Nulla potrà mai riportare indietro il loro caro, ma hanno almeno ottenuto un po’ di giustizia i familiari di Donato Milano, il quarantenne di Palagiano, rimasto vittima di un tragico incidente stradale il 25 ottobre 2019 nel territorio comunale di Massafra. Nei giorni scorsi, al termine dell’udienza preliminare avanti il Gup del Tribunale di Taranto, dott. Giovanni Caroli, è stato condannato a due anni di reclusione, con sospensione condizionale, per duplice omicidio stradale il giovane automobilista campano che, mancando completamente uno stop in un incrocio tra due Provinciali, ha causato quel terribile schianto costato anche un’altra vita, quella di sua nonna, la settantottenne Marina Cuomo, di Castellammare di Stabia: si tratta di Alfonso D’Amato, oggi 25 anni, pure lui di Castellammare, indagato da subito dal Pubblico Ministero della Procura tarantina titolare del relativo procedimento penale, la dott.ssa Filomena Di Tursi, che alla fine delle indagini preliminari ne ha anche chiesto e ottenuto il rinvio a giudizio. All’imputato, che ha patteggiato la pena, è stata comminata anche la sanzione accessoria della sospensione della patente.
Il dramma si è consumato in pieno giorno, alle 13.45, all’incrocio tra la Sp 39 e la Sp 35, in località Pezzarossa: a quell’ora il traffico era scarso, il tempo sereno, il fondo stradale asciutto, la visibilità buona, le condizioni ideali per guidare, il che rende ancora più difficile da comprendere e accettare la fatale violazione commessa dall’imputato per la moglie, il figlioletto che all’epoca dell’incidente aveva solo 5 anni, la mamma e il fratello di Donato Milano. D’Amato stava procedendo sulla Provinciale 35 in direzione Massafra-Chiantona al volante di una Mazda 323 in cui trasportava altri quattro familiari tra cui Marina Cuomo, la nonna, che avevano appena assistito al suo giuramento nell’Aeronautica in Puglia e stanno rientrando a Castellammare. Giunto all’intersezione con la Provinciale 39, però, il giovane militare, “per negligenza, imprudenza, imperizia e inosservanza delle norme del codice della strada, ha omesso di fermarsi, nonostante la presenza del segnale verticale di “Stop”, e di dare la precedenza a destra” per citare la richiesta di rinvio a giudizio formulata dalla dott.ssa Di Tursi, anche sulla scorta della perizia cinematica affidata all’ing. Maurizio Scudella per ricostruire dinamica, cause e responsabilità del sinistro: alle operazioni peritali hanno partecipato e fornito il suo contributo anche l’ing. Pietro Pallotti, come consulente tecnico di parte messo a disposizione da Studio3A-Valore S.p.A., la società specializzata a livello nazionale nel risarcimento danni e nella tutela dei diritti dei cittadini a cui i congiunti di Milano, tramite il consulente legale Luigi Cisonna, si erano affidati per fare piena luce sui fatti e ottenere giustizia.
“Il conducente della Mazda – scrive l’ing. Scudella nelle sue conclusioni – aveva sulla sua direttrice di marcia il segnale di “Stop” che ha letteralmente saltato. La segnaletica orizzontale era scolorita, ma sulla sua direttrice di marcia vi era la segnaletica verticale che preavvertiva lo Stop. Vista la velocità tenuta (almeno 52 km/h), lo stesso ha praticamente saltato l’intersezione stradale e la relativa segnaletica. E doveva comunque dare la precedenza a destra, visto e considerato che la sua destra era impegnata. Il fatto che tale veicolo sia arrivato all’urto a tale velocità ci porta a considerare la completa disattenzione alla guida del mezzo, considerando anche le condizioni di tempo e di luogo”: disattenzione che non può trovare attenuanti nel fatto che il giovane non conoscesse bene la strada.
Il resto è tristemente noto. Purtroppo, proprio in quel mentre dalla destra della Mazda, sulla Sp39 sopraggiunge, con diritto di precedenza, e con direzione Palagiano-Taranto, la Toyota Yaris condotta dal povero Milano, che nulla potè per evitare il terribile impatto tra le due vetture. Il quarantenne e la passeggera della Mazda morirono praticamente sul colpo a causa dei devastanti politraumi riportati, mentre il conducente e gli altri tre occupanti di quest’ultimo veicolo, pur avendo rimediato, in particolare uno di loro, lesioni gravi tanto restare per giorni in pericolo di vita, alla fine si salvarono.