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Acciaierie d’Italia ha comunicato ai sindacati metalmeccanici di Taranto che la ripartenza dell’Altoforno 4 dello stabilimento siderurgico di Taranto ritarderà di qualche giorno per alcuni problemi tecnici. Oggi Afo1 e Afo2 si sono fermati contemporaneamente per alcune ore per un ripristino di alcune tubazioni di gas. Ci sono stati a cascata rallentamenti anche in Acciaieria 2 mentre l’Acciaieria 1 si è fermata sino alle ore 7 fino a quando non verranno riavviati gli Altoforni. 

A fronte di queste comunicazioni Fim Cisl, Fiom Cgil e Uilm Uil hanno chiesto un incontro immediato ai vertici della società per avere delucidazioni in merito.

“Stiamo chiedendo oggi ad Acciaierie d’Italia un incontro subito per capire cosa sta succedendo nel siderurgico. In queste ore c’è un pezzo di fabbrica bloccata. Col fermo di impianti importanti, lo stabilimento rischia un altro contraccolpo produttivo in una fase in cui il mercato dell’acciaio è in forte ascesa“. Lo dice all’AGI Francesco Brigati della Fiom Cgil. “Su tre altiforni in attività, ne abbiamo 2, l’1 e il 2, che oggi si fermano temporaneamente per breve tempo mentre – aggiunge Brigati – sull’altoforno 4 non riusciamo a capire ancora cosa sia successo. L’azienda non ci comunica nulla ed è per questo che stiamo chiedendo un incontro perché uno stop del genere causa poi tutta un’altra serie di riflessi sulle persone che sono al lavoro”. “Si parla, per l’altoforno 4, di questioni tecniche – osserva Brigati -, ma se corrispondesse al vero l’ipotesi di un problema al crogiuolo dell’impianto, sarebbero difficoltà molto serie perché andremmo incontro ad una fermata lunga“. Da rilevare che l’altoforno 4 è stato prima dell’estate sottoposto a lavori manutentivi con una fermata di circa 60 giorni. “Il punto vero – rileva Brigati – è che questa è un’azienda dove è presente lo Stato ma noi non tocchiamo palla, né veniamo informati. Tutto va avanti come prima, come se ci fosse solo il privato. In più – sostiene Brigati – assistiamo anche ad assurdità, come le ferie chieste dai lavoratori tramutate in cassa integrazione da Acciaierie d’Italia e lo straordinario non pagato”. “Accade infatti – conclude Brigati – che capi di un’area produttiva chiedano agli addetti di manutenzione di intervenire in straordinario per un intervento di ripristino e poi questa prestazione non gli viene pagata perché il livello aziendale superiore non ha firmato o dato il suo benestare. E parliamo di quattro ore di straordinario”.

“Sono ore critiche che destano preoccupazione e sgomento tra i lavoratori delle Acciaierie d’Italia di Taranto: stiamo assistendo all’ennesimo fermo impianti per cause poco chiare, definite ‘tecnichè dall’azienda”. È l’allarme lanciato Antonio Spera, segretario nazionale Ugl Metalmeccanici, per il quale “è arrivato il momento per il governo di tutelare i lavoratori dell’Acciaieria d’Italia e in generale di tutta l’industria siderurgica, di rendere noto il fantomatico ‘piano industriale’ delle Acciaierie d’Italia, di assumersi delle responsabilità nei confronti dei lavoratori che vedono vacillare giorno dopo giorno le loro certezze lavorative, la loro professionalità e dignità, garantendo allo stesso tempo la sicurezza sul lavoro e la manutenzione ordinaria e straordinaria degli impianti”. “Al momento attuale, la produzione è in netta discesa, ben oltre le aspettative, con un mercato in contrapposizione, caratterizzato da una richiesta crescente, grazie ad una ripresa inevitabile, post pandemia. La recente crisi ha fatto riscoprire come l’acciaio sia fondamentale ed è decisivo avere un’industria nazionale per la produzione di questo materiale. Ma l’Italia sembra non essersene ancora accorta”. “La partecipazione dello Stato in aziende del settore è frutto di una deroga particolare ed è per questo che da Invitalia attendiamo di sapere se il piano nazionale della siderurgia, più volte citato, è ancora una priorità di carattere nazionale. Se esistono risposte definitive per i lavoratori della ex Ilva, diretti ed indiretti, così come per quelli dell’Ilva in AS. Stiamo, da fin troppo tempo, attendendo un progetto innovativo e di concreta e tangibile realizzazione”, conclude Spera.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2021/10/19/a-maggio-2022-invitalia-al-60-nellex-ilva/)

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