Si sono concluse ieri le Olimpiadi di Tokyo. Un’ edizione che rimarrà unica negli annali per le restrizioni dovute al Covid (niente pubblico sugli spalti, rispetto rigoroso da parte dell’organizzazione giapponese dei protocolli per evitare i contagi, atleti che hanno sfilato nella cerimonia di apertura e di chiusura con le mascherine) ma anche, per quanto riguarda l’Italia, per il record assoluto di medaglie conquistate (40, addirittura almeno una al giorno per ogni giorno in cui si è gareggiato).
Olimpiadi che hanno esaltato le performance degli atleti di sport individuali, ai più sconosciuti, a discapito di quelli di squadra da sempre i più attesi ed a Tokyo, purtroppo, dimostratosi quelli più deludenti, dalla pallavolo alla pallacanestro, sino alla pallanuoto.
Un dato che deve far riflettere le rispettive federazioni e leghe che si fregiano di organizzare campionati per club tra i più competitivi al mondo con il risultato evidente di favorire una crescita esponenziale dal punto di vista tecnico/tattico degli stranieri, grandi protagonisti con le loro nazionali nelle competizioni che contano (vedi Francia nel volley), a discapito di talenti italici che faticano a trovare un posto da titolare nei nostri top club.
Non solo. Questa sorta di trionfo degli sport individuali deve far riflettere anche noi giornalisti sportivi che spesso trascuriamo atleti che incarnano i valori puri dello sport mettendoci passione, sudore, lacrime e grande sacrificio lontano dai grandi riflettori. L’esempio di Antonella Palmisano è lampante. Neo campionessa olimpica di marcia che andrebbe seguita non solo in vista delle competizioni internazionali.
Mea culpa…Mea grandissima culpa…
Purtroppo appena finite le olimpiadi si sta già parlando solo di Messi che poverino va a guadagnare solo 40 milioni a Parigi
ha pienamente risponde ma cominciamo da noi a livello locale a cercare di dare più spazio rispetto magari a qualche giocatore di calcio che il massimo che ha fatto in carriera è stato giocare in serie c