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La pandemia ancora in corso ci impone di prestare ascolto prima di tutto a ciò che ci dicono gli scienziati. Risultano decisamente interessanti, perciò, le parole del prof. Pier Luigi Lopalco, responsabile del coordinamento emergenze epidemiologiche della Regione Puglia, ad un incontro con le parti sociali trasmesso in diretta sulla pagina Facebook del Comitato Piazza Grande Futura di Taranto. Il professore spiega la strategia seguita sinora per l’individuazione e il contenimento dei focolai, e spiega come ci si dovrà comportare da qui in avanti per evitare di ripiombare nella fase 1. Quelli che riportiamo di seguito sono solo alcuni dei molti temi affrontati, per cui rimandiamo al video integrale dell’incontro, in fondo all’articolo.

I tamponi, la Puglia come il Veneto

Prima di qualsiasi ragionamento sulla fase 2, il professore ci tiene a fare una serie di precisazioni su quanto accaduto finora.

Tamponi e test, la diagnostica non è tutto

Fatte queste doverose precisazioni sulla strategia seguita sinora, il prof. Lopalco espone alcune criticità del sistema diagnostico (tutte già note a chi ha seguito giornalmente le conferenze stampa della Protezione Civile, ma repetita iuvant, visto che siamo duri di comprendonio):

Come fare, allora? Lopalco lo spiega con chiarezza: «Se uno ha un dolore al petto e un dolore al braccio io lo tengo a casa finché non ho l’elettrocardiogramma o lo mando in ospedale perché potrebbe essere un infarto? Lo stesso si deve fare per i sintomi da Covid». Per cui, isolamento e tamponi anche per febbri lievi (e per questo si sta valutando di rendere il tampone prescrivibile dai medici di base) e qualsiasi polmonite interstiziale dovrà essere considerata come Covid a prescindere dal tampone.

E gli asintomatici?

La quota di asintomatici puri che causano problemi, spiega il professore, è bassissima (5% delle origini dei contagi). Gli asintomatici che danno problemi sono quelli in incubazione, che diventeranno sintomatici e, perciò, verranno tracciati.

Le mascherine ci sono

Altro elemento di polemica sono state frequentemente le mascherine, e su questo Lopalco è categorico: nella fase iniziale dell’emergenza non ce n’erano per tutti, ma ora le mascherine ci sono e sono di buona qualità. E a Mino Bellanova (CGIL) che gli fa notare che al SS.ma Annunziata questa abbondanza di DPI non si percepisce, tanto che i reparti si prestano guanti e mascherine, Lopalco indica chiaramente che queste situazioni vanno immediatamente denunciate perché vuol dire che ci sono problemi di logistica. Le mascherine, ripete, ci sono.

Mantenere bassi i contagi, o si torna alla fase 1

L’evoluzione dell’epidemia nella fase 2 sarà monitorata sulla base di 21 indicatori stabiliti dal Ministero della Salute (ne avevamo parlato qui). Fra questi, rassicura Lopalco, ce n’è uno che valuta la discrasia fra il numero di ricoveri e il numero di positivi rilevati, perciò nessuna artificiosa riduzione dei numeri potrà essere portata avanti. Se, però, qualche parametro dovesse sfuggire, allora sarà di nuovo lockdown, di nuovo fase 1, di nuovo zona rossa. Capito perché dobbiamo essere responsabili?

 

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