Termina ufficialmente, a Palazzo di Città, l’era Melucci (in attesa di sapere se le prossime elezioni ne inaugureranno una seconda o meno) e inizia l’interregno del Commissario Vincenzo Cardellicchio.
Prefetto in pensione (o meglio, in quiescenza), il dottor Cardellicchio, di cui già ieri avevamo reso noto il profilo, ha scelto di presentarsi alla città attraverso una breve e sobria conferenza stampa nel Salone degli Specchi di Palazzo di Città.

Il nuovo Commissario si è presentato, come era naturale attendersi, quale semplice servitore dello Stato e ha presentato le persone che lo assisteranno nell’incarico per i prossimi mesi, la dottoressa Maria Luisa Ruocco, sinora Capo di Gabinetto della Prefettura di Taranto, e il dottor Michele Albertini, sinora Dirigente dell’Area Contabile e Gestione Finanziaria presso la Prefettura di Brindisi. Seduto al tavolo anche il Segretario Generale dell’ente, Eugenio De Carlo, vero anello di congiunzione fra la passata e la presente gestione amministrativa.
Proprio circa la continuità dell’azione amministrativa, l’eco delle polemiche degli ultimi giorni sul rischio paralisi ha raggiunto anche il Salone degli Specchi. Rispondendo a precisa domanda, il dottor Cardellicchio ha tenuto a precisare che la legge non prevede alcuno specifico limite ai poteri del Commissario, che può adottare tutti gli atti necessari ordinariamente di competenza di Sindaco, Giunta e Consiglio. Ciò che può limitare la scelta degli atti da adottare è esclusivamente la sua sensibilità. Insomma, nessuna paralisi, ma probabilmente in sette mesi un commissario di nomina governativa non avvierà alcuna rivoluzione. Come del resto è naturale che sia. «Il migliore dei commissari non sarà mai bravo come un sindaco, perché non ha la carica emotiva che proviene dal consenso». Il consenso elettorale, spiega il Commissario, è una spinta «perché ogni giorno quando esci di casa devi poter guardare negli occhi coloro che ti hanno votato. Il Commissario ha il privilegio di non essere eletto, ma sente il peso di prendere decisioni in solitudine».
Altro tema che non poteva mancare è ovviamente la questione del centro siderurgico. Come può un Commissario nominato dal Governo opporsi eventualmente a quello stesso Governo nelle decisioni sulla gestione dello stabilimento? La risposta di Cardellicchio è netta, perfino categorica: «Pensare che un’amministrazione locale debba entrare in conflitto con lo Stato significa non conoscere le regole della democrazia. Il Comune di Taranto è più Stato di chiunque altro». Nessun conflitto istituzionale, dunque.
Oltre ai temi “pesanti”, non è mancata l’occasione anche per scherzare sulle tradizioni del Natale tarantino e sulle tipiche pettole. Come anche per riflettere sulla stagione di vitalità che l’intera Regione sta vivendo. «La Puglia non ha mai vissuto a mia memoria una stagione più brillante di quella che sta vivendo in questi ultimi anni. C’è un trend positivo che la colloca come uno dei luoghi più desiderati da parte degli italiani, soprattutto degli italiani in vacanza, ma degli italiani a tavola quando mangiano, ma degli italiani quando parlano di cultura, ma degli italiani che si sono ricordati che c’è una Magna Grecia e che questa è la capitale della Magna Grecia». Un ruolo centrale di Taranto nel Mediterraneo, dunque, da continuare a promuovere. In attesa che le prossime elezioni amministrative decidano in che direzione andrà il futuro prossimo della città dei due mari.