La Corte d’appello di Milano ha confermato l’assoluzione per Fabio Riva, figlio di Emilio Riva ed uno dei componenti della famiglia ex proprietaria del gruppo Ilva, dalle accuse di bancarotta per il crac della holding di famiglia, la Riva FIRE, che controllava il gruppo siderurgico compreso il siderurgico tarantino. La stessa Procura generale, nonostante il ricorso in appello della Procura che in primo grado chiese una condanna a più di 5 anni, aveva chiesto la conferma dell’assoluzione di primo grado “perché il fatto non sussiste” per Fabio Riva, difeso dai legali Salvatore Scuto e Gian Paolo Del Sasso. Il verdetto di oggi è stato emesso dai giudici Piffer, Gamacchio, Rinaldi.
Nella gestione dell’Ilva di Taranto da parte della famiglia Riva, tra il ’95 e il 2012, aveva scritto il gup Lidia Castellucci nelle motivazioni dell’assoluzione in primo grado nel luglio 2019, “la società ha investito in materia di ambiente per oltre un miliardo di euro e oltre tre miliardi di euro per l’ammodernamento e la costruzione di nuovi impianti e non c’è stato il contestato depauperamento generale della struttura”.
Di diverso avviso la Procura di Milano, che nel ricorso in Appello ha sostenuto che “se i soldi trovati nei trusts della famiglia Riva, alimentati con le risorse sottratte al gruppo, fossero stati investiti quantomeno in parte nell’adeguamento degli impianti alle crescenti esigenze di tutela ambientale, anziché andare ad impinguare le tasche dei Riva in modo occulto, la società non sarebbe incorsa nelle note vicissitudini amministrative e giudiziarie comunque connesse alla crisi del gruppo”. Il ricorso, però, non è stato coltivato in aula dal sostituto pg Celestina Gravina.
Nell’ottobre 2017 Fabio Riva e il fratello Nicola Riva si erano visti respingere dall’allora gup Chiara Valori la richiesta di patteggiamento (rispettivamente a 5 e a 2 anni), concordata con la Procura, nell’ambito dell’inchiesta sulla bancarotta, perché la pena era stata ritenuta ‘incongrua‘. Nel febbraio 2018, poi, Nicola Riva aveva patteggiato 3 anni, mentre Fabio Riva ha scelto l’abbreviato e oggi per lui si è chiuso il secondo grado. Nel maggio 2017 aveva patteggiato 2 anni e mezzo Adriano Riva, fratello di Emilio, l’ex patron del colosso siderurgico scomparso nel 2014, firmando anche la transazione di rinuncia a quegli 1,1 miliardi sequestrati dai pm nell’inchiesta sul crac della holding. Somma che, con l’aggiunta di altri 230 milioni versati dalla famiglia, è stata destinata in gran parte per la bonifica ambientale dell’area su cui sorge lo stabilimento tarantino.
(leggi gli articoli sul processo per bancarotta https://www.corriereditaranto.it/?s=fabio+riva+bancarotta&submit=Go)