Il summit dei giovani, quest’anno, per la prima volta nella storia, ha avuto come sede l’Italia. E mai come questa volta si è avuta l’impressione che i giovani possono contare davvero. I grandi non fanno più lezioni, i grandi apprendono dai giovani.

L’evento, tenuto tra Bergamo e Milano, non si è limitato ad un passaggio di nozioni. Più che altro è stato un passaggio di testimone.

Così Giorgio Gori, sindaco di Bergamo, ha sottolineato questo momento: “Dopo molti anni, la gioventù sta finalmente dettando l’agenda. Se l’Europa e il mondo sembrano finalmente considerare seriamente i cambiamenti climatici dobbiamo ringraziare loro che sono riusciti a guidare i leader nella giusta direzione. Se finalmente dopo anni di tagli alle spese, l’Italia ha ricominciato a investire nell’educazione, dobbiamo ringraziare proprio loro. Hanno infatti chiesto che gli vengano dati gli strumenti per affrontare le sfide del futuro”.

E il futuro (di tutti) verte sulla sorte di tre partite che bisogna giocare senza sbagliare strategie e giocatori in campo: innovazione, digitalizzazione e futuro del lavoro; sostenibilità, clima ed energia; inclusione e pari opportunità.

Sfide comuni, globali, non più rinviabili. Che mirano ad abbattere, non più ridurre, le disuguaglianze nel lavoro, nella sanità e nell’istruzione. Secondo il G20, infatti, l’inclusione da un lato simboleggia l’opportunità di sviluppo economico e sociale, e dall’altro si riflette su come garantire il diritto di istruzione. Un’istruzione pensata in modo più accessibile a tutti, sia economicamente sia geograficamente. Ridisegnando, infine, un sistema di retribuzione per la tutela dei giovani che riduca il divario retributivo di genere.

“Le Mekel e i Draghi di domani”, così come gli ha definiti il rettore di Università di Bergamo, Remo Morzenti Pellegrini, riuniti in oltre 90 associazioni giovanili in tutto il mondo che rappresentano più di un milione di giovani, hanno parlato concretamente di idee e proposte politiche innovative per la salvaguardia del clima e degli ecosistemi. Proposte che includono temi come le energie pulite, l’economia circolare e la ricerca scientifica.

Con un filo conduttore: il mondo dell’istruzione. Scuole e università non potranno sottrarsi al ruolo centrale di insegnare ai giovani l’importanza dei cambiamenti ambientali e sociali.

E intanto, i grandi che dicono?

La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, in un’intervista all’ANSA, ha rilanciato sul Green deal e indicato NextGenerationEU come un vero e proprio “piano Marshall verde”, dalle “opportunità economiche gigantesche”.

“Abbiamo intenzione di rilanciare il dibattito pubblico sul quadro di governance economica in autunno. Già nel febbraio 2020, – ha spiegato von der Leyen – quando avviammo una riflessione sul futuro del Patto di stabilità e crescita, una delle questioni sul tavolo riguardava il modo in cui promuovere gli investimenti pubblici verdi. Si tratta di un elemento essenziale per raggiungere i nostri obiettivi sul clima”. Con la pandemia il dibattito è stato sospeso, “ma è evidente che lo sforzo per arrivare alla neutralità climatica richiede un impegno corale. E ci sarà bisogno anche di un pieno coinvolgimento del settore finanziario. Ecco perché intendiamo fornire i giusti incentivi al settore privato, stimolare gli investimenti – ad esempio con obbligazioni verdi – e aiutare il settore finanziario a diventare più sostenibile”.

Industrie e famiglie. Un cambio per tutti.

Ma, – avverte la presidente – ora gli investimenti e le riforme del piano devono trasformarsi in realtà: “Con NextGenerationEU investiamo nella natura e nel futuro della nostra economia. Oltre 500 miliardi di euro andranno a progetti verdi e digitali in tutta Europa. E a questo importo vanno poi aggiunti quelli nazionali e privati. E’ un autentico piano Marshall verde, che farà sorgere nuovi mercati e spalancherà opportunità economiche gigantesche per Italia e Europa. I nostri figli potranno trovare lavoro di qualità, ben retribuito, in una misura oggi inimmaginabile”.

Diminuiranno in modo vincolante le emissioni di CO2 in atmosfera e allo stesso tempo si potrà disporre di 72 miliardi per aiutare le famiglie a basso reddito a ristrutturare le loro abitazioni. E dove necessario il Fondo potrebbe assicurare un sostegno al reddito. “La rivoluzione climatica avrà successo solo se combineremo i meccanismi dell’economia di mercato col giusto equilibrio sociale”.

Persone, pianeta, prosperità. Un’occasione che non esprime più solo una visione di futuro, lo hanno già scritto.

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