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Covid-19, Puglia presto in zona ‘gialla’

Puglia a stretto giro in zona ‘gialla’. E’ quanto emerso dal ricalcolo effettuato sulla percentuale di occupazione dei posti in terapia intensiva, scesa al 28% (due punti meno rispetto alla soglia critica). Lo scorso 5 febbraio, come riporta l’ANSA, la percentuale era del 37%.
Il calo è dovuto anche al ricalcolo, chiesto dalla Regione Puglia, dei posti letto effettivamente attivi in questo momento, aggiunge l’agenzia di stampa. E tutto questo perchè si è verificata una sottostima dovuta al mancato conteggio anche dei reparti mobili attivati, ad esempio, nella provincia Barletta-Andria-Trani. Proprio l’elevata occupazione dei posti letto di Intensiva non avrebbe permesso alla Puglia di passare dalla zona ‘arancione’ a quella ‘gialla’.
Nell’area medica (pneumologia, malattie infettive, medicina) il tasso di occupazione è pari al 40%, in calo di un punto, segnala ancora l’ANSA, che aggiunge che entrambi i dati restano, però, oltre la media nazionale: in Italia infatti il tasso di occupazione dei posti letto di Intensiva è del 24%; quello di medicina Covid è del 31%.

ZULLO (FDI): “IL MINISTERO MANDI GLI ISPETTORI”

Sulla vicenda c’è la dichiarazione del capogruppo in Consiglio regionale di Fratelli d’Italia, Ignazio Zullo, che non le manda a dire: “Cos’altro deve accadere perché il Ministero della Salute mandi almeno degli ispettori, se non proprio un commissario ad hoc, per capire quello che sta avvenendo nella gestione Covid in Puglia? La Puglia oggi è in zona ‘arancione’ – con la contentezza di Michele Emiliano – perché uno degli indicatori (quello dei posti letto di terapia intensiva) preso in considerazione dal CTS (Comitato Tecnico Scientifico) indicava un’occupazione superiore al 30%. Dall’Assessorato alla Sanità, forse, (rendendo scontento Emiliano) sarebbe partita una lettera per chiedere il ricalcolo perché avendo attivati posti letto di terapia intensiva nella Bat la percentuale sarebbe scesa al 28 e quindi la Puglia potrebbe essere in zona ‘gialla’. Ma qui stiamo davvero a dare i numeri? Cioè i nostri ristoratori, bar, operatori della ristorazione restano chiusi perché si sbaglia a fare i conti? Qui si gioca sulla pelle di commercianti e artigiani, che sono già allo stremo, e sulle libertà delle persone perché si sbaglia il conteggio dei posti letto di terapia intensiva ed Emiliano si dice ‘contento’? E’ evidente che siamo di fronte all’inadeguatezza più totale di chi sta gestendo un’emergenza come se i colori fossero un gioco per accontentare ora qualcuno poi qualcun altro. E’ vergognoso! Si dimettano e chiedano l’invio di un commissario, non è cosa loro poter gestire questa emergenza!”.

CASA IMPRESA: “INDIVIDUARE LE RESPONSABILITA'”

Molto critica è anche la posizione di Francesca Intermite, presidente di Casa Impresa Taranto, che parte da numeri piuttosto emblematici per esaminare una situazione che si mostra tutt’altro che rassicurante: “Le aziende che operano nel settore della ristorazione in provincia di Taranto, al momento attive, sono 2.845. La media degli occupati in questo ambito – prosegue – su tutto il territorio nazionale, è del 5,9%. Volendo contestualizzare e riportare il discorso su Taranto, il settore assorbe 8.535 unità. Nel 2020 abbiamo registrato l’iscrizione di 80 nuove imprese e la cessazione di 139, con il risultato di 59 realtà in meno rispetto al precedente anno. Parliamo di 177 posti di lavoro persi nel 2020, di cui la quasi totalità (99%) sono donne. Piuttosto eloquente il dato di dicembre che di solito si caratterizza come periodo particolarmente effervescente sotto il profilo lavorativo”.
“Una doverosa premessa, fatta di dati numerici, che ci consente di tratteggiare i contorni di una situazione complicatissima. Questi sono gli effetti della chiusura di bar e ristoranti, decisa per far fronte alla necessità di contenere il diffondersi della pandemia. Ma – sottolinea la Intermite – un conto è dover chiudere per assecondare, con senso di responsabilità, l’esigenza di limitare al massimo le possibilità di contagio e contribuire ad alleggerire la pressione ospedaliera, altra cosa è scoprire che potrebbero esserci stati errori nel conteggio dei posti di Terapia Intensiva di alcuni nosocomi tali da determinare l’ingiusta collocazione della Puglia in zona ‘arancione’, limitando in misura importante le attività dei pubblici esercizi”.
“Una categoria letteralmente in ginocchio, imprenditori in affanno, posti di lavoro persi, famiglie che non sono più in grado di coprire i bisogni essenziali: questo lo scenario. Se dovessimo scoprire che è frutto di valutazioni errate sarebbe paradossale, in un momento in cui al contrario è indispensabile garantire un sostegno a quello che sicuramente è uno dei settori più provati. Altrettanto paradossale è che – conclude Francesca Intermite – non vengano individuate le eventuali responsabilità”.

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