di Giulia Lupoli – Gli episodi di vandalismo registrati negli ultimi giorni dalla cronaca pugliese preoccupano l’Ordine degli Psicologi della regione Puglia. Il presidente, Vincenzo Gesualdo, dichiara: «Non può protrarsi a lungo questo stato di incertezza, i giovani sono incompatibili con la situazione attuale». Se da un lato gli amministratori cittadini ed i politici pongono l’attenzione sulla questione sicurezza, dall’altro gli psicologi sottolineano quanto il disagio psichico e sociale percepito durante la pandemia di Covid-19 sia un problema da non poter derubricare e sottovalutare. 
«L’adolescente fa esperienza dell’incertezza per definizione nel suo percorso evolutivo ma – continua il presidente – questa ad oggi è un’esperienza valida per tutte le persone coinvolte nella pandemia. Il periodo storico in cui viviamo che sensazione ci lascia? Una sensazione di precarietà perché non sappiamo. Tra l’altro la epidemia non nasce oggi ma è più di un anno che ci conviviamo. Inizialmente avevamo pensato di averla sconfitta, eravamo ottimisti a suon di “andrà tutto bene” e infatti nell’estate è andato tutto bene».
Ci eravamo illusi.
«Esatto! Infatti il problema è stato che tra l’autunno e l’inverno c’è stata la ricaduta, percepita un po’ da tutti come una sprangata. Ora, qual è il secondo tema oltre l’instabilità? Il ragazzo adolescente vive questa transizione, non è più un bambino e non è più un adulto, è un po’ come se lui vivesse in questa sorta di limbo ma se nota che le colonne sociali, le agenzie formative sulle quali la sua vita è poggiata, dalla famiglia alla scuola, sono anch’esse permeate dall’incertezza, perde ogni stabilità». Prosegue Gesualdo: «Non possiamo prevedere che cicatrici produrranno le restrizioni e le privazioni nei mesi a seguire ma questo continuo ondeggiare tra amici si-amici no, presenza-distanza sta generando disturbi legati anche al senso di sfiducia generale. Abbiamo capito quanto valore abbiano le agenzie di socializzazione per i ragazzi: famiglia, scuola e specialmente il gruppo dei pari. La relazione con il gruppo serve per riconoscersi, i ragazzi hanno anche bisogno di identificarsi con i coetanei per costruire la propria identità».
Quando le psicologhe e gli psicologi utilizzano l’espressione “La coartazione emotiva rappresenta una costante presenza nei vissuti dei nostri adolescenti” e delle nostre adolescenti, precisamente, a cosa si riferiscono?
«Ci riferiamo alle emozioni bloccate, soffocate. Il ragazzo vive una situazione artificiale causata dal virus che, tra le tante, lo costringe alla convivenza forzata ed esclusiva con la sfera famigliare. La rabbia di tanti è comprensibile, soprattutto degli adolescenti e di tutti quei giovani che stanno vivendo da un anno una seria deprivazione di rapporti, di contatti, un accumulo di emozioni negative», continua Gesualdo. «Bisogna garantire agli adolescenti spazi di ascolto. Abbiamo imparato che la rabbia può essere esternalizzata attraverso atti aggressivi e vandalici oppure tenuta dentro: vediamo i comportamenti autolesionistici ed i suicidi e tentati suicidi».
Le pagine di cronaca degli ultimi giorni documentano episodi di vandalismo che pongono un problema di sicurezza e preoccupano: vetrine dei negozi rotte perché prese a pietrate, parchi pubblici e auto vandalizzati, arredo urbano in fiamme. Sono segnali di un disagio sociale che ha bisogno di un cambio di rotta.
Il presidente dell’Ordine degli Psicologi di Puglia commenta: «L’esperienza attuale ci rende consapevoli della necessità di allargare gli spazi di ascolto ai ragazzi, alle famiglie, alla scuola, alla comunità. Da questo dobbiamo ripartire per costruire le nostre comunità post-Covid».
Potrebbe dirci se avete già concretizzato quest’idea degli spazi in progetti realizzabili?
«Non voglio fare la Cassandra della situazione – figura della mitologia greca che prevedeva terribili sventure – ma parliamo di spazi d’ascolto mentre noi siamo inascoltati. Abbiamo proposto innanzitutto d’implementare l’organico delle ASL con l’inserimento degli psicologi; abbiamo pensato di attivare gli psicologi dei pronto soccorso e di costruire una rete territoriale di questi professionisti sanitari. Anche utilizzando una convenzione che è stata fatta tra l’Anci e il Consiglio Nazionale dell’Ordine che prevede la presenza dello psicologo sul territorio cioè ‘lo psicologo di base’. La cosa più importante però, vista l’esiguità degli psicologi pubblici, è dare la possibilità di aprire un convenzionamento privato anche per gli psicologi, al pari delle professioni mediche specialistiche in genere. Dunque senza oneri per il cittadino che pagherebbe solo il ticket. Si tenga conto che le prestazioni psicoterapeutiche e psicologiche sono dovute dal Servizio sanitario nazionale perché sono inserite nei Livelli essenziali d’assistenza. Gli organi competenti disattendono le nostre idee per cui oggi stiamo assistendo ad un doppio binario: chi può permettersi l’assistenza psicologica la paga e chi non può permettersela, non può beneficiarne».
Le potenzialità messe in campo dallo Stato per la salute mentale sono insufficienti. «Ci vuole una figura presente nel settore civile, non basta lo psicologo non strutturato introdotto, per esempio, nelle scuole – spiega il presidente – ma risorse contingenti. Si opera solo nelle emergenze e, tra l’altro, non in maniera efficiente perché in questi casi, fin ora, abbiamo lavorato solo gratuitamente e non è corretto. Noi siamo professionisti. Questo periodo storico avrà ripercussioni drammatiche sulla psiche, supereremo il coronavirus, il blocco dei licenziamenti cesserà e vedremo situazioni mai viste prima e le istituzioni si troveranno impreparate perché a quel punto le responsabilità non saranno nostre».
