Rappresentano da sempre la classica ‘gallina dalle uova d’oro‘. Perché a loro vengono destinate ingenti risorse per centinaia di milioni di euro. E ciò che conta, ciò che supera anche la finalità che dovrebbero perseguire nella loro innegabile complessità, è la loro gestione diretta. Stiamo parlando, ancora una volta, delle bonifiche previste per il Sito di Interessa Nazionale di Taranto. Definite da un apposito accordo ministeriale datato 26 luglio 2012 di cui negli anni abbiamo seguito ogni singolo sviluppo, la cui attuazione spetta ad un Commissario straordinario, sempre di nomina governativa.

Come si ricorderà, il ruolo fu ricoperto dal gennaio 2013 al maggio 2014 dall’ing. Alfio Pini all’epoca anche Capo del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco. A seguito delle dimissioni di quest’ultimo, nel luglio 2014 fu nominata la dott.ssa Vera Corbelli che ha ricoperto l’incarico per un sessennio fino al luglio 2020, allorquando, senza alcuna motivazione o spiegazione degna di questo nome, non le venne rinnovato: un argomento sul quale abbiamo scritto a lungo, visto che la stessa era stata nominata proprio per la sua esperienza e il suo curriculum. A sostituirla, nell’ottobre dello scorso anno, il prefetto di Taranto Demetrio Martino. Il cui incarico è scaduto lo scorso 2 ottobre, oltre ad essere terminato il regime di prorogatio di 45 giorni lo scorso 17 novembre. A tutt’oggi non si hanno notizie in merito ad un rinnovo dell’incarico o ad una nuova nomina

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2020/11/04/bonifiche-il-prefetto-sara-il-commissario-tanti-i-dubbi/)

E proprio due giorni prima della scadenza di tale regime, il Commissario straordinario per gli interventi urgenti di bonifica, ambientalizzazione e riqualificazione dell’area di Taranto, apputo Demetrio Martino è stato audito in via informale dalla V commissione Bilancio, Tesoro e Programmazione della Camera dei Deputati.

Un’audizione di circa un’ora, alquanto interessante, dalla quale abbiamo potuto apprendere non solo notizie rilevanti, ma durante la quale abbiamo avuto l’ennesima riprova di come l’attuale classe politica italiana sia del tutto inadeguata a ricoprire il ruolo a cui è chiamata, almeno su un argomento così complesso e delicato. Ma andiamo con ordine.

Innanzitutto è bene precisare che l’audizione informale del Commissario Martino verteva su una sua personale valutazione dell’art. 34 ‘Città di Taranto’ del decreto Recovery, che contiene disposizioni urgenti per l’attuazione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza e per la prevenzione delle infiltrazioni mafiose. Che in sostanza “rafforza i poteri del Commissario per l’attuazione degli interventi di risanamento ambientale e riqualificazione del territorio della città di Taranto. In particolare, il suo mandato è esteso fino a 3 anni e allo stesso si assegna una struttura di supporto“.

Un intervento normativo resosi necessario in quanto, come denunciammo sin da subito nell’estate del 2020, la non conferma dell’ex commissario Corbelli, ha comportato l’assenza di una struttura tecnica di supporto per il neo commissario. In quanto, è sempre bene ricordarlo, la Corbelli operava usufruendo della grande esperienza e competenza dell’Autorità di Bacino Distrettuale dell’Appennino Meridionale, il cui segretario generale è ancora oggi proprio la Corbelli. Così come fu azzerato anche tutto lo staff della comunicazione e dei rapporti con le istituzioni che in sei anni svolse un lavoro più che egregio. Di fatto, per Roma, in sei anni la struttura commissariale non è costata un euro per il lavoro svolto su Taranto.

Infatti è lo stesso commissario Martino ad affermare in apertura di audizione che “è molto utile l’articolo di legge, perché senza struttura dedicata impossibile portare a termine operazioni: bisogna per forza ricorrere ad enti esterni come appoggio. Cosa fare e come farlo, è un compito difficile per un commissario che è molto particolare. E’ importante che l’incarico sia stato allungato ad un triennio, perché il lavoro da fare è incompatibile con la durata di un solo anno com’era sin qui previsto”.

Di fatto, in questo anno l’operosità del commissario è stato per forza di cose ridotta “vista l’assenza di una struttura di supporto e l’impossibilità di utilizzare risorse economiche e umane, perché l’aliquota 1,5% resa disponibile al commissario dalla legge 20 del 2015, al momento del mio subentro risultava esaurita. Il che ha comportato che mi appoggiassi sulle risorse umane della Prefettura, impegnate già nella attività istituzionali previste dal Ministero dell’Interno, o avviando collaborazioni con altri enti ed istituzioni” ha candidamente ammesso il commissario Martino. Che ha chiesto che venga autorizzato “il potenziamento struttura commissariale pari a 6 unità, 5 non dirigenziali e una dirigenziale“.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2021/10/29/bonifiche-taranto-ecco-il-testo-dellultimo-decreto/)

Dopo di che il commissario Martino ha ricordato che in questo anno i cantieri in essere al suo arrivo sono andati avanti. A cominciare dalla rimozione del mercato ittico galleggiante terminata in queste settimane, o come la bonifica del cimitero San Brunone del rione Tamburi nonostante le difficoltà incontrate per l’esecuzione dell’appalto e la violazione di norme che hanno comportato un contenzioso, oramai completato presso il Tar Lecce. 

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2021/11/13/rimosso-del-tutto-il-mercato-ittico-galleggiante/)

Il commissario ha poi fatto riferimento alla necessità, secondo il suo punto di vista, di riprogrammare una somma cospicua pari a 50 milioni di euro da ricalibrare meglio in base ai bisogni della comunità tarantina. Con specifico riferimento al I seno del Mar Piccolo dove ci sono le attività di mitilicoltura, e da utilizzare attraverso il recupero ambientale di altre aree, come i lavori previsti dal CIS Taranto alla banchina Torpediniere per la realizzazione di una struttura turistico-ricettiva, sino al potenziamento delle aree a verde (forestazione urbana già proposta con il governo Conte II) come risposta biologica in merito alle emissioni della grande industria.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2021/06/18/bonifica-cimitero-san-brunone-e-tutto-da-rifare/)

Dopo questa breve rappresentazione dello stato dell’arte, è stato il turno degli interventi dei parlamentari presenti. Il primo intervento è stato appannaggio dell’onorevole pugliese Mauro D’Attis di Forza Italia, che ha chiesto al commissario chiarimenti in merito alla gestione finanziaria delle risorse da parte del commissario. A cominciare da quante fossero le risorse iniziali, quale la contabilità e la percentuale di spesa trovata al suo arrivo e su cosa sono state investite effettivamente le risorse. Per poi chiedere in un secondo intervento le date precise sui vari commissari succedutisi nella gestione delle risorse.

Il secondo parlamentare ad intevenire è stato l’altro parlamentare pugliese Ubaldo Pagano del Partito Democratico secondo il quale, non si capisce bene su quali analisi, il prefetto Martino avrebbe impresso un nuovo impulso alla gestione commissariale, soprattutto in merito alla trasparenza della gestione delle risorse, tanto da augurarsi un rinnovo dell’incarico al prefetto. Secondo l’onorevole Pagano il compito dell’attuale commissario sarebbe quello di risolvere le storture che hanno rallentato la spesa, perchè la presunta lentezza con la quale in questi anni si sarebbe operato è una beffa per il raggiungimento dell’obiettivo finale previsto dagli interventi da effettuare oltre che un impedimento alla crescita economica imprenditoriale del territorio ionico. Infine, sempre l’onorevole Pagano ha chiesto lumi in merito alla tempistica per la bonifica del I seno del Mar Piccolo e se essa sia realmente possibile, perché gli studi scientifici vanno bene ma non abbiamo ancora oggi una data sul possibile inizio degli interventi. Per poi concludere chiedendo al commissario i tempi previsti per la soluzione della questione riguardante il sito ex Cemerad.

Giusto per chiarezza al lettore, ricordiamo che entrambi gli onorevoli D’Attis e Pagano (nati in quel di Galatina e Bari) sono stati eletti alle ultime politiche del 2018 nel collegio elettorale plurinominale Puglia – 03 che comprende la zona definita dai quattro collegi uninominali Puglia – 06 (Monopoli), Puglia – 10 (Taranto), Puglia – 11 (Martina Franca) e Puglia – 13 (Brindisi).

Dalle domande poste e dal tenore degli interventi, chiunque si renderebbe conto di come questi parlamentari di fatto poco o nulla conoscono di quanto avvenuto sino ad oggi in merito al Sito di Interesse Nazionale di Taranto. E non aggiungiamo altro.

Il prefetto Martino, nella seconda parte del suo intervento, ha quindi risposto ricordando come su una dotazione economica di 214 milioni di euro in dotazione al Commissario, sino ad oggi si è registrata spesa consolidata 80 milioni di euro (impegnata o liquidata). Su 214 milioni stanziati a suo tempo dal protocollo per le bonifiche per il SIN di Taranto nel luglio 2012, sono spesi quasi 85 milionialcuni interventi sono attestati sulla contabilità speciale, anche se non tutti di stretta competenza commissariale come quelli sul porto (circa la metà), altri sulle attività svolte presso le scuole del rione Tamburi (come ad esempio la ventilazione meccanica interna delle aule), dove è quasi finito il collaudo generale.

(leggi tutti gli articoli sulle scuole dei Tamburi https://www.corriereditaranto.it/?s=scuole+tamburi&submit=Go)

Altre risorse sono servite per stipulare accordi di collaborazione con Università ed enti pubblici, approfondimenti tecnico scientifico per comprendere meglio la complessità dell’area di crisi del Sin di Taranto, che oggi rappresentano un patrimonio di conoscenze scientifiche a disposizione di tutti gli enti che operano sull’intera area.

Inoltre, ci sono spese connesse all’intervento per la messa in sicurezza e la bonifica dell’area PIP del comune di Statte (protocollo d’intesa 2021), dove però si è ancora in una situazione di stallo per un braccio di ferro tra la precedente gestione commissariale e il Ministero dell’Ambiente, in merito alla scelta tecnica sul come intervenire e recuperare le aree per nuovi insediamenti produttivi (in realtà il tutto era pronto e l’intesa era stata già trovata ma in sede di Conferenza dei Servizi decisoria la questione s’impatanò). Tempi stimati in 12 mesi.

Infine, i 10 milioni di euro che riguardano la gestione del sito ex Cemerad, il prefetto ha dovuto ‘ricordare‘ all’onorevole Pagano come questi siano al fuori dal perimetro commissariale, che è ancora di competenza del commissario Corbelli, che fu nominata come commissario speciale per il singolo intervento.

(leggi l’articolo sugli ultimi fondi destinati all’ex Cemerad https://www.corriereditaranto.it/2021/11/10/bonifica-ex-cemerad-in-arrivo-88-milioni-di-euro/)

Il capitolo Mar Piccolo

Ma la parte più importante dell’intervento del commissario Martino è stata dedicata all’intervento di bonifica sui sedimenti del I seno del Mar Piccolo. Su cui avevamo perso oramai le tracce dal luglio 2020, ovvero dalla fine della gestione commissariale targata Corbelli. E le notizie non sono affatto delle migliori.

Il commissario Martino ha ricordato come al suo arrivo fosse in corso la fase di negoziazione prevista dalla gara del Partenariato per l’innovazione, prevista dal bando per l’affidamento della progettazione definitiva ed esecutiva e della realizzazione degli interventi di risanamento ambientale e messa in sicurezza dei sedimenti nelle aree prioritarie del Mar Piccolo di Taranto seno I mediante dimostrazione tecnologica. Come si ricorderà la procedura intenazionale è stata avviata nel giugno del 2018. L’importo complessivo dell’appalto presunto è pari ad € 32.276.250,00.

(leggi il nostro articolo https://www.corriereditaranto.it/2020/06/26/bonifica-mar-piccolo-parte-fase-negoziazione/)

Ma a detta del prefetto di Taranto un impegno economico di tale portata “è francamente squilibrato“, motivo per il quale ha deciso di “sospendere e bloccare la gara“. Incredibile ma vero. Come non bastasse a detta del prefetto “si dovrà procedere alla riprogrammazione delle risorse per effettuare degli interventi ad hoc su suggerimento e attraverso le indicazioni dei mitilicoltori, del Comune di Taranto e della Regione Puglia“. Indicazioni che però “poi dovranno essere sottoposte al vaglio di chi ha competenza per legge di intervenire in materia, per capire quali interventi di migliore impatto possano esserci sui sedimenti, ovvero ARPA Puglia e ISPRA“. Perchè per il prefetto di Taranto “bisogna inventarsi gli interventi migliori, che siano una via di mezzo tra le esigenze del territorio e le indicazioni scientifiche”. Del resto, ha aggiunto, “a mio avviso è impossibile bonificare l’intero Mar Piccolo per cui ci vorrebbe una spesa vicina al miliardo di euro. Quindi bisogna capire come migliorare quelle acque con le risorse che ci sono, anche se la qualità è già migliorata grazie ad una serie di interventi effettuati, e delle diminuzioni dell’inquinamento prodotto dalle attività industriali, come ad esempio quelle riguardanti dell’Arsenale rispetto alle aree a terra spostate in Arsenale (per il prefetto uno dei sospettati dell’inquinamento del I Seno nonostante siano presenti e oramai conclamati studi che negli anni hanno accertato la responsabilità primaria e diretta dell’Arsenale nell’inquinamento da PCB di gran parte del I seno), oltre ad un miglioramento della depurazione delle acque interne dello stesso sito militiare”.

(leggi l’articolo sull’udienza del processo ‘Ambiente Svenduto’ in merito all’inquinamento del Mar Piccolo https://www.corriereditaranto.it/2020/02/24/ambiente-svenduto-le-verita-taciute-sul-mar-piccolo/)  

Siamo francamente esterrefatti. Perchè gli studi sono stati già realizzati tutti (basti pensare a quello mastodontico prodotto nel 2013 da ARPA Puglia, ISPRA e CNR) e la gara internazionale in corso, a cui partecipavano società di tutta Italia specializzate nel settore bonifiche, serviva esattamente a capire attraverso quali specifiche tecniche intervenire sui sedimenti (le vie erano tre, dai dragaggi al capping sino al rimedio del bio intervento). Addirittura adesso dovremmo farci suggerire ed indicare dal Comune di Taranto e dalla Regione Puglia come intervenire sul Mar Piccolo. Senza dimenticare che tutti gli interventi citati dal prefetto, che sino ad oggi hanno migliorato la qualità delle acque sono state realizzate propro durante la gestione commissariale targata Corbelli.

(rileggi l’articolo sull’ultima riunione del Cis dello scorso luglio https://www.corriereditaranto.it/2021/07/14/cis-taranto-la-vera-partita-e-sulle-bonifiche-1/)

E così, semmai ce ne fosse ancora bisogno, abbiamo avuto ancora una volta conferma di quanto sostenuto in questi anni. Ovvero che la Corbelli è stata probabilmente e quindi volutamente defenestrata dalla politica perché oltre ad essere un tecnico e quindi slegata dai soliti giochi di partito e coalizione, era persona seria, qualificata, esperta e lavorava senza lasciarsi influenzare dalle pressioni esterne (basta riannodare i fili degli ultimi anni e andare a rileggersi i durissimi attacchi portati avanti dalla Regione attraverso l’ing. Barbara Valenzano e il governatore Emiliano, o quelli avanzati dall’ex sindaco Melucci e dal senatore Mario Turco).

Ciò non vuole affatto dire che la Corbelli fosse esente da critiche. O che fosse indiscutibile nel suo operato. Perché come ha spiegato con grande sincerità il prefetto Martino durante l’audizione, il compito del commissario per le bonifiche di Taranto è estremamente complesso. Tra i più difficili in assoluto. Motivo per il quale l’aver designato un serio servitore dello Stato come il prefetto Martino, privo però di quell’esperienza e conoscenza in campo scientifico che un tal ruolo richiede, rientrava all’interno di un progetto politico sin troppo chiaro. E cioè influenzare e prendere in mano la gestione delle bonifiche, in particolar modo del Mar Piccolo. Che insieme alle risorse del CIS Taranto sono il vero forziere su cui la politica, da sempre, cerca di mettere le mani. Altro che i fondi del PNRR, come invece si lascia intendere agli ignari cittadini, che hanno tempi strettissimi di utilizzo e che all’80% andranno restituiti in breve tempo a Bruxelles.

Ma si può ancora intervenire affinché questo ‘piano’ si realizzi. E già le nuove scelte adottate ieri dal CIS sembrano andare in questa direzione. E soprattutto nominando nel ruolo di commissario un tecnico che abbia la giusta esperienza per proseguire il percorso iniziato e portato avanti dalla Corbelli. Perché il futuro di Taranto passa anche da qui. E non si può restare in silenzio a guardare ed assistere impotenti a ciò che avviene, per l’ennesima volta, sulla direttrice Taranto-Bari-Roma. Noi, almeno, non lo faremo.

(leggi l’articolo sull’ultima riunione del CIS Taranto https://www.corriereditaranto.it/2021/12/07/cis-taranto-salta-lacquario-salvo-progetto-ferretti5/)

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