“Non possiamo stare fermi di fronte a questa situazione, diecimila operai diretti e tutto l’indotto, una città intera. La siderurgia italiana chiede che si facciano atti concreti. Il Governo deve assolutamente sbrogliare questa matassa, convocare le parti e fare chiarezza sul futuro industriale”. E’ quanto ha dichiarato questa mattina, in una intervista al Gr Rai, Roberto Benaglia, segretario generale della Fim Cisl, che ha commentato quanto sta accadendo in merito alla vertenza ex Ilva.
Lunedì prossimo partirà una nuova tranche di 9 settimane di cassa integrazione Covid chiesta dall’azienda per un numero massimo, riferito al solo sito di Taranto, di 8.147 dipendenti di cui circa 5mila sono operai. Secondo fonti sindacali, l’azienda aumenterà anche la forza lavoro collocata in cassa. Nelle scorse settimane sono stati circa 4mila dipendenti, su un organico a Taranto di 8.200 diretti.
“Adesso – ha precisa Benaglia – si aggiungerebbe un altro migliaio di lavoratori anche se ArcelorMittal non ha ancora comunicato nulla al riguardo. L’aumento del personale in cig rientra nella procedura che l’azienda ha già aperto e ha in corso anche se non ha raggiunto sul punto alcun accordo col sindacato”. Alcune fonti della Fim Cisl di fabbrica hanno annunciato che ieri sera, dopo le 21, ArcelorMittal ha caricato sulla piattaforma aziendale – quella dove i dipendenti, accedendo, vedono tutte le comunicazioni della società, cedolino paga compreso – le lettere individuali di collocazione in cassa integrazione da lunedì prossimo.
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