E’ ancora una volta la lentezza burocratico-amministrativa il casus belli di quanto sta accadendo in questi ultimi giorni nel porto di Taranto.

La risposta ad una richiesta della società Italcave inoltrata nel lontano 2017 (come riportato anche lunedì dal Quotidiano), nella quale veniva chiesto alla Provincia di Taranto se ricorresse l’obbligo di dotarsi dell’autorizzazione alle emissioni in atmosfera per lo sbarco/imbarco in ambito portuale di materiali polverulenti alla rinfusa, con l’utilizzo di gru mobili e tramogge depolverate, è giunta a quattro anni di distanza.

Ma al di là dell’incredibile lentezza, il problema è che lo scorso 5 agosto l’ente provinciale, con una nota a firma del dirigente del Settore Affari Generali della Provincia di Taranto, l’avv. Stefano Semeraro, ha risposto quanto segue: “Questa amministrazione provinciale, nella qualità di Autorità Competente per le emissioni in atmosfera giusta delega regionale operata con LL.RR. n°17/2000 e n° 17/2007, ritiene che le attività portuali di movimentazione merci alla rinfusa siano sottoposte all’obbligo di acquisizione di apposito titolo abilitativo alle emissioni in atmosfera”.

Una notizia che ha gettato nel caos diverse società ed aziende che operano nel settore ed occupano in gran parte le banchine pubbliche del porto di Taranto. E che non si aspettavano una risposta del genere, visto che questo titolo pare non venga richiesto in nessun altro porto italiano per le imprese ex art.16.

Già lo scorso 16 agosto era prevista una nave di rinfuse, che è stata dirotata altrove, verso Brindisi ed altri scali. Mentre pare che l’Eni prospetti il fermo della raffineriaSindacati e agenti marittimi sono entrati in fibrillazione: “Abbiamo chiesto, il 10 agosto, al signor Prefetto urgente incontro con tutte le parti interessate a definizione della problematica, fortemente preoccupati per i rischi occupazionali che ne potrebbero derivare. Non escludiamo lo stato di agitazione di tutti i lavoratori le imprese interessate con conseguente sciopero – afferma Oronzo Fiorino della Fit Cisl settore porto -. Per ultimo vorrei sottolineare che, mentre qualcuno lavora con grande fatica per il riavvio e lo sviluppo del porto, altri creano non poche difficoltà. Mai che si remi tutti nella stessa direzione”.

Dopo lo sciopero, questo pomeriggio le organizzazioni sindacali sono state contattate dal capo di gabinetto della prefettura che ha comunicato di avere convocato per lunedì un tavolo tecnico con le parti, senza le organizzazioni, per trovare una soluzione: subito dopo il prefetto incontrerà i sindacati.

Sgomento anche da parte dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ionio, che auspica l’intervento dei ministri Cingolani e Giovannini (Transizione Ecologica e Trasporti): il rischio è che tutti i traffici di rinfuse solide, non solo quelli destinati al siderurgico, ma tutti i traffici sulle banchine pubbliche (Italave, Ecologica ed altri), non possano essere più effettuati senza questa autorizzazione. Che non è dato sapere in quanto tempo la provincia di Taranto sarà in grado di rilasciare a tutte le società che ne faranno richiesta. Staremo a vedere.

(leggi tutti gli articoli sul porto https://www.corriereditaranto.it/?s=porto&submit=Go)

2 Responses

  1. Vergognoso che un ente inutile come la provincia di taranto, in passato nota per i suoi dirigenti e politici arrestati debba ancora condizionare (oltre a non riuscire ad effettuare i suoi normali compiti -vedi la sporcizia sulel strade provinciali). Vergognoso che un tizio di statte continui ad essere la rovina di taranto da tanti anni, ora anche indirettamente.

  2. Ma questo avvocatucolo della provincia (che non porterà a casa meno di 5000 euro al mese per dare risposte dopo 4 anni) quando scrive si rende conto dei danni che fa? (l’unico al mondo poi …)

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