Novak Djokovic è un campione. Ma dopo il caso australiano lo sarà un pò meno. E se il teatrino delle difese impossibili e del sostegno imbarazzante che gli si sta stringendo attorno (al collo) dovesse continuare, comunque vada a finire, il suo mito di sportivo, ne esce malconcio. Non perderà i trofei, ma ci ha già rimesso la faccia.

La vicenda, nota a tutti, è quella del diniego del visto di ingresso per giocare l’Australian Open. La partita, si gioca sulla scacchiera di un conflitto di “posizioni”. Da un lato, quella giusta. Dall’altro, quella sbagliata.

Che Djokovic non avesse intenzione di cambiare la propria posizione non favorevole al vaccino è apparso chiaro dall’estate del 2020. Dichiaratamente contrario aveva organizzato nel giugno 2020 l’Adria Tour. Torneo-focolaio senza restrizioni dal quale risultarono positivi altri tennisti, oltre lui stesso, Dimitrov, Coric, Troicki. Finita qui? Nemmeno per sogno. Dall’aprile dello scorso anno è facile ritrovare tra sue le dichiarazioni vari appelli e auspici sul fatto che il vaccino non diventasse obbligatorio.

La storia, fin qui, contiene già diversi elementi di imbarazzo, considerando il livello indiscutibilmente alto del giocatore. Ma si va avanti fino al post di Djokovic di inizio anno che annuncia, in vista dell’ATP in Australia, una fantomatica “esenzione” dal vaccino per motivi non specificati. In sostanza, l’esibizione di una gigantesca eccezione, per una esenzione medica mai specificata. Fino al suo arrivo in aeroporto.

Ovviamente il governo australiano non ci sta e blocca il campione serbo giunto a Melbourne. Non ci sta il primo ministro australiano Scott Morrison che spiega, senza fraintendimenti, che il serbo non avrebbe avuto sconti.

Fin qui, si dirà, una semplice “caduta di stile”. Da qui in poi la vicenda assume toni patetici e a tratti deliranti.

Lo sono quelli della mamma Dijana di Novak “Gramsci” Djokovic che descrive le condizioni in cui versa il figlio, “rinchiuso” nel Park Hotel in attesa che il governo australiano decida sul ricorso contro l’espulsione. “Lo tengono come un prigioniero, non è giusto, non è umano.(…) “Il suo alloggio è terribile. È solo un piccolo hotel per gli immigrati, ammesso che sia un hotel. Con gli insetti, è tutto sporco, il cibo è terribile”. Povera stellina di mamma. Rattristata anche dal fatto che il cuoco personale del numero uno non può cucinargli pappette e minestrine.

Che ci sia confusione in casa Djokovic lo si capisce anche dalle parole del padre Vladimir Djokovic che vede in Novak “Guevara” uno “lo Spartaco del nuovo mondo che non tollererà ingiustizia, colonialismo e ipocrisia. è prigioniero, ma più libero che mai. Si è convertito nel leader del mondo libero, delle persone povere e con necessità. Lotta per l’uguaglianza delle persone”.

Una quantità di sciocchezze così eccessiva da rendere necessari chiarimenti. Prima di tutto sulla questione “detenzione”. Non vera. Il ministro degli interni australiano Karen Andrews ha dichiarato che Djokovic “non è tenuto prigioniero in Australia. E’ libero di andarsene quando vuole e le forze di frontiera gli renderanno le cose facili”.

Il punto è che se tenti di entrare in un Paese con un’autocertificazione non conforme ti bloccano e le autorità si prendono del tempo per esaminarla. E il fatto che Djokovic abbia già avuto (a suo dire) il Covid non lo esenta dalla misura vaccinale, che resta valida solo per i cittadini australiani.

Tutto questo, va ricordato, accade nella settimana nella quale l’immunologa Antonella Viola riceve una lettera minatoria nel suo ufficio di Padova, con allegato un proiettile e finisce sotto scorta.

“Se non cambia le sue interviste dicendo che i bambini non vanno vaccinati saremo ben lieti di colpire lei e la sua famiglia. Tranquilla, non morirà nessuno ma due pallottole calibro 22 nella pancia e nelle ginocchia non uccidono, fanno solo un gran male”. Questo il messaggio recapitato alla Viola che risponde: “Per quanto mi riguarda, continuerò a fare la mia parte al meglio delle mie possibilità: fare e parlare di scienza, con serietà e responsabilità”.

Questo in una settimana difficile per tutta l’Europa alle prese con corsie e terapie intensive intasate dai liberi e non pensanti No Vax. Che fanno esprimere al presidente Emmanuel Macron durissime parole al loro indirizzo: “I no vax? Ho molta voglia di rompergli”, ha detto Macron in una intervista a le Parisien in cui ha usato volutamente l’espressione “emmerder”, ovvero “farli incazzare”. “In democrazia, il principale nemico sono le bugie e la dabbenaggine”, ha affermato, deciso ad aumentare la pressione sui non vaccinati.
“Mettiamo pressione sui non vaccinati limitando per loro, per quanto possibile, l’accesso alla vita sociale”, spiega Macron, usando parole molto chiare contro i no vax definiti “irresponsabili” e non più “cittadini”.

Tutto questo, in una settimana che si chiude con una vergognosa manifestazione “No Green pass” a Torino nella quale da un palco si annuncia la “rifondazione del Comitato di Liberazione Nazionale”. Un orribile e impensabile accostamento alla Resistenza contro i tedeschi nella seconda guerra mondiale.

Lunedì arriverà la decisione su Djokovic. Con molta probabilità, magari non con questo torneo, supererà ancora il record di slam. Qualcuno, nel frattempo, potrebbe scippargli la leadership del ranking mondiale, qualcuno già vaccinato e che sulla “triste” vicenda, si è espresso con queste parole, Rafa Nadal: “L’unica cosa chiara per me è che se sei vaccinato puoi giocare agli Australian Open e ovunque. Il mondo secondo me ha sofferto abbastanza per non seguire le regole. Ho attraversato il Covid, mi sono vaccinato due volte. Djokovic ha fatto le sue scelte. Ognuno è libero di prendere le proprie decisioni, ma poi ci sono delle conseguenze. Naturalmente non mi piace la situazione e in qualche modo mi dispiace per lui. Ma, allo stesso tempo, conosceva le condizioni da molti mesi”.

Chiaro, impeccabile. Come al solito. Lui, Nadal.

Ora, riassumendo, le regole di Tennis Australia stabiliscono che le richieste per l’esenzione medica potevano essere presentate entro e non oltre il 10 dicembre. Djokovic sostiene di aver contratto il covid sei giorni dopo la scadenza, dunque, la sua richiesta era già stata presentata oltre il giorno previsto.

Ma c’è altro. Se è vero, come affermano i documenti del suo avvocato, che il 16 Djokovic aveva contratto il virus, come mai il 16 dicembre ha partecipato a un evento di presentazione di un francobollo serbo in suo onore, al chiuso, senza che i partecipanti dovessero indossare mascherine. Forse quel giorno ancora non era al corrente dell’esito del tampone? E perché allora il 17 dicembre lo stesso Djokovic si trovava in un altro evento pubblico, al chiuso e senza mascherine, scattando foto con i giovani tennisti che sono stati premiati?

Sapeva di essere positivo o stava aspettando l’esito del tampone? E se stava aspettando l’esito del tampone, perché ha partecipato ad eventi pubblici senza precauzioni?

Come si spiega tutto questo? Campione…

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *