Ilva-Mittal: c’è l’accordo

Nello studio notarile di Pier Gaetano Marchetti a Milano sono stati firmati gli accordi fra il gruppo ArcelorMittal e i commissari dell’ex Ilva in amministrazione straordinaria: uno che prevede la modifica al contratto, l’altro che riguarda le rinunce agli atti della causa civile in corso a Milano.

La notizia, inizialmente diffusa dall’ANSA, è stata confermata da Mittal sul proprio sito.

Nello studio notarile per le firme dell’accordo era presente l’ad di Arcelor Mittal Italia Lucia Morselli, assieme ai commissari dell’ex Ilva e ai legali delle parti. Il gruppo franco indiano, rappresentato fra gli altri dall’avvocato Ferdinando Emanuele, mentre fra i legali dell’ex Ilva figura l’avvocato Enrico Castellani. L’atto di citazione con cui la multinazionale voleva dare l’addio all’Ilva risale allo scorso 4 novembre. Ora con gli accordi la controversia giudiziaria si chiude e dovrebbe iniziare il rilancio del polo siderurgico con un nuovo piano industriale.

L’accordo: recesso possibile con penale di 500 milioni

Intanto iniziano ad emergere i termini dell’accordo (che avevamo anticipato ieri).

Il Contratto di Affitto Modificato tra Arcelor Mittal e i commissari dell’ex Ilva prevede che AM InvestCo possa esercitare il recesso, con una comunicazione da inviare entro il 31 dicembre 2020, nel caso in cui non sia stato sottoscritto il Nuovo Contratto di Investimento entro il 30 novembre 2020. Lo si legge nell’istanza di accordo firmata dai commissari, visionata dall’ANSA, secondo cui «a pena di inefficacia dell’esercizio del diritto di recesso», AM InvestCo dovrà versare ad Ilva «una caparra penitenziale di 500 milioni di euro».

Arcelor Mittal, inoltre, si impegna «ad impiegare» alla fine del nuovo piano industriale «2020-2025» «il numero complessivo di 10.700 dipendenti». Nell’accordo si indica il «31 maggio 2020» come termine per trovare un accordo coi sindacati per utilizzare anche la Cigs fino al raggiungimento della «piena capacità produttiva». Le parti si impegnano poi a favorire la ricollocazione dei dipendenti rimasti all’amministrazione straordinaria.

Il nuovo piano industriale per l’Ex Ilva messo a punto tra i commissari e A.Mittal punta, secondo le intenzioni, a realizzare gli obiettivi prefissati dal Green New Deal europeo. L’accordo prevede nuove tecnologie, con utilizzo di acciaio pre-ridotto e la realizzazione di un forno elettrico, nell’ottica della graduale de-carbonizzazione dello stabilimento di Taranto e la conseguente riduzione delle emissioni inquinanti. Livelli di produzione ottimali (8 milioni di tonnellate a regime di produzione di acciaio). La tenuta dei livelli occupazionali (10.700 risorse a regime). La sostenibilità economica. Inoltre, nell’arco del piano 2020-2025, è previsto il completamento delle attività legate alla realizzazione dell’Aia e il completo rifacimento dell’Altoforno 5.

È previsto l’ingresso nel capitale sociale di Am Investco, tramite un aumento di capitale, di investitori pubblici e privati.

A.Mittal dovrà gestire i rami d’azienda «in conformità al nuovo piano industriale» a partire dalla data di sottoscrizione del Nuovo Contratto d’Investimento, ossia dal 1 gennaio 2021. Lo si legge nell’istanza di accordo in cui si precisa, però, che «già a partire dalla data di sottoscrizione dell’Accordo di Modifica», A.Mittal dovrà dar corso agli investimenti relativi allo sporgente 4 dello stabilimento di Taranto, quindi avviare la ristrutturazione dell’Altoforno 5 e avviare le attività necessarie per dar corso alle misure relative al personale dipendente.

I commissari: «Fatto ciò che dovevamo»

«Abbiamo fatto tutto quello che dovevamo, non è il momento di fare commenti. Molto lavoro è stato fatto e ce ne è molto da fare». Così Alessandro Danovi, commissario straordinario dell’ex Ilva, commenta l’accordo appena raggiunto con ArcelorMittal.

L’ad di ArcelorMittal Lucia Morselli, invece, ha lasciato gli uffici dello studio notarile senza rilasciare alcuna dichiarazione ai cronisti all’esterno del palazzo di via Agnello.

Si ferma la causa civile

I legali di ArcelorMittal e dei commissari dell’ex Ilva stanno depositando, dopo la firma dell’accordo sulla modifica del contratto per il nuovo piano industriale, le «iniziative di rinuncia» con cui, di fatto, si chiude e viene cancellata la causa civile che era in corso davanti al giudice milanese Claudio Marangoni. Da un lato, Mittal, infatti, rappresentata tra gli altri dagli avvocati Romano Vaccarella e Ferdinando Emanuele, ritira l’atto di citazione con cui aveva annunciato il recesso dal contratto il 4 novembre e, dall’altro lato, i commissari dell’ex Ilva, coi legali Giorgio De Nova e Enrico Castellani, ritirano il ricorso cautelare d’urgenza col quale avevano contrastato l’addio della multinazionale. Sulla base di queste revoche degli atti il giudice annullerà l’udienza che era fissata per venerdì. Resta, invece, aperta formalmente l’inchiesta, sempre a carico di ignoti e per le ipotesi di aggiotaggio informativo e distrazione di beni dal fallimento, coordinata dal procuratore aggiunto Maurizio Romanelli e dai pm Mauro Clerici e Stefano Civardi sulla gestione dell’ex Ilva da parte di ArcelorMittal. La Procura si era anche affiancata ai commissari nella causa civile. In Procura, infine, c’è anche un fascicolo autonomo per omessa dichiarazione dei redditi per gli anni 2014-2015 e con al centro una società del gruppo Mittal.

Ermellino (M5S): «Gestione mista sperpero di denaro pubblico. Governo non ignori il territorio»

«Mi trovo nella condizione di dover commentare gli estremi di un accordo che non conosco, ad oggi i dettagli li apprendo unicamente dalla stampa. Credo pertanto che la soluzione addotta, che rappresenterebbe una gestione mista, divisa fra Stato e privato, possa rivelarsi nel medio termine uno sperpero di denaro pubblico, in quanto l’unico a trarne vantaggio – senza tra l’altro meriti raggiunti fino ad oggi – è Mittal».

Così la deputata tarantina Alessandra Ermellino (M5S).

«Abbiamo sollevato la necessità di introdurre lo strumento della Valutazione preventiva del Danno Sanitario perché pensiamo che il Piano ambientale, seppure suscettibile di revisioni migliorative, non sia in grado da solo di far fronte alla tutela dei diritti fondamentali. Abbiamo trovato unità d’intenti con il territorio affinché si prendesse in considerazione l’accordo di programma sul modello Genova, per partire dalla chiusura delle fonti inquinanti dello stabilimento, ossia l’area a caldo, e arrivare al rafforzamento dell’area a freddo con mantenimento dei livelli reddituali. Abbiamo chiesto che i soldi del Fondo europeo venissero investiti nelle bonifiche e non per seguire la chimera dello stabilimento più green d’Europa, perché questo scenario è davvero improbabile data l’acclarata incompatibilità con la salute e l’ambiente già ampiamente dimostrata dalla fabbrica. Taranto non chiede nulla di più che essere trattata al pari di altri territori italiani dove il diritto al lavoro e alla salute sono entrambi rispettati».

Il PD: «Scaduto tempo dei commissari straordinari»

In mattinata era già arrivato il commento del PD tarantino sull’ipotesi di accordo: «Una brutta parentesi che rischia di finire anche peggio se verrà sottoscritto un accordo peggiorativo su tutti i fronti rispetto alle precedenti intese. Un modus operandi, lo ribadiamo a chiare lettere, che estromette il Sindaco di Taranto e l’intera città mentre si cambiano i tratti principali del piano industriale che avrà un impatto imponente sulla città nonché si danno slittare in maniera incomprensibile ancora gli interventi ambientali, nascosti dietro una nuova spinta green di dubbia efficacia. Siamo e restiamo basiti da tanta improvvisazione e tanta superficialità. Non si decide di Taranto senza Taranto. Non è ammissibile, soprattutto, rispetto al fatto che vi sarà un nuovo ingresso pubblico nella nuova società».

Le reazioni sindacali

È netta ed unitaria (riferisce ancora l’ANSA) la bocciatura dei sindacati dell’accordo siglato oggi sull’ex Ilva. «Nei fatti il pre-accordo prevede una fase di stallo da qui alla fine del 2020 per quanto riguarda le prospettive e l’esecuzione del piano industriale», scrivono i segretari generali di Cgil e Fiom, Cisl e Fim, Uil e Uilm. «Tutto questo – sottolineano – arriva dopo due anni di ulteriore incertezza, particolarmente rischiosa per una realtà industriale che necessita invece di una gestione attenta e determinata». L’accordo firmato sull’ex Ilva «nello specifico ci sembra di totale indeterminazione: il periodo di tempo senza una governance chiara, il ruolo delle banche e dell’investitore pubblico, il mix produttivo tra ciclo integrale e forni elettrici, il ruolo conseguente delle due società, la possibilità con questo piano di occupare i 10.700 lavoratori più i 1.800 in amministrazione straordinaria e i lavoratori delle aziende di appalto, che l’accordo del 6 settembre 2018 assicurava». Sostengono Cgil, Cisl, Uil, Fiom, Fim e Uilm.

«Il pre-accordo» sull’ex Ilva «prevede un aumento dei lavoratori in Cassa Integrazione e il vincolo dell’accordo sindacale entro il 30 maggio senza una nostra preventiva condivisione del piano e degli strumenti adottati». Lo sottolinea i sindacati con la presa di posizione unitaria firmata dai leader della Cgil Maurizio Landini, della Fiom Francesca Re David, Della Cisl Annamaria Furlan, della Fim Marco Bentivogli, della Uil Carmelo Barbagallo, della Uilm Rocco Palombella.

L’UGL, per bocca del suo segretario tarantino ALessandro Calabrese, aveva definito in mattinata il metodo negoziale Governo-Mittal «Un metodo che ricordiamo essere stato criticato al precedente Ministro Calenda, che oggi stranamente viene riproposto nella stessa forma, anzi peggiorativa». Critiche venivano espresse anche nel merito del piano: «Il nuovo piano viene definito “Green”, con la costruzione di un forno elettrico per iniziare una fantomatica decarbonizzazione di cui non si conoscono i contenuti tecnici, contestualmente però i livelli di produzione dovranno aumentare a 8 milioni di tonnellate annue, in realtà non fattibile, nonostante sia previsto il rifacimento totale tra il 2020 ed il 2025 dell’altoforno 5, slittando ulteriormente la realizzazione dello stesso prevista nell’accordo del 6 settembre 2018. Lo Stato ed AMI si divideranno pertanto le spese per l’attuazione delle prescrizioni AIA compreso anche l’adeguamento degli altiforni per come già previsto dalla Procura per l’altoforno 2».

Commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *