Oramai mancano soltanto 24 ore alla scadenza temporale, dopo di che la notizia da diversi mesi ufficiosa diventerà ufficiale. Domani, 21 agosto, scadranno i 45 giorni di regime in prorogatio del mandato del Commissario Straordinario per gli interventi urgenti di bonifica, ambientalizzazione e riqualificazione di Taranto, Vera Corbelli. Che al momento, mentre scriviamo, è quasi certa di non veder più rinnovato il proprio mandato ottenuto nel 2014.
Da Roma infatti, tutto tace. Nessuna notizia, nessuna telefonata. Un silenzio che sa chiaramente di separazione. Certamente una gestione a dir poco imbarazzante, visto che a 24 ore dalla scadenza non vi è alcuna comunicazione in un senso o nell’altro.
Come il lettore attento ricorderà, sia lo scorso 10 luglio che l’11 agosto abbiamo lanciato l’allarme su quel che stava per accadere. Ma come sempre siamo rimasti inascoltati.
Una scelta tutta politica: da Roma a Bari sino ad arrivare a Taranto
Del resto, è da diversi mesi che scriviamo come il disegno politico fosse questo. Non solo e soltanto perché la scelta e la nomina del commissario spetta alla politica. Che non a caso sull’argomento tace. Ma le responsabilità di una tale decisione sono soltanto politiche.
Tace il premier Giuseppe Conte (la nomina del commissario difatti avviene tramite la presidenza del Consiglio dei Ministri), che dopo esser venuto a Taranto per ben due volte tra novembre e dicembre, ha ben presto capito che la questione Ilva era troppo delicata e compromettente per il proprio esecutivo: così ha pensato bene di mandare in soffitta ‘la causa del secolo‘ con ArcelorMittal, promettendo per la città un futuro migliore di cui ancora oggi non abbiamo il piacere di conoscerne i dettagli. 
Tace, incredibilmente, il ministro dell’Ambiente Sergio Costa (e con esso tutta la struttura del ministero). Che in questi due anni di Taranto non ha quasi mai parlato e che da queste parti non si è praticamente mai visto. Eppure tanto sarebbe servita la sua figura in questi anni. Tra l’altro, come abbiamo già avuto modo di riportare in precedenti articoli, la lettera di rinnovo firmata in calce dal ministro Costa pare sia pronta da tempo. E che in queste settimane vi sia stato un rimpallo tra la presidenza del Consiglio e la struttura del ministero dell’Ambiente su chi avrebbe dovuto apporre la firma finale. Pare inoltre vi sia stato anche un tentativo, sempre da parte del ministro Costa, di lasciare alla Corbelli soltanto il ruolo di commissario per la gestione dell’ex Cemerad: tentativo ovviamente rispedito al mittente.
Né la presidenza del Consiglio dei Ministri, né la struttura del ministero dell’Ambiente hanno mai risposto ai solleciti che la struttura commissariale ha inviato dal 7 luglio scorso (data della scadenza del mandato), nei quali venivano chieste informazioni sul da farsi. Un taglio netto dunque nei rapporti istituzonali che di fatto era un messaggio sin troppo chiaro su quale fosse la decisione politica in merito al futuro del commmissario.
(leggi tutti gli articoli sulla Corbelli https://www.corriereditaranto.it/?s=corbelli&submit=Go)
Tace anche il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, il senatore tarantino Mario Turco, che da quando ha acquisito lo scorso marzo la delega per la gestione del CIS Taranto, nel cui contenitore sono confluite le bonifiche stabilite con l’accordo del luglio 2012, non ha mancato di criticare a più riprese la ‘lentezza‘ dell’operatività del commissario Corbelli. Anche se sembrava che negli ultimi tempi il rapporto tra il sottosegretario Turco e il commissario Corbelli avesse subito un lento miglioramento.
Il ruolo del sottosegretario Turco è centrale. Se da un lato ha impresso ai lavori del CIS una velocità importante, con continue riunioni ed incontri, per rimettere in marcia una megamacchina burocratica e ultra milionaria, che dalla primavera del 2018 era rimasta pressoché ferma (sotto la gestione dell’ex ministro Di Maio, è sempre bene ricordarlo), dall’altro nella legge annunciata dallo stesso Turco lo scorso dicembre e poi di fatto rimasta nel cassetto, il ‘Cantiere Taranto’, era stato introdotto un cambio al ruolo del commissario straordinario. Al capo III (Misure urgenti per la tutela della salute e dell’ambiente), l’articolo 10 (Introduzione del SIN di Taranto e Statte) prevedeva che entro 30 giorni dall’entrate in vigore della legge, su proposta del ministro dell’Ambiente, sarebbe stato nominato un Commissario per la bonifica che sarebbe rimasto in carica per ben 4 anni, a differenza dell’incarico annuale istituito dal decreto legge del 7 agosto 2012.
Dunque un cambio delle cose era già previsto da tempo.
Silenzio anche da Bari, dove forse ci sono i due più acerrimi nemici principali del commissario Corbelli: il governatore uscente Michele Emiliano e il suo braccio destro Barbara Valenzano, l’ingegnere che dal 2012 è custode giudiziario degli impianti dell’area a caldo dell’ex Ilva e che dal 2016 il governatore nominò alla guida del Dipartimento Mobilita’, qualita’ urbana, opere pubbliche, ecologia e paesaggio della Regione Puglia.
Del resto la Regione Puglia ha storto il naso sin dall’arrivo della Corbelli nel 2014 (nell’ultimo anno del secondo mandato dell’ex governatore Nichi Vendola) quando dopo appena un anno sostituì il commissario Alfio Pini e l’allora Cabina di Regia, dove partecipavano tutti gli attori istuzionali politici e non, venne di fatto mandata in soffitta, e con essa la possibilità di controllare e gestire centinaia di milioni di euro (con annessi studi, bandi di gara, appalti e quant’altro).
(leggi tutti gli articoli sulle bonifiche https://www.corriereditaranto.it/?s=bonifiche&submit=Go)
Contrasti che si sono acuiti sotto la gestione Emiliano, che insieme alla dirigente Barbara Valenzano ha più volte criticato la gestione Corbelli, accusandola in particolar modo di spendere poco e con grande lentezza le risorse messe a disposizione dalla Regione per lo svoglimento del suo incarico nel campo delle bonifiche del SIN di Taranto e Statte. Oltre ad averla più volte pubblicamente ‘rimproverata‘ di non mettere costantemente al corrente l’ente regionale delle sue iniziative. Proprio in quanto gestore di decine di milioni di euro di provenienza regionale. 
In realtà il commissario Corbelli, come ha sempre avuto modo di documentare, ha sempre interloquito con tutte le istituzioni (dal ministero dell’Ambiente alla Regione Puglia sino ad arrivare al Comune di Taranto che in alcune occasioni ha seguito, ingenuamente, la Regione nelle sue critiche) attraverso documenti e comunicazioni ufficiali, come il suo ruolo prevede.
Il silenzio ha pervaso anche le stanze di Palazzo di Città: il sindaco Melucci, il neo assessore all’ambiente Adamo e l’assessore Viggiano, che di ambiente, riconversione economica e salute parlano un giorno sì e l’altro pure, sull’intera vicenda che tocca da molto vicino la città non hanno proferito parola. Così come non una parola è arrivata in questi mesi dalla Provincia. Le istituzioni locali sembrano di fatto completamente bypassate. ‘
Strano‘ che non protestino con la stessa veemenza con cui protestano in merito alla vicenda Ilva quando lamentano di essere escluse dai tavoli decisionali romani.
Per non parlare del silenzio assordante dell’associazionismo ambientalista e della società civile. E’ veramente paradossale che una città che invoca da anni le bonifiche, non presti la minima attenzione (se non per rarissime eccezioni) al grande lavoro (sommerso e silenzioso) della struttura commissariale dal 2014 ad oggi, ma soprattutto si disinteressi totalmente del suo presente e del suo futuro. Paradossi che solo Taranto sa ‘regalare‘.
(leggi tutti gli articoli sul CIS Taranto https://www.corriereditaranto.it/?s=cis+taranto&submit=Go)
I perché di una decisione che peserà anche sulle casse pubbliche
Come abbiamo più volte riportato in questi mesi, da tempo ci sarebbe l’intenzione di ridurre drasticamente le attuali 15 stazioni appaltanti del CIS Taranto, per snellire le procedure burocratiche, riducendole a due: da una parte resterebbero gli interventi finanziati dallo Stato sotto la gesitone di Invitalia, mentre tutti gli interventi da realizzare con fondi regionali ed europei, potrebbero finire in capo ad ASSET, l’Agenzia regionale Strategica per lo Sviluppo Ecosostenibile del Territorio che dal gennaio 2018 sostituisce l’Arem (Agenzia Regionale per la Mobilità della Regione Puglia).
Il tutto sotto la regia del Cis di Taranto.
Un’idea di per sè condivisibile. Ma non si comprende il perché ciò dovrebbe portare alla rimozione del commissario Corbelli, che in questi sei anni ha dimostrato di saper gestire con grande serietà e competenza un incarico complesso e farraginoso, che comporta grandissime responsabilità per il presente e il futuro del territorio ionico. Come dimostrano le tante attestazioni di stima ricevuti nel corso degli anni dal mondo scientifico, accademico ed istituzionale. E i tanti protocolli d’intesa sottoscritti negli ultimi anni.
Negli anni il lavoro della Corbelli si è tramutato nel così ‘modello Taranto‘ che è finito per diventare anche un punto di riferimento per la città di Bagnoli: il che è tutto dire e dovrebbe far rfilettere i più.
(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2020/03/29/il-mondo-scientifico-difende-la-corbelli-dalla-politica2/) 
Certamente il lavoro del commissario, dal 2014 in poi, si è ulteriormente allungato e complicato, anche a causa di situazioni difficili e incancrenite nei decenni passati, oltre ai soliti ricorsi al Tar dopo ogni gara bandita per appaltare determinati lavori. E la speranza di tutti è che il tutto si possa velocizzare sempre più. Ma se in questo Paese ci vogliono in media più di due anni per concludere un normale procedimento amministrativo, ciò non può essere addebitato alle responsabilità della Corbelli.
Tra l’altro, fattore assolutamente non di poco conto, l’addio della Corbelli provocherebbe anche l’azzeramento di tutta la struttura commissariale, visto che quest’ultima usufruisce della grande esperienza e competenza dell’Autorità di Bacino Distrettuale dell’Appennino Meridionale, il cui segretario generale è proprio la Corbelli. Nonché di tutto lo staff della comunicazione e dei rapporti con le istituzioni che in questi anni ha svolto un lavoro egregio. Di fatto, per Roma, in questi sei anni la struttura commissariale non è costata un euro per il lavoro svolto su Taranto. Adesso invece la nuova struttura commissariale peserà non poco sulle casse statali.
Per non parlare di quel che accadrà a tutti i progetti ancora in ballo: dalla bonifica dell’area PIP di Statte (di cui a breve scriveremo e sveleremo i retroscena) all’ultimazione della rimozione dei fusti dell’ex Cemerad, passando per la complessa bonifica del Mar Piccolo arrivata ad un punto cruciale, finendo con la gestione dei lavori già effettuati al rione Tamburi e il progetto ‘Verde Amico‘.
Al posto della Corbelli arriverà un ex Prefetto?
La fonte è molto attendibile. Il Commissario Vera Corbelli, qualora non venisse riconfermata, sarà sostituita da un ex Prefetto. Il nome è già stato scelto: si tratta di Paola Basilone, prefetto dal 2006 (dopo aver svolto diversi incarichi di commissario e subcommissario per la Corte di Conti), ha diretto l’Ufficio Centrale Interforze per la sicurezza personale e di Direttore dell’Ufficio per il Coordinamento e la Pianificazione delle Forze di polizia, è stata Capo delegazione per l’Italia all’interno del Comitato permanente per la Sicurezza Interna (COSI) presso il Consiglio dell’Unione Europea, nel novembre
2012 è stata nominata Commissario Straordinario del Governo per la gestione del fenomeno delle persone scomparse, mentre dal settembre 2013 ha svolto le funzioni di Prefetto di Torino e, dal 23 maggio 2016 al 20 luglio 2020, è stata Prefetto di Roma. Con decreto del Presidente della Repubblica del 2 giugno 2017 le è stata conferita l’onorificenza di Cavaliere di Gran Croce Ordine al Merito della Repubblica Italiana.
Un curriculum di tutto rispetto dunque. Ma cosa c’entra un ex prefetto con il ruolo di commissario per l’ambiente, le bonifiche e quant’altro? Perché sostituire la dott.ssa Corbelli che in questo campo non è seconda a nessuno con un ex prefetto?
Le nostre conclusioni
Sia chiaro, come ribadiamo da almeno 15 anni, qui nessuno regala niente a nessuno. E la nostra indipendenza di giudizio e di analisi è fuori discussione.
Ma ciò non toglie che appare francamente paradossale privare un territorio come questo, che a parole tutti vogliono migliorare, cambiare, riconvertire, di un tecnico esperto come la Corbelli, che nel corso degli anni si è fatta apprezzare a tutte le latitudini e da tutti gli attori presenti sul nostro territorio.
E che ad oggi, a meno di future smentite dovute al corso di eventi al momento non immaginabili o ipotizzabili, non risulta inserita o coinvolta in nessun conflitto di interessi o giochi di potere e di palazzo.
Con il concreto rischio però di esserne, fin troppo consapevolmente, vittima. A che pro? E per gli interessi di chi? Forse non lo sapremo mai. Abbiamo sperato in questi mesi che tutto si risolvesse per il meglio. Per il bene di Taranto e del suo futuro. E perché la competenza e la professionalità qui servono, oggi più che mai, come il pane.
Ma ancora una volta rischiamo di restare con il cerino in mano. Ancora una volta rischiamo di buttare a mare un’altra occasione, con conseguenze ad oggi inimmaginabili. Per l’ambiente e la salute di cui tutti si riempiono da anni la bocca, ma che poi nei fatti pochissimi hanno davvero a cuore.
Forse però, ed è questa la nostra più amara constatazione, questa città è questo ciò che vuole e ciò che storicamente è spesso e volentieri il ruolo che ha recitato: non prendersi mai le proprie responsabilità, sacrificarsi il meno possibile ed avere qualcuno che decida per lei, sempre e comunque. Qualcuno che cali le decisioni dall’alto. Magari anche senza nessun criterio, senza nessun costrutto. Per poi lamentarsi di tutto e tutti in un mare di parole vuote e fine a se stesse. Con il tempo che passa inesorabile. Ed una storia sempre uguale a se stessa. Auguri.
(leggi tutti gli articoli sul Mar Piccolo https://www.corriereditaranto.it/?s=mar+piccolo+&submit=Go)