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Il mondo di Oncoematologia Pediatrica

Per conoscere e capire certe realtà bisogna toccarle con mano. Una volta entrati dall’ingresso principale dell’Ospedale Santissima Annunziata di Taranto, basta girare a destra e seguire il corridoio che porta agli ascensori aperti al pubblico. E dopo aver premuto il tasto del sesto piano, ci si trova di fronte ad un mondo che non ti aspetti, quello del reparto di Oncoematologia Pediatrica, diretto dal medico barese  Valerio Cecinati.
Un reparto che non ha bisogno di presentazioni particolari, anche perché a Taranto, e non solo, lo conoscono tutti, o quasi, grazie alla coraggiosa Nadia Toffa, alla quale è intitolato.
Un posto dove gioia e dolore si mixano in una sorta di micidiale cocktail che si compone di emozioni forti: da un lato la felicità per la guarigione o la dismissione di un piccolo ricoverato, dall’altro la preoccupazione per la diagnosi e la conseguente malattia, che spesso arriva come un fulmine a ciel sereno, che turba la quiete familiare.
Eppure, tra giochi, pareti colorate e bambini che indossano pigiamini di ogni tipo, ci si sente quasi a casa, al sicuro dai “mostri che mangiano i più piccoli”, nei brutti sogni notturni. Che, per fortuna dei bambini, restano tali e svaniscono nel nulla, magari con l’abbraccio di un genitore.
Ma lo spirito di questo pezzo non è quello di strappare un like in più sui social.
Non ci interessa.
Qui, la notizia sembra non esserci.
Ed invece, si trova ogni giorno lì, a portata di mano. Basta volerla cercare, mettendo da parte il tram-tram quotidiano, le abitudini giornaliere e le formalità alle quali siamo abituati.
Diciamoci la verità, è più facile non approfondire certi temi, almeno fino a quando il problema non tocca direttamente o indirettamente ciascuno di noi.
Anche perché viviamo in un paese che ci ha abituati a vederne e subirne di ogni tipo: dai ponti che crollano, alla nave da crociera che va a sbattere sugli scogli, dai politici ed imprenditori che se la ridono, in occasione di eventi calamitosi e situazioni drammatiche, alla stessa Taranto che aspetta di risolvere le sue grane, legate all’inquinamento da decenni.
Nel frattempo, proprio sotto Natale, torna la cassa integrazione che, tra fine anno e il 2022, coinvolgerà dipendenti dell’Ex-Ilva e addetti degli stabilimenti di Leonardo.
Ma con le colorate luminarie natalizie, che addobbano le vie del centro, sembra tutto apparentemente più accettabile, per la buona pace di tutti.
E il “ce putimm fa”, detto in tarantino, assomiglia sempre di più ad una versione rivista e corretta del “Panta rhei” di Eraclito.
Per carità, forse è anche giusto che sia così. Non esprimiamo giudizi, perché non siamo, tantomeno ci sentiamo, giudici di un Tribunale.
Probabilmente, non coglieremo nel segno, visto che sui social pare che ci sia più attenzione per la mancata riconferma di Taranto tra le città-tappa del SailGp 2022, piuttosto che per argomenti come quello che trattiamo in questo articolo.
Eppure, vogliamo provarci lo stesso, sapendo perfettamente che il risultato non è per nulla scontato.
A far cosa?
A raccontare quello che c’è dietro la normale vita di un reparto dedicato proprio ai bambini: l’impegno umano che vede in prima linea medici, infermieri, ausiliari, operatori sociosanitari, assistenti sociali e associazioni no profit. Senza dimenticare il supporto di una psicologa collegata alla Fondazione Milano Sole che, tra l’altro, è quella che sostiene tutto il reparto.
Perché in ballo c’è un tema molto più alto, come si usa dire, in questo periodo storico, quello della salute dei bambini di Taranto e della sua provincia.
Partiamo da quello che abbiamo verificato personalmente: tutti coloro che lavorano in Oncoematologia Pediatrica, ma proprio tutti, si fanno “un mazzo come una capanna”, come si usa dire da queste parti.
Perdonateci se per una volta abbiamo usato un’espressione forte e “fuori catalogo”, ma crediamo che sia giusto farlo, mettendo da parte inutili formalismi e false ipocrisie.
Anche se qualcuno potrebbe obiettare che in altri reparti, ed altrettanti Ospedali, accade la stessa cosa.
Vero, anzi verissimo. Lo abbiamo visto ed imparato col Covid, cosa significa soccorrere le persone, lasciandoci la pelle, dopo averlo fatto.
Proprio per questo, non parleremo di turni di lavoro massacrati, di sabati e domeniche andati a farsi benedire e così via. Ma dell’aspetto umano di questo posto, di cosa significa accogliere, accudire e curare un piccolo maschietto o una tenera femminuccia, dando anche il giusto supporto morale alla famiglia di provenienza.

Il primario Valerio Cecinati
Il dr.Valerio Cecinati

Ecco perché abbiamo intervistato Valerio Cecinati, senza entrare troppo nel merito dei numeri e dei dati delle malattie che interessano i piccoli tarantini.
Primario di giorno, padre di sera. Quanto è difficile?
“Molto, perché tolgo del tempo prezioso ai miei figli seppur nella piena consapevolezza di dare, spero, un buon esempio. Perché è la passione che ci metti nel fare le cose che può far la differenza. Ecco, questo è uno dei messaggi prioritari che vorrei trasmettere ai miei figli”.
Se dovesse scrivere una lettera a Babbo Natale per il suo reparto, cosa chiederebbe?
“Non smetterò mai di ripeterlo, ci servono medici. Colleghi e colleghe che per lavorare nel nostro reparto devono avere la specializzazione in pediatria e che mancano, su tutto il territorio nazionale, per delle scelte sbagliate, che sono state fatte in passato. Ma dal 2018, pare che qualcuno si sia reso conto del problema. Anche se la soluzione non è a portata di mano: ci vorranno almeno altri 3 anni per vedere nuovi colleghi in servizio. Intanto, teniamo duro”.
Non c’è un altro modo per aggirare il problema?
“Credo di si. Si potrebbe cominciare con l’adottare dei criteri di proporzionalità che riguardano sia la parte degli investimenti, sia l’assegnazione delle risorse umane necessarie ad offrire assistenza ai pazienti. La logica dovrebbe essere quella di tener, in maggior considerazione, il bacino d’utenza dei singoli reparti e la grandezza del territorio che servono. In questo modo, ognuno avrebbe i “suoi spazi di manovra” senza impattare sugli altri”.
Come sono i rapporti con le istituzioni, quelli con i privati e, più in generale, con gli stakeholders?
“Comincio dalle istituzioni. Ci ascoltano sempre con grande attenzione, ma spesso, anche per degli iter burocratici troppo farraginosi, quello che ci viene promesso oggi, non arriva mai, oppure arriva dopo un sacco di tempo. Un po’ come avviene con la Asl alla quale apparteniamo: recepisce ogni singola richiesta con particolare sensibilità, tra l’altro non comune, se paragonata ad altre realtà in cui ho lavorato, ma poi, per poter ottenere quello che chiedi, c’è bisogno di tanto impegno e di seguire i vari passaggi necessari a portare a casa il risultato. Insomma, servirebbe snellire, velocizzare e concretizzare. Proseguo con le aziende private, con le associazioni e con i singoli cittadini. Qui, il discorso cambia radicalmente. Abbiamo donazioni e offerte, di ogni genere, che arrivano da diverse realtà tarantine. Non mancano le associazioni e le aziende private. E non solo nell’ambito del territorio jonico e pugliese, ma anche dal resto del paese. E poi, ci sono anche diversi cittadini che si ingegnano, in ogni modo, per darci una mano. Non c’è dubbio, è una bella soddisfazione per tutti noi. Non ci sentiamo mai soli. Per questo, vorrei ringraziare tutti per tutto quello che fanno”.
Cosa direbbe ai genitori tarantini?
“Di affidare i loro figli a noi, con serenità, anche se, ovviamente, mi auguro che non sia mai necessario farlo. Ci siamo e ci saremo. E non solo per curare i piccoli ammalati ma anche perché vogliamo lavorare sulla prevenzione ed investire sulle nuove generazioni. E per poterlo fare, allargando il nostro raggio d’azione, speriamo di poterci trasferire nel nuovo Ospedale, quanto prima, perché il Santissima Annunziata, oltre a non essere allineato rispetto alle nuove regolamentazioni europee, è una struttura datata che poteva andar bene quarant’anni fa, non certo ora”.
A proposito di inquinamento, il legame con i tumori nei bambini c’è oppure no?
“Purtroppo c’è e non sono io a dirlo. La conferma arriva dai dati scientifici di uno specifico studio dell’Istituto Superiore di Sanità che si chiama “Sentieri”. Entro nel dettaglio della questione: su un totale di circa 4.000 tumori che colpiscono i bambini italiani, ogni anno, a Taranto si registrano una trentina di casi. Che poi sono il 30% in più rispetto a quello che accade in altre città pugliesi. In questi giorni, saranno diffusi anche i dati del registro tumori di Taranto, relativi all’età pediatrica. Vedremo cosa verrà fuori”.

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