La scorsa settimana, durante le infinite polemiche per la vicenda dei fondi dei Riva assegnati alla struttura commissariale di Ilva in AS ed in parte destinati ad Acciaierie Italia, abbiamo ricevuto la relazione finale “Health Impact Assessment of the steel plant activities in Taranto as requested by Apulia Region” (per una questione di priorità abbiamo dedicato spazio ad altro ma va riconosciuta l’abilità e la bravura del Quotidiano del Sud ad averne dato notizia per primo).
Di cosa si tratta? Come si ricorderà, il 15 maggio 2019 la Regione Puglia approvò un Accordo di collaborazione con l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) per l’elaborazione di un documento inerente alla “Valutazione dell’impatto sulla salute delle attività legate agli impianti siderurgici a Taranto” sulla base dello stato di criticità ambientale e sanitario che connota l’area di Taranto con l’obiettivo generale di condurre una valutazione prospettica dell’impatto sanitario connesso all’impianto siderurgico di Taranto.
Sempre a maggio 2019, l’ex sindaco di Taranto Rinaldo Melucci, avanzava richiesta di Riesame dell’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) dell’ex Ilva, al fine di introdurre eventuali condizioni aggiuntive motivate da ragioni sanitarie, previo aggiornamento dei precedenti rapporti di valutazione del danno sanitario (VDS) elaborati da ARPA Puglia, ASL TA e AReSS Puglia (Agenzia Regionale dei Servizi Sanitari) e facendo riferimento agli attuali scenari emissivi (differenti da quelli già oggetto di valutazione). Come si ricorderà il Ministero dell’Ambiente, con Decreto Direttoriale n. 188 del 27.05.2019, dispose il Riesame dell’Autorizzazione Integrata Ambientale di cui al DPCM del 29.09.2017 dello stabilimento siderurgico di interesse strategico nazionale ArcelorMittal Italia S.p.A. di Taranto (ex ILVA S.p.A. in A.S.) che prevede la valutazione del danno sanitario in riferimento a due scenari emissivi: uno corrispondente alla produzione attualmente autorizzata dal DPCM del 29.09.2017, pari a 6 milioni di tonnellate annue di acciaio; il secondo, previsto al completamento degli interventi elencati nel DPCM del 29.09.2017 e associato ad una produzione di 8 milioni di tonnellate annue di acciaio.
(per chi vuole approfondire i dettagli tecnici del riesame AIA cliccare qui https://www.corriereditaranto.it/2021/04/21/riesame-aia-ex-ilva-i-tempi-saranno-lunghi/)
L’iniziativa della Regione Puglia si collocava quindi in un momento di grande fermento e agitazione, visto che a febbraio era esploso il ‘caso‘ delle collinette ecologiche del rione Tamburi adiacenti alla scuola ‘Deledda‘ (l’ennesima isteria collettiva su un qualcosa che si conosceva da sempre e che rientrò nel silenzio dopo aver fatto parlare tutta Italia per l’ennesima volta). Erano settimane di grande caos mediatico, dove la demagogia e il populismo sfruttavano ancora una volta il dolore e le preoccupazioni dei genitori dei bambini dei Tamburi, troppo spesso strumentalizzati in maniera poco nobile. Non è un caso che l’Accordo di collaborazione tra Regione Puglia e OMS venne presentato in pompa magna durante una conferenza stampa a Roma presso la Camera dei Deputati. Alla quale oltre al governatore presero parte l’ingegnere Barbara Valenzano, all’epoca Direttore del Dipartimento regionale per l’ambiente nonché firmataria di ben due richieste di riesame del provvedimento di Autorizzazione Integrata Ambientale dell’ex ILVA di Taranto, il presidente della Società Italiana di Medicina Ambientale (SIMA), Alessandro Miani e Francesca Racioppi, Direttore del Centro Europeo Salute e Ambiente OMS. 
(per chi vuole approfondire https://www.corriereditaranto.it/page/2/?s=collinette+ecologiche&submit=Go)
Di fatto però, anche se nessuno ebbe allora il coraggio di dirlo e lo stesso Emiliano ebbe da par suo a negarlo, la richiesta avanzata all’OMS parve all’epoca uno sgarbo ad ARPA Puglia, ASL Taranto e AReSS, che sin dal 2013 producono e aggiornano il Rapporto di Valutazione del Danno Sanitario ArcelorMittal Italia S.p.A (ex ILVA S.p.A. in AS). Un documento di importanza dirimente per comprendere gli effetti e gli sviluppi dell’inquinamento ambientale sulla salute dei cittadini di Taranto.
E la relazione prodotta dall’OMS, come prevedibile, non ha portato alcuna conoscenza e informazione in più rispetto a quanto sin qui studiato e prodotto ARPA Puglia, ASL Taranto e AReSS. Per la modica cifra di 150mila euro. Sarà per questo che lo studio inviato a Bari nel giugno scorso non è stato ancora reso noto? Sarà.
(per chi vuole approfondire cliccare qui https://www.corriereditaranto.it/2021/02/08/valutazione-danno-sanitario-ecco-i-nuovi-dati/)
Ciò detto, cosa dice in sintesi lo studio di oltre 80 pagine realizzato dall’OMS?
“Le analisi svolte nell’ambito del progetto OMS indicano che l’impatto ambientale degli impianti ex-ILVA è stato a lungo analizzato, ma non ancora del tutto caratterizzato. Mentre le emissioni dirette nell’aria sono relativamente ben monitorate, altre che coinvolgono altre matrici come il suolo o l’acqua sono meno note. Le emissioni in aria dell’impianto ex-ILVA, se tradotte in concentrazioni di PM (materiale particolato aerodisperso), determinano decessi aggiuntivi e altri impatti negativi sulla salute, con costi economici associati. Le stime della presente relazione sono pienamente in linea con le precedenti valutazioni, effettuate da autorità regionali e altri ricercatori“. Dunque è la stessa OMS a riconoscere l’ottimo lavoro svolto sin qui dalle strutture pugliesi e tarantine. E a descriverci uno scenario sin troppo noto sull’inquinamento industriale del siderurgico ed i suoi effetti sanitari sulla popolazione locale.
Proseguendo si legge che “Queste stime di impatto, tuttavia, rappresentano una parte dell’impatto totale sulla salute delle attività nel corso degli anni e si riferiscono a esiti gravi solo nelle persone di età superiore ai 30 anni. L’impatto totale diretto sulla salute di altre forme di contaminazione e su bambini e giovani persone, non possono essere quantificati con un livello di accuratezza comparabile“. Il perché questo avvenga, anche se il Registro Tumori di Taranto dimostra tutt’altro, non è dato sapere.
(leggi l’ultimo aggiornamento del Registro Tumori di Taranto https://www.corriereditaranto.it/2021/02/16/22222registro-tumori-taranto-trend-in-lieve-dimunizione/)
“In particolare, è probabile che si produca contaminazione del suolo, dell’acqua, della catena alimentare e dei flussi di rifiuti ulteriori impatti sulla salute, la cui entità è sconosciuta“. Anche in questo caso non sappiamo quali siano state le fonti dell’OMS, visto che soltanto la ASL di Taranto ogni anno controlla centinaia di aziende in tutta la provincia, oltre a monitorare i livelli di inquinanti nei mitili del Mar Piccolo.
Ed è quindi sin troppo logico ed evidente sostenere che “i dati disponibili sugli indicatori sanitari come mortalità, morbilità, effetti riproduttivi, hanno più volte mostrato come il profilo sanitario delle persone che risiedono a Taranto e dintorni non sia buono come dovrebbe essere, visto che gli impatti sulla salute dell’ex-ILVA si verificano in una popolazione già colpita negativamente da diversi fattori di rischio, nel corso di diversi decenni“.
A questo punto però, la relazione dell’OMS prende una piega ‘stranamente’ politica. Si legge infatti che “nonostante dalla fine del primo decennio duemila si registrino alcuni miglioramenti dello scenario analizzato, data l’importanza dell’impianto ex-ILVA per l’economia locale, è necessario intervenire il quadro più ampio, andando oltre i confini geografici della città di Taranto e il SIN, oltre ad adottare un modello sanitario più completo: a questo proposito, si raccomanda di effettuare una valutazione sistematica della salute implicazioni di programmi di sviluppo ambiziosi, come delineato dal piano strategico Taranto Futuro Prossimo“. Guarda caso il piano strategico di sviluppo e valorizzazione del territorio tarantino che si pone come obiettivo lo sviluppo della città ionica e del suo territorio in chiave innovativa e sostenibile, ipotizzato dalla Regione Puglia nel 2018. Proseguendo con l’auspicio che “future politiche e investimenti, sia specifici dell’ex-ILVA (es. piani di decarbonizzazione) così come quelli più ampi, siano affrontati avendo come principio da tutelare la salute umana“.
Breve conclusione
Come riportato nei periodi precedenti, quanto contenuto nella relazione dell’OMS è ampiamente noto. Va ricordato, perché la memoria e il rispetto non bisogna mai metterli da parte, che la prima relazione sulla Valutazione del Danno Sanitario fu presentata durante la riunione della V commissione regionale il 29 maggio 2013 (lunga ben 99 pagine), nella sua conclusione recitava: “I miglioramenti delle prestazioni ambientali, conseguiti con la completa attuazione della nuova AIA (era quella del 2012 la cui attuazione era prevista per il 2016), comporteranno un dimezzamento del rischio cancerogeno nella popolazione residente intorno all’area industriale”. Quando pubblicammo l’articolo in merito alla VdS sulle colonne del TarantoOggi il 30 maggio del 2013, per settimane la vicenda rimase sotterrata come al solito da strati di indifferenza totale (eccezion fatta per il sito inchiostroverde.it). Va dunque ricordato il grande lavoro e la lunga battaglia sulla VdS da parte dell’allora direttore generale di ARPA Puglia, il dott. Giorgio Assennato.
Sempre per difendere la memoria storica, il 26 luglio del 2013, il dott. Agostino Di Ciaula (ISDE, Medici per l’Ambiente) fu ascoltato dalla commissione Ambiente della Camera dei Deputati. Di Ciaula sottolineò come il calcolo espresso nella relazione sulla VdS, fosse “parziale” e il dato sul rischio “fortemente sottostimato”. L’analisi, infatti, prendeva in considerazione i rischi tumorali legati alla sola inalazione di sostanze inquinanti, escludendo le altre vie di assunzione delle sostanze tossiche emesse dall’Ilva per ingestione. Il rapporto, sostenne Di Ciaula, “calcola i rischi che quelle concentrazioni di inquinanti causano in soggetti adulti di peso medio. Non considera che a parità di concentrazioni il rischio è decine di volte più alto per i feti e per i bambini”. Nel 2019 abbiamo commissionato uno studio all’OMS la cui redazione è durata due anni, per farci ripetere esattamente le stesse cose.
Sempre restando nell’ambito dei dati scientifici, secondo le stime dell’Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale (ARPA), “tra il 2012 e il 2013 rischiava di avere un tumore, considerando la sola inalazione degli inquinanti, una popolazione di 22.500 residenti. Dopo la realizzazione di tutti gli interventi previsti dall’AIA, correranno questo rischio 12.000 residenti“.
Negli ultimi giorni, ancora una volta, si sta rilanciando la conclusione errata dell’ultimo aggiornamento dei dati di mortalità, ospedalizzazione e incidenza della Valutazione del Danno Sanitario che ARPA Puglia, ASL Taranto e AReSS hanno inoltrato al ministero dell’Ambiente. Lo studio, è specificato decine di volte, è ‘ante operam’, ovvero prima che le prescrizioni del Piano Ambientale 2017 siano state attuate. E che esiste ancora un “danno sanitario minimo non accettabile”: il rischio sanitario minimo accettabile è circoscritto in pochi numeri, ovvero 1×10-4: che significa che non si deve ammalare a causa delle emissioni del siderurgico, più di un cittadino ogni diecimila abitanti. Da questo dato bisogna partire. Attualmente, il rischio seppur di poco supera questo dato.
A cosa sia servito questo studio dell’OMS francamente non lo sappiamo. O forse sì. Ad maiora.
(leggi l’articolo sull’ultimo aggiornamento della VDS all’interno del Riesame AIA https://www.corriereditaranto.it/2021/07/12/la-politica-ascolti-la-scienza-e-segua-la-ragione/)