| --° Taranto

Una settimana a scomodare l’illustre passato: il gol di Caputi del 1979, quello di Chimenti del 1984 oppure quello di D’Ignazio del 1987.

Una settimana a rincorrere chiunque anni addietro abbia annusato l’aria del derby tra Bari e Taranto, da Maiellaro, passando per Spagnulo sino a Monti, che probabilmente ricorderanno soltanto i “malati” dei colori rossoblù.

Una settimana ad ascoltare dagli attuali protagonisti quanto sarà bello giocarlo questo derby che torna dopo 29 anni, quanto siano consci di quello che significa per i tifosi, con quanto spirito di appartenenza questa squadra, sia pur tecnicamente inferiore, andrà al San Nicola per fare la sua partita senza guardare in faccia l’avversario.

E poi che succede? Crack. Squadra rossoblù praticamente non pervenuta. Sotto 2-0 alla fine del primo tempo, 3-0 dopo 60 minuti di gioco appena. Ansia da prestazione? Chi lo sa. Di certo l’astronave del San Nicola può aver giocato un brutto scherzo ai tanti ragazzotti presenti nella rosa del Taranto, al cospetto di giocatori più smaliziati e sicuri di sé, quelli vestiti in biancorosso.

Fatto sta che il Taranto sembra che non sia mai entrato in partita, come se fosse stato inghiottito da un buco nero.

Peccato! Non ci si aspettava certo la vittoria ma quantomeno una prestazione meno abulica di quella vista su un campo che sembrava il doppio dello Iacovone e che in tanti rossoblù hanno fatto fatica a percorrere avanti e dietro.

C’è delusione. In tutti. Dal tifoso, al giornalista, all’addetto ai lavori. Una delusione che non ha scalfito del tutto l’umore di un gruppetto di giornalisti, tra cui chi scrive, che ha organizzato la sortita in quel di Bari.

Certo le risate grasse del viaggio di andata  – un pendolino andato male nel tentativo di emulare quello che imperversa in certe trasmissioni web che anziché pronosticare il gol del pareggio di Giovinco ha annunciato una figlia femmina al collega (ricordate il pendolino con l’ago che facevano le nostre nonne facendolo ruotare su un palmo della mano?) –  hanno lasciato spazio allo humor nero del ritorno (parlando di mal d’auto si è ricordato un episodio in cui un conoscente per non vomitare sulla tappezzeria dell’auto, si aprì la cerniera del giubbotto per rigettarvi dentro…).

In mezzo il nostro stupore da “provinciali”  al momento dell’accesso allo stadio San Nicola: parcheggio riservato alla stampa, percorso dedicato, ritiro accrediti liscio come l’olio. Stesso stupore da “provinciali” una volta varcata la tribuna stampa passando per un plastico in scala dello stadio, saletta riservata ai giornalisti e relativa mixed zone, area hospitality con hostess e camerieri quasi in livrea.

Insomma uno scenario da professionismo al quale noi, abituati da anni di dilettantismo, non eravamo preparati. Così come eravamo impreparati al freddo boia di un San Nicola Stadium spazzato dalla tramontana. Eccetto un collega che candidamente ha ammesso di essersi messo una calzamaglia di lana sotto il jeans.

Visita ai wc prima di ripartire (tutti funzionanti ed in buone condizioni non come quelli da terzo mondo dello Iacovone) e poi di corsa a scendere i gradoni per tornare al parcheggio. Nel tragitto incontriamo il presidente del Taranto, Massimo Giove, che ci confessa di esser deluso dalla prestazione dei suoi ragazzi al cospetto di un Bari che, comunque, costa tot elevato alla potenza rispetto alla compagine rossoblù.

C’è spazio anche per una stretta di mano ed un piccolo abbraccio tra chi scrive ed il presidente, dopo un lungo periodo di “divergenze”.. di vedute. Solo che un dubbio mi ha assalito. Dato che ero bardato completamente per via del freddo gelido e mi si vedevano solo gli occhi, mi avrà riconosciuto? I colleghi, per questo, mi hanno preso in giro per quasi tutto il viaggio di ritorno a Taranto…

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