«Amo il mare. L’ho sempre amato. Adoro respirare la sua salsedine al mattino quando apro la finestra di casa. Cominciare le giornate così, mi mette sempre di buon umore. Il mare rappresenta il presente ed il futuro della mia vita».
Simone Quazzico ha 31 anni ed un sorriso luminoso in volto. Circa un anno e mezzo fa ha avuto il coraggio di lasciare un posto di lavoro sicuro da operaio. La sua è una delle più belle storie di resilienza che hanno riguardato il nostro Territorio nel 2021.
«Un giorno mi sono chiesto: ma è questa la vita che voglio per me?» –racconta – «Ho lasciato un’occupazione a tempo indeterminato non appagante, per investire i risparmi in un sogno: un’imbarcazione per portare in giro i turisti nel mar Piccolo e nel mar Grande. Sono convinto delle potenzialità turistiche della città. Credo nel mio mare e nella mia Taranto. Grazie all’aiuto di mio padre e mio fratello ho affrontato un mondo nuovo. Essere imprenditori di sé stessi e non più dipendenti, è stato un passaggio non semplice».
L’imbarcazione, costruita in Indonesia ed assemblata in Italia da un’azienda di Bergamo, l’ha voluta chiamare “Skuma”, come la regina delle sirene, simbolo del coraggio e della voglia di ricominciare, così come narrato dalla mitologia greca. Si tratta di un trimarano con visione subacquea che consente di osservare il fondale marino.
L’attività di Simone, per la quale ha investito circa 50 mila euro, è partita la scorsa estate. Ha avuto immediatamente dei feedback importanti superando le 300 presenze, molte delle quali straniere (Germania, Francia, Spagna e Portogallo).
Nel suo giro panoramico i turisti sono entrati in contatto con la straordinaria biodiversità del mar Piccolo, fatta di cavallucci marini, tartarughe e pinne nobilis (una sorta di incrocio tra la cozza e l’ostrica che sta scomparendo, a causa di un’infezione, dal mar Mediterraneo).
«La gente, quasi incredula, si chiedeva come potesse convivere tutto questo ecosistema con l’inquinamento del siderurgico. Arriva un po’ prevenuta dall’immagine distorta che i mass media danno di Taranto. E io sono orgoglioso di far vedere loro una città diversa, bella e sconosciuta ai più, anche ai tarantini stessi».
Ovviamente in questo periodo l’attività di Simone è ferma ma lui sta già programmando la prossima stagione, facendo un pensierino per l’allestimento di una seconda imbarcazione per l’estate 2022: «Diciamo che il 2021 è stato una sorta di anno zero essendo partiti a stagione inoltrata ed infatti ci siamo affidati al semplice passaparola. Gennaio e febbraio li dedicheremo alla manutenzione dell’imbarcazione, a marzo dovremmo essere pronti a ripartire con nuove idee e proposte anche perché il nostro clima mite ce lo permette. Sto riflettendo sull’opportunità di prendere un secondo mezzo in modo da diversificare le escursioni in base alla durata (2 o 4 ore) ».
Sul timore che la sua idea imprenditoriale possa essere ripresa da altri, Simone, è ben felice di potersi misurare con un’eventuale “concorrenza”: «Ho già sentito qualcuno che vuole avviare attività similari. Non mi spaventa affatto questa ipotesi. Più siamo e meglio è per Taranto. Però bisogna osservare le regole e conoscere bene i percorsi da fare perché in alcune zone del mar Piccolo è pieno di boe e ci sono molti pali spezzati delle cozze a pelo d’acqua che diventano un pericolo».
Infine il suo attaccamento alla Città Vecchia, una parte di Taranto sulla quale si è sempre riversata un’eccessiva diffidenza: «Sono un ragazzo nato e cresciuto in questa parte di Taranto, la mia è una famiglia di pescatori» –rimarca Simone – «Sono rimasto l’unico che in Città Vecchia ancora costruisce nasse in giunco. Un mestiere antichissimo tramandatomi da mio nonno e mio padre. Ci sono ancora molte persone dall’altra parte del ponte girevole che sconsigliano i turisti di venire qui per la delinquenza e il degrado. Io non ho mai pensato di abbandonare la Città Vecchia. Si sta bene, ci conosciamo tutti. E’ come se fosse un piccolo paese. Grazie alla presenza di Don Emanuele Ferro ed al gruppo di volontari della parrocchia di San Cataldo da lui coordinata, del quale faccio parte anche io, viene svolta un’importante attività di recupero sociale dei ragazzi di strada e devo dire che i risultati si vedono. C’è un bel fermento e si respira aria di cambiamento».
Simone crede fermamente che il mare rappresenti una risorsa ancora poco sfruttata da una città dalle enormi potenzialità come Taranto, che ha visto soffocare la sua naturale vocazione marinara in favore dell’industria siderurgica. Proprio come Skuma, una delle sirene icone mitologiche del golfo, Taranto ora si è fatta coraggio ed ha voglia di ricominciare. Dal mare e da chi ha smesso la tuta da operaio per realizzare il proprio sogno di vivere in una città diversa.
Una bellissima “storia” di riscatto, coraggio e amore per la.propria terra. Cuore rosso blu per sempre