Proseguiamo la nostra marcia di avvicinamento alle elezioni amministrative ascoltando le voci dei protagonisti del quadro politico. Dopo Massimo Battista e Gianni Azzaro, è la volta di Massimiliano Stellato. Esponente fra i più in vista del “Patto per Taranto”, coalizione civica che raccoglie esponenti di diverse estrazioni politiche, Stellato siede in Consiglio Regionale con il gruppo “Puglia Popolare” nella maggioranza di centrosinistra che sostiene Michele Emiliano. A Taranto, però, è stato uno dei diciassette dimissionari che hanno fatto decadere il Consiglio Comunale, ponendo fine anticipata all’esperienza amministrativa della Giunta Melucci. Con lui ripercorriamo le cause di quella rottura e gli scenari futuri, partendo dalle alleanze del Patto.
A che punto è l’interlocuzione con il centrodestra? Il tavolo è ancora aperto?
«Non abbiamo ancora mai riunito un tavolo politico tra il Patto per Taranto e i partiti tradizionali del centrodestra».
Eppure, a dicembre sia Forza Italia che Fratelli d’Italia fecero due note stampa in cui dichiaravano di guardare con interesse ad un dialogo con il Patto. Da allora è passato un mese. In questo mese non c’è stata nessuna riunione concreta?
«No. Tra l’altro poi ci sono state le festività natalizie, quindi l’attività politica si è fermata per questo periodo. Se la domanda è “Avete mai riunito un tavolo ufficiale tra il patto per Taranto e il centrodestra?” la risposta è no».
E se la domanda invece fosse “Informalmente c’è un dialogo?”
«Il dialogo è presente con tutte le forze politiche del territorio».
Di conseguenza questo è comunque uno scenario aperto. Massimiliano Stellato personalmente vedrebbe con favore un’eventuale alleanza con le forze di centrodestra?
«Noi abbiamo buttato giù la bozza di manifesto politico del Patto per Taranto, che è un manifesto dinamico riguardo alla proposta programmatica, perché ovviamente tutti coloro che intenderanno aderire al Patto per Taranto è giusto che dicano la loro rispetto alla propria visione di città e quindi il programma non può che essere partecipato dal basso e dinamico, perché modificabile tenendo conto anche del pensiero e del contributo legittimo da parte di tutte le forze politiche e civiche aderenti. Riguardo all’alleanza, il Patto per Taranto ritiene necessario mantenere aperta la discussione rispetto al tema alleanze, perché mentre il centrosinistra canonico ha ritenuto chiudere il discorso ad ulteriori alleanze e a confronti democratici che potevano vedere nello strumento delle primarie un momento di partecipazione e di confronto tra anime pur dello stesso campo che la pensavano in maniera diversa noi adottiamo un criterio diverso».
Quindi l’elemento di rottura definitiva fra alcune forze che oggi compongono il Patto per Taranto e il centrosinistra è stata la decisione di non mettere in discussione la ricandidatura di Rinaldo Melucci.
«Alla domanda “Ma lei che faceva parte della maggioranza a sostegno di Melucci è mai stato convocato come presidente provinciale di Puglia Popolare a discutere della ricandidatura di Melucci?” la risposta è no. Non sono mai stato invitato ad un tavolo di confronto politico nel quale veniva posto all’ordine del giorno l’argomento ricandidatura di Rinaldo Melucci a sindaco di Taranto. E come me anche altri movimenti politici. Probabilmente perché avevamo un pensiero diverso».
Quindi la questione non era tanto il nome in sé di Rinaldo Melucci, che voi del resto avete anche appoggiato in Consiglio Comunale per lungo tempo, ma la questione era sul metodo.
«Esatto».
Dunque qual è la percentuale che il Patto per Taranto utilizzi le primarie per scegliere il proprio candidato sindaco?
«Molto alta».
Qualche giorno fa lei sul suo profilo Facebook ha lanciato un post in cui scriveva “Mi candido”, cosa che peraltro era già successa a novembre, subito prima dello scioglimento del Consiglio Comunale. La candidatura è a queste eventuali primarie o generica alle prossime amministrative, anche in veste di semplice consigliere comunale?
«Guardi, la parola “candidatura” assorbe in sé, per chi fa politica, una serie di elementi. Potrei candidarmi alla leadership politica di quest’area, potrei candidarmi al Consiglio Comunale, potrei esprimere altre candidature. Sicuramente, voglio dire la mia alle prossime elezioni amministrative per Taranto, perché la terza città del sud Italia, la città che è balzata alle cronache nazionali per essere stata trascinata agli ultimi posti in classifica, a mio avviso merita un impegno straordinario da chi come me ne è innamorato, pur non essendoci nato».
C’è qualche scelta nella scorsa consigliatura che non rifarebbe?
«Le scelte di Consiglio Comunale che hanno avuto una condivisione di maggioranza le ho votate e sostenute. Quelle che invece ho subito perché prese dalla Giunta le ho combattute, vedi per esempio la proposta sull’aumento della TARI».
Quello fu il primo momento di grave rottura in Consiglio Comunale.
«Ricorderete la mia opposizione quando ad aprile il Sindaco scelse, insieme a quella Giunta che presiedeva, di risolvere la questione dei parcheggi di Taranto mettendo le strisce blu dappertutto. Il resto è stata ordinaria amministrazione. Non ricordo che questa maggioranza abbia fatto cose straordinarie. Io non ricorderei Melucci, fossi un cittadino, per aver fatto qualcosa di straordinario per la città».
Quali saranno i capisaldi del programma elettorale del Patto per Taranto?
«Intanto, noi partiamo dal metodo. Il metodo è partecipativo, noi inviteremo ai forum tematici che speriamo di riunire entro fine gennaio-inizi febbraio, con una partecipazione dei cittadini attraverso l’utilizzo delle esperienze di esperti facilitatori e chiameremo a raccolta anche tutte le parti sociali. Questa città merita straordinarietà anche nell’approccio programmatico. Quindi i capisaldi per correttezza li scriveremo insieme a tutti gli stakeholder e a tutti gli altri movimenti politici aderenti e ovviamente attenderemo per la stesura del programma definitivo l’incoronazione del candidato sindaco insieme a tutta la coalizione, quandanche allargata».