I tempi della scienza inequivocabilmente lenti e sono soprattutto difficilmente comprensibili e comunicabili per i cittadini. Che spesso invece si attendono risultati nel più breve tempo possibile. Lo studio scientifico e l’attesa civica sono spesso inconciliabili. Ciò è ancora più evidente in quelle realtà come Taranto, dove le criticità ambientali e quelle sanitarie spesso hanno rappresentato ed ancora rappresentano per molti, non sempre a giusta ragione, un’àncora a cui aggrapparsi e un manifesto politico per chiedere un cambio radicale nella gestione delle attività produttive della grande industria presente sul territorio.
Tutto questo spesso genera confusione, corto circuiti, rabbia e rassegnazione. Soprattutto non aiutano le scelte e le decisioni della politica, a tutti i livelli. E durante l’ultima riunione dell’Osservatorio permanente per il monitoraggio dell’attuazione del Piano ambientale Ilva che si è svolta lo scorso 9 marzo, è stato affrontato anche un nodo dirimente, uno dei tanti, della questione ambientale. Come si ricorderà il Ministero dell’Ambiente, con Decreto Direttoriale n. 188 del 27.05.2019, ha disposto il Riesame dell’Autorizzazione Integrata Ambientale di cui al DPCM del 29.09.2017 dello stabilimento siderurgico di interesse strategico nazionale ArcelorMittal Italia S.p.A. di Taranto (ex ILVA S.p.A. in A.S.) che prevede la valutazione del danno sanitario in riferimento a due scenari emissivi: uno corrispondente alla produzione attualmente autorizzata dal DPCM del 29.09.2017, pari a 6 milioni di tonnellate annue di acciaio; il secondo, previsto al completamento degli interventi elencati nel DPCM del 29.09.2017 e associato ad una produzione di 8 milioni di tonnellate annue di acciaio.
L’istanza con la richiesta di Riesame arrivò dal sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci, al fine di introdurre eventuali condizioni aggiuntive motivate da ragioni sanitarie, previo aggiornamento dei precedenti rapporti di valutazione del danno sanitario (VDS) elaborati da ARPA Puglia, ASL TA e AReSS Puglia e facendo riferimento agli attuali scenari emissivi (differenti da quelli già oggetto di valutazione).
(leggi l’articolo sull’aggiornamento dello scorso 1 febbraio della Valutazione del Danno Sanitario https://www.corriereditaranto.it/2021/02/08/valutazione-danno-sanitario-ecco-i-nuovi-dati/)
Durante la riunione, il ministero dell’Ambiente ha fatto notare come “tale procedimento, disposto ai sensi dell’art. 29-quater, comma 7, del D.Lgs. 152/2006, risulta, pertanto, essere un procedimento atipico, in quanto l’approfondimento delle motivazioni sanitarie poste alla base di una richiesta di riesame formulata ai sensi dell’articolo 29- quater, comma 7, del D.Lgs. 152/06, finalizzato a garantire la procedibilità della richiesta, non è una fattispecie di procedimento espressamente prevista dall’art. 29-octies del D. Lgs. 152/2006“. 
Il procedimento prevede infatti le seguenti tre fasi distinte, di cui le prime due “prodromiche” al riesame dell’AIA:
1) una prima fase di definizione del quadro emissivo da porre alla base della procedura di VDS. Per la definizione del quadro emissivo è stato istituito un Gruppo di lavoro che è costituito da ISPRA, ARPA Puglia e Commissione AIA e che prevede anche il contraddittorio con il Gestore;
2) una seconda fase di aggiornamento dei Rapporti di VDS a cura di ARPA Puglia, AReSS Puglia e ASL TA sulla base del quadro emissivo di cui al punto che precede. Il decreto di avvio del riesame prevedeva infatti che ARPA Puglia, ASL di Taranto e AReSS, nei successivi 90 giorni, procederanno ad adeguare le valutazioni del danno sanitario, avendo a riferimento i livelli emissivi di cui al precedente punto, e i dati sanitari aggiornati agli ultimi anni, “segnalando le eventuali criticità e proponendo se del caso la modifica delle condizioni di esercizio attualmente autorizzate per lo stabilimento siderurgico di Taranto, al fine di consentire le ulteriori attività istruttorie in ordine al riesame”;
3) una terza fase, eventuale, di riesame effettivo della AIA. Il decreto n. 188 prevede infatti che, in base alle risultanze della fase 2, ossia nel caso da questa fase emerga la necessità di prescrizioni aggiuntive, si procederà a rivalutare l’autorizzazione integrata ambientale di cui al DPCM del 29 settembre 2017, eventualmente fissando più adeguate condizioni di esercizio, sulla base di specifica istruttoria da parte della Commissione AIA. Questa ulteriore fase, sarà quindi avviata solo se necessario, o meglio solo se dall’aggiornamento della VDS di cui alla fase 2) emerga appunto la necessità di introdurre nell’AIA ulteriori prescrizioni. Tale, solo eventuale, ulteriore fase sarà attuata secondo le modalità e le tempistiche previste dall’art. 29-octies del D.Lgs. 152/2006 per i procedimenti di riesame dell’AIA.
Il Ministero dell’Ambiente, con nota prot. 27936 del 23 ottobre 2019 fece presente proprio al Sindaco di Taranto che “con tutte le cautele del caso, tale scenario (lo scenario emissivo attuale dello Stabilimento pari a 6 milioni di tonnellate di acciaio all’anno) già da ora sembra fornire elementi di rassicurazione in quanto i valori emissivi ivi contenuti appaiono radicalmente inferiori (per taluni inquinanti di un ordine di grandezza) a quelli presi in passato a riferimento dai medesimi Enti per elaborare i rapporti di VDS che hanno suscitato l’allarme del Comune”.
Come già riportato nel verbale della riunione dell’Osservatorio del 24/10/2019, a luglio 2019 il Gruppo di lavoro definì il quadro emissivo “ante-operam”, corrispondente alla produzione attualmente autorizzata dal DPCM 29/09/2017, pari a 6 milioni di tonnellate annue di acciaio, in relazione al “set minimo” di inquinanti inizialmente presi in considerazione dal Gruppo di lavoro, ossia il set di inquinanti dei precedenti rapporti VDS.
Con riferimento a tale quadro emissivo, con nota del 30 dicembre 2019, ARPA Puglia, AReSS Puglia e ASL Taranto presentarono il relativo “Rapporto preliminare di Valutazione del danno Sanitario (VDS)”, non richiedendo ulteriori riduzioni emissive rispetto all’AIA vigente ma ribadendo che il rapporto è da intendersi preliminare, in considerazione dell’assenza dei dati emissivi degli ulteriori inquinanti richiesti dagli Enti medesimi (Hg, Cu, naftalene, PM10 e PM2,5).
Conseguentemente, con una nota del 25/03/2020, il Ministero considerò “conclusa la fase delle valutazioni sanitarie riferite allo scenario emissivo correlato alla produzione di 6 milioni di tonnellate annue di acciaio per gli inquinanti già definiti”, non essendo pervenuta nessuna ulteriore richiesta da parte dagli Enti in merito ad ulteriori riduzioni emissive e anticipando che si intendeva “proseguire i lavori in relazione alle emissioni degli ulteriori inquinanti richiesti dagli Enti partecipanti al tavolo tecnico e per le quali non sono attualmente previste procedure di monitoraggio concordate con gli enti di controllo”.
Successivamente, quindi, tenuto conto degli ulteriori dati emissivi richiesti dagli Enti, sono state poste in essere le attività necessarie affinché ISPRA, ARPA Puglia e Gestore potessero pervenire alla revisione della procedura di stima delle emissioni diffuse, finalizzata alla stima anche degli ulteriori parametri, e alla successiva validazione dei dati, trasmessi dal Gestore, relativi allo scenario emissivo corrispondente ad una produzione pari a 6 mln ton/anno di acciaio, aggiornato con i dati emissivi di Hg, Cu, naftalene, PM10 e PM2,5. Gli esiti di tale ultima fase sono stati trasmessi da ISPRA a gennaio 2021.
Con nota del 15.12.2020, l’azienda ha trasmesso i dati relativi allo scenario emissivo correlato alla produzione di 6 milioni tonnellate/anno di acciaio con l’integrazione delle informazioni di tutti gli inquinanti richiesti dal tavolo inter-istituzionale. Attualmente è conclusa la valutazione di cui all’art.2, comma 2 del D.D. 188/2019, relativa allo scenario emissivo fornito dal Gestore e si è in attesa di una convocazione da parte del Ministero dell’Ambiente per dare avvio a quanto previsto ai sensi del comma 3 art. 2 del D.D. 188/2019.
Il 16 febbraio 2021 si è, quindi, tenuta la riunione del gruppo di lavoro “quadro emissivo”, nell’ambito della quale è stato definito il quadro emissivo “ante-operam” corrispondente alla produzione attualmente autorizzata dal DPCM 29/09/2017 pari a 6 milioni di tonnellate annue di acciaio aggiornato, rispetto al quadro approvato nella riunione del 19/7/2019, con i dati emissivi degli ulteriori inquinanti richiesti dagli Enti. Conseguentemente, si è dato avvio alla successiva fase di valutazione prevista all’art. 2, comma 3, del d. d. n. 188 del 27/5/2019, finalizzata all’aggiornamento da parte di ARPA Puglia, ASL Taranto e AReSS Puglia del rapporto di Valutazione del Danno Sanitario (VDS) con riferimento allo scenario emissivo “ante-operam” definito nella riunione sopra richiamata.
A riguardo, considerata anche l’intervenuta sentenza n. 249/2021 del TAR Lecce, pubblicata in data 13/2/2021, gli enti sopra richiamati sono stati invitati a porre in essere ogni azione ritenuta necessaria al fine di pervenire nel più breve tempo possibile alla conclusione di tale fase di valutazione, segnalando “le eventuali criticità e proponendo se del caso la modifica delle condizioni di esercizio attualmente autorizzate per lo stabilimento siderurgico di Taranto, al fine di consentire le ulteriori attività istruttorie in ordine al riesame”, come previsto dal citato decreto direttoriale.
Lo scorso 24/2/2021 (acquisita al prot. n. MATTM/20399 del 26/2/2021), ARPA Puglia, come assicurato in sede di riunione del gruppo di lavoro, ha trasmesso il cronoprogramma delle attività previste, con ASL TA e AReSS Puglia.
I tempi per la conclusione dei lavori e l’eventuale ok al riesame dell’AIA sono ancora lunghi. Il tutto in attesa di conoscere l’eventuale nuovo Piano Ambientale che sarà redatto a seguito dell’ingresso dello Stato, tramite Invitalia nel capitale sociale di AM InvestCO Italy, con ArcelorMittal ed il relativo piano industriale ad esso collegato.
(leggi l’articolo sul primo ok ai 6 milioni del minAmbiente https://www.corriereditaranto.it/2020/04/23/ex-ilva-minambiente-ok-scenario-emissivo-a-6-milioni/)
1 punto dal 2012 sino ad ora non hanno i dati elaborati del quadro emissivo?
Serve ancora analisi enti istituziinali preposti?
Ancora commissiini per far trascorrere il tempo, e rimandare sempre le soluzioni che gia dovevano essere applicate.
La storia di questa vicenda dimostra quanti ritardi sono stati accumulati
Lo stabilimento doveva essere fermato e risanato, ma cio evidentemente non e’ fattibile, siamo difronte a tecnologie dei primi 1900. Archeologia industriale.
Perfavore non trattate i cittadini , come ignoranti , quel mostro restera cosi per sempre.
Non ci sara nessuna vera ambientalizzazione, basta documentarsi.
E soprattuto nessun imprenditore farebbe un piano serio con impianti che hanno 60 anni.
Siamo nel 2021 e l’ acciaio ed il suo mercato e’ market share Cina. Verificate dati federacciai.
PUBBLICATE NON CENSURATE
VEDIAMO SE SIETI I GUARDIANI DEL POTERE LIBERA STAMPA
Encomiabile e puntuale resoconto di Gianmario Leone e del Corriere di Taranto che presentano fatti che, ahimè, o non vengono capiti o vengono ignorati, non solo da semplici cittadini.