Hanno un peso i messaggi inutili? Quelli del tipo: “Ok”. Oppure: “;-)”. E quelli ancora più inutili, tipo: “Buongiorno a tutti”. “Buonanotte a tutte”, che abbondano nelle chat dei gruppi scuola, palestra, ufficio o amici. E poi foto di alberi di Natale, uova di Pasqua, Santi e Madonne, piatti osceni e video trash.
Oltre il fastidio di riceverli (e leggerli) tendenzialmente saremmo portati a dire no. Ma ci sbagliamo.
Questa settimana la buona notizia potrebbe trovarsi nell’ultima riga di questo articolo. Punto di partenza è la dichiarazione fatta questa settimana dal ministro della transizione ecologica Roberto Cingolani. Il quale ha detto:
“Quando mandate inutili fotografie pensate al costo che hanno. Utilizzare mezzi pubblici, bicilette, monopattini, evitare lo spreco di cibo, fare la raccolta differenziata, non utilizzare plastica, è il nostro piccolo ma importante contributo che ogni giorno possiamo dare per salvare il pianeta, ma dobbiamo riflettere anche sull’utilizzo del web. Nessuno discute l’importanza di internet. Come tutte le tecnologie se però utilizzato senza sobrietà è deleterio”.
L’ottica di cambiamento di mentalità per contrastare il cambiamento climatico, quindi, deve essere accompagnata da un cambiamento di (non) azioni. Se internet fosse una nazione, – pensiamo – si piazzerebbe al quarto posto dopo Cina, Stati Uniti e India, visto che i suoi quattro miliardi di cittadini immettono in media 400 grammi di anidride carbonica all’anno. Poco considerando il dato singolo, ma molto se lo moltiplichiamo per la popolazione mondiale. I numeri dicono 1850 milioni di tonnellate di anidride carbonica in un anno, secondo quelli del 2019 diffusi dal Global Carbon Project. Numeri da bloccare, vista la domanda di dispositivi digitali aumentati e l’energia impiegata per usarli cresciuta ad un ritmo del 9 per cento all’anno.
Ci saranno rimasti male i 17mila studenti di medie e licei collegati col ministro in videoconferenza quando hanno appreso che “un atto di responsabilità è capire che l’utilizzo smodato dei social non è gratis. Vi sembrano gratis perché in realtà il prodotto siete voi. E quando mandate delle inutili fotografie, qualcuno le paga e hanno un impatto molto maggiore di quel che pensate”.
Ma quando si parla di inquinamento (prendendo atto che esiste anche quello digitale) bisognerebbe sapere che un solo smartphone, tra chiamate e sms, se usato una sola ora al giorno inquina in un anno quanto un volo Milano-New York, ovvero 1,25 tonnellate di anidride carbonica. L’impiego dei cellulari, tablet e computer comportano un consumo di energia, legato alla loro ricarica ma anche quello necessario al funzionamento dei data center che si occupano delle applicazioni sul web e dei dati. Se non proviene dall’eolico, dal solare o dall’idroelettrico vuol dire che inquina.
Secondo alcune ricerche i server di applicazioni come Facebook, Twitter, Instagram, WhatsApp e YouTube inquinano più degli aerei. Il traffico aereo, infatti, produce il 2 per cento dell’anidride carbonica mondiale, mentre il digitale arriva al 4, e la metà, viene dai social.
“Sobrietà digitale”, dunque, perché un cauto impiego dei social rientra tra le azioni che possiamo compiere per ridurre il nostro impatto sull’ambiente.
Non postare, scaricare, allegare messaggi, fotografie o filmati inutili si tradurrebbe in un duplice comportamento virtuoso, soprattutto se, come afferma il ministro citando le stime “scaricare una foto da un megabyte equivale a lasciare accesa una lampadina per 33 minuti”.
Di una cosa è certo Cingolani: “per arrivare a una qualsiasi possibile soluzione, bisogna iniziare a misurare”. E di quanto pesano le cazzate non ne avevo davvero la minima idea.