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Giosa: “la mia seconda vita a Grottaglie”

Tolto Gigi Mastrangelo, che è nato a Mottola, Alessandro Giosa (classe 1977) rappresenta il massimo che la città di Taranto abbia potuto esprimere nella pallavolo. Oltre 430 presenze in A/2 e più di un centinaio in A/1 per un amante di questo sport che non vuole ancora saperne di abbandonare scarpe e ginocchiere ed ha accettato una nuova scommessa nelle vesti di allenatore giocatore a Grottaglie, in serie C: “Ci provo a fare anche questa cosa. Se non va bene, fa nulla, posso dire di averci tentato” – spiega il centrale cresciuto nella borgata di Talsano – “ Sicuramente non è facile stare in campo e avere la visione completa della squadra come quando si è in panchina ma ci sono anche dei vantaggi, ossia quello di capire subito le situazioni di gioco ed eventualmente apportare delle correzioni senza attendere il time-out. E poi ho un assistente molto bravo, Pasquale Azzaro, con il quale mi confronto continuamente e che, da fuori campo, mi fornisce tutte le informazioni da che io non riesco ad avere stando al centro del gioco.

E poi avrai al tuo fianco un certo Cernic che ha accettato anche lui la scommessa Grottaglie…..

Avere un campione del genere in squadra è soltanto un piacere ed un vantaggio. E’ un grandissimo professionista, mentalità top, un esempio per tutti soprattutto per i giovani. Per quanto mi riguarda mi da una grande mano dal punto di vista tecnico, ci conosciamo bene e poi ha sposato la causa di una società che ha voglia di emergere e che non ci fa mancare nulla. Per essere in serie C, disponiamo di uno staff di livello, grazie alla presenza di un osteopata e di un preparatore atletico che sono dei professionisti validi.

Obiettivi per la stagione che sta, finalmente, per cominciare?

Sarà una stagione particolare, basti pensare che abbiamo avuto soltanto circa un mese per prepararci sia atleticamente che tecnicamente dopo gli stop agli allenamenti, a causa delle restrizioni dovute alla pandemia, ad ottobre e novembre. Il 13 febbraio esordiamo in trasferta contro la Frascolla Taranto. Puntiamo ai play-off, ho un buon mix di giocatori esperti e giovani emergenti. Voglio fare un plauso alla mia società per come ha gestito tutti questi mesi di incertezze. Ci è sempre stata vicina ed avere presidenti come il nostro Giuseppe Quaranta o come Antonio Bongiovanni alla Prisma Taranto in A/2 è una fortuna. Bisogna essere fieri di questa gente che nonostante il momento davvero tremendo che stiamo vivendo, con passione hanno continuato a credere in un progetto sportivo. Io gli definirei degli eroi. A loro va fatto sicuramente un plauso.

Hai citato la Prisma Taranto, stai seguendo qualcosa del campionato di A/2?

Si certo, seguo le partite e poi nella Prisma Volley ci sono tante persone alle quali sono legato dal presidente Bongiovanni, al segretario De Luca sino a coach Vincenzo Di Pinto. E’ un campionato molto competitivo e Bergamo e Taranto hanno organici molto forti. Però non c’è da sottovalutare alcun avversario, ogni partita, ho notato, che devi giocarla al massimo per avere la meglio anche sulle squadre che magari sono sul fondo della classifica.

Quanto è stato importante per la tua crescita di giocatore coach Di Pinto?

C’è un rapporto di grande stima tra noi. Mi ha anche cercato per far parte del progetto Taranto ma ho preferito scegliere di avviare un altro percorso della mia vita sportiva. A Di Pinto devo la mia carriera. Gli sono grato dal punto di vista tecnico e umano. Lui mi ha cresciuto si da quando a 16 anni facevo parte delle giovanili del Gioia del Colle. Dal punto di vista tecnico è uno dei più preparati della pallavolo italiana. E’ una fortuna per un giovane essere allenati da lui perché veramente incide nella tua crescita pallavolistica. Ora che ho intrapreso questo doppio ruolo di allenatore-giocatore, mi tornano i mente tanti allenamenti svolti con lui e cerco di prendere il meglio di quello che lui ci insegnava quando ci allenava.

Quali sono stati i giocatori più forti con i quali hai avuto a che fare?

Se devo citarne uno nel mio ruolo, che ho avuto come compagno di squadra a Latina in A/1, sicuramente il centrale brasiliano Gustavo Endres (Oro ad Atene 2004, Argento a Pechino 2008, Oro ai Mondiali dle 2002 e del 2006, ndc). Allenarmi con lui è stato il top. Un esempio da seguire. Un onore essergli stato accanto.  Poi ci metterei un’intera squadra. La Sisley Treviso che nella stagione 2000-01, la prima di Taranto, in A/1, venne a vincere 3-0 in appena un’ora di gioco al Palafiom ed aveva un organico stellare: Vullo, Fomin, Van de Goor, Bernardi, Papi, nomi che forse per i ventenni di oggi non significano nulla ma che hanno fatto la storia di questo sport.  Infine cito un giovane Zaytsev che già all’epoca faceva intendere che sarebbe diventare un top player.

Infine, hai qualche rimpianto riguardo la tua carriera?

No sono soddisfatto di quello che sono riuscito a realizzare. Ho vinto una Coppa italia di A/2 (Castellana Grotte nel 2012), quattro campionati di A/2 ( due a Taranto, uno a Castellana Grotte e uno a  Molfetta), ho vissuto tanti momenti belli e quelli speciali sono legati alla mia città ,Taranto. Entrare da giocatore in palazzetti stracolmi di gente è stata una delle cose più emozionanti che mi sono capitate. Mi vengono ancora adesso i brividi a pensare a due partite in particolare: Taranto-Gioia del Colle (3-0) al Palafiom stagione 1999-2000 in A/2 e Taranto-Sisley Treviso (3-2) davanti a circa quattromila spettatori in A/1, stagione 2004-05.

Anche gli ultimi anni della mia carriera in A/2 li ricordo con piacere. Le stagioni trascorse a Lagonegro. Sono stato protagonista a oltre quaranta anni di due salvezze e restano tra i ricordi più belli. In particolare mi viene in mente uno spareggio salvezza dove nel tie-break decisivo feci ben sei muri consecutivi. Sono stato fortunato. Va bene così.

 

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