativo da ciascuno strato. Per ciascun comune campione viene estratto dalla lista anagrafica un campione casuale semplice di famiglie. Da gennaio 2004 la rilevazione – ricorda l’Istat – è continua, cioè le informazioni sono rilevate con riferimento a tutte le settimane di ciascun trimestre. Il campione trimestrale è uniformemente ripartito tra i 3 mesi, tenendo conto del numero di settimane che compongono ciascun mese (rispettivamente 4 o 5). Il mese di riferimento è composto dalle settimane, da lunedì a domenica, che cadono per almeno quattro giorni nel mese di calendario. Il campione teorico trimestrale è composto da 71.533 famiglie; il campione teorico mensile è pari a 22.010 famiglie per i mesi composti da 4 settimane e 27.513 famiglie per i mesi composti da 5 settimane», conclude la nota metodologica.