“Evitare lo spegnimento del ciclo integrale a caldo dell’ex ILVA”. E’ l’appello che Confindustria rivolge al Governo e a tutte le Istituzioni coinvolte, a seguito della pronuncia del TAR di Lecce. “In attesa delle decisioni del Consiglio di Stato, vogliamo e dobbiamo sottolineare quattro aspetti essenziali di interesse nazionale. Primo: interrompere la produzione e la fornitura dell’acciaio prodotto a Taranto mette in seria difficoltà le intere le filiere della manifattura italiana che ne hanno necessità. Secondo: si avrebbe un sicuro e rilevante aggravio della bilancia commerciale nazionale, poiché occorrerebbe importare l’acciaio dall’estero in una già difficile congiuntura per la siderurgia a livello mondiale. Terzo: la chiusura nell’immediato vanificherebbe tutti gli sforzi compiuti per limitare il numero di esuberi, mettendo a serio rischio migliaia di lavoratori e famiglie. Quarto: sarebbe vanificato in maniera traumatica e definitiva il processo di investimenti intrapreso per la messa in sicurezza degli impianti e per la sostenibilità ambientale della produzione che, da oltre 8 anni, è al centro degli sforzi pubblici e privati per l’ex Ilva. Confidiamo pertanto in un’azione sinergica di tutte le Istituzioni, affinché ascoltino la voce delle imprese in una materia di tale rilevanza” conclude Confindustria.
(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2021/02/15/ex-ilva-sindacati-al-governo-rischio-bomba-sociale/)
“Siamo fortemente preoccupati per la sentenza del Tar di Lecce che intima la fermata dell’area a caldo dello stabilimento di Taranto – dichiara in una nota stampa il presidente di Federacciai Alessandro Banzato -. Senza entrare nel merito della sentenza, che evidentemente verrà discussa nei successivi gradi di giudizio, il timore è che questo atto possa fermare o comunque rallentare il processo di risanamento e rilancio della fabbrica. Mentre proseguono i lavori per il miglioramento ambientale del sito sono infatti in corso le complesse attività per una ripresa produttiva che è fondamentale non solo per la filiera siderurgica nazionale, ma anche in previsione dell’imminente ingresso di Invitalia nel capitale della Società sulla base di un piano industriale che avvierà un graduale processo di decarbonizzazione dello stabilimento”. “Il nostro auspicio è pertanto quello che venga adottata una sospensiva di questa sentenza e che il Governo appena incaricato si adoperi per evitare lo spegnimento del più grande stabilimento siderurgico italiano” conclude Banzato.
“È il momento di riattivare un confronto serio e costruttivo sul futuro dell’ex Ilva, che tenga conto di tutte le implicazioni occupazionali, ambientali e di competitività per il nostro Paese”. Questo il commento di Stefano Cuzzilla, presidente di Federmanager, a seguito dell’udienza del Tar di Lecce che dispone la chiusura entro 60 giorni dell’area a caldo dello stabilimento di Taranto. La situazione rischia di creare nuova incertezza in una fase in cui, sottolinea Cuzzilla “dopo l’accordo con Invitalia, che segna l’ingresso dello Stato nel capitale della società, occorre garantire la prosecuzione della produzione senza compromettere salute e ambiente”.
“Abbiamo fiducia nella volontà del nuovo Governo di riattivare il tavolo di confronto sul futuro del Gruppo ex Ilva”, prosegue Cuzzilla, avvertendo che “occorre assumere subito le decisioni necessarie a evitare il rischio del blocco degli impianti e salvaguardare il futuro produttivo di un sito siderurgico strategico per la produzione industriale italiana, ora che lo Stato si è impegnato a realizzare quegli investimenti che finora sono mancati per garantire la sicurezza della produzione e il risanamento ambientale”. “Federmanager da questo punto di vista è già scesa in capo da protagonista”, ricorda il presidente, “proponendo la proprie proposte di soluzione tecnica per il rilancio dello stabilimento tarantino in un documento curato da un gruppo di manager di Genova e di Taranto, coerente con un progetto industriale sano e a supporto di un ciclo produttivo più pulito e tecnologicamente innovativo, che abbiamo messo a disposizione delle istituzioni e di tutti gli stakeholder interessati”.
“In rappresentanza del management dell’azienda, abbiamo da tempo denunciato anche i rischi connessi alla mancanza di investimenti in manutenzione e sicurezza da parte di AM Italia, che espongono i nostri colleghi a gravi responsabilità personali”, aggiunge il presidente regionale di Federmanager Puglia, Piero Conversano chiarendo che “ciò si aggiunge alle accuse che stanno sostenendo in questi giorni i pubblici ministeri nel processo “Ambiente Svenduto” relativo alla gestione Riva”. “Ora serve un atto di responsabilità di tutte le parti coinvolte nella vicenda, anche attraverso un apposito accordo di programma, per agevolare la continuità della produzione nello stabilimento di Taranto senza peggiorare ulteriormente le condizioni di sicurezza e compromettere il futuro “verde” dell’ex Ilva, ponendo le basi per un rapporto responsabile tra il polo siderurgico e la città”, aggiunge ancora Michele Conte, presidente di Federmanager Taranto.
(leggi il nostro articolo https://www.corriereditaranto.it/2021/02/13/ordinanza-melucci-tar-rigette-ricorsi-arcelor-ed-ilva3/)