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Dall’arcivescovo, l’invito alla speranza e alla solidarietà in questa pandemia

Caratterizzata dalle toccanti testimonianze di chi sta vivendo il tempo di pandemia nei propri ambiti di servizio (sanità, scuola e famiglia, catechesi e giovani), giovedì pomeriggio si è tenuta nel cappellone della basilica cattedrale la veglia di preghiera per l’assemblea diocesana presieduta dall’arcivescovo. L’argomento è stato un versetto della parabola del Buon Samaritano, “Vide e ne ebbe compassione”, in cui è stata ribadita la necessità per ogni cristiano, e ovviamente per ogni componente della comunità civile, di non chiudersi nel guscio del privato davanti alle sofferenze di questa pandemia. Mons. Santoro ha quindi snocciolato le cifre che di questa tragedia: “Aumentano i contagi e i nuovi infetti sono oltre 51.000 in Puglia, dove si registrano 578 morti solo nel mese di novembre .E nel frattempo decresce l’economia: il Pil al Sud è di -10,8%… In questo periodo c’è tanta violenza domestica e si registrano fatti gravissimi. Abbiamo anche celebrato la giornata contro la violenza sulle donne. Durante il lockdown ne è stata uccisa una ogni tre giorni. È una media orribile, segno di inciviltà. Allo stesso tempo manca il lavoro e crescono le difficoltà delle famiglie soprattutto delle più bisognose”.

Davanti a tutto ciò, ha ribadito l’arcivescovo, non possiamo rimanere indifferenti o girare il capo in quanto siamo coinvolti perché la morte e la malattia entrano nelle nostre case. Egli ha perciò ricordato il recente messaggio dei vescovi, attraverso il consiglio permanente della Cei, in cui, in questo tempo di prova, «la parola di Dio ci chiama a reagire rimanendo saldi nella fede e fissando lo sguardo su Cristo (Eb 12,2) per non lasciarsi deprimere dagli eventi». Si invita fermamente a evitare la mentalità del «si salvi chi può» che diventa facilmente un «tutti contro tutti», continuando invece a testimoniare la resurrezione e additando la prospettiva di un tempo di possibile rinascita sociale, confidando nella solidarietà già vissuta nella prima fase della pandemia.

Rifacendosi alle parole di papa Francesco, «Non ci salverà il moralismo, ma la carità», l’arcivescovo ha spiegato che il cristianesimo dona il meglio di sé alla civilizzazione quando si radica nel Vangelo.”Naturalmente ha osservato – ciò vale storicamente anche al negativo; lo abbiamo visto tante volte, purtroppo: il cristianesimo perde il meglio di sé quando finisce per corrompersi e identificarsi con logiche e strutture mondane”. Mons. Filippo Santoro ha perciò ricordato che il cristianesimo non ha trasformato il mondo antico con tattiche mondane o volontarismi etici, ma unicamente con la potenza dello Spirito di Gesù risorto. “Tutto il fiume di opere di carità piccole o grandi, una corrente di solidarietà che da duemila anni attraversa la storia – ha detto – , ha questa unica sorgente. La carità nasce da una commozione, da uno stupore, da una Grazia. È uno sguardo nuovo quello che nasce dall’esperienza fatta in prima persona della gratuità dell’amore di Dio”. Viceversa , egli ha additato il pelagianesimo quale uno degli errori più antichi e sempre ricorrenti nella storia della Chiesa: “In definitiva un cristianesimo senza Grazia, la fede ridotta a un moralismo, a un titanico e fallimentare sforzo di volontà”.

Angelo Diofano

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