| --° Taranto

Se l’entusiasmo di oggi sarà pari alla riuscita di tutti i lavori programmati, la Puglia, mai come stavolta è il caso di dirlo, cambierà faccia(ta). Lo dicono gli oltre 5mila gli interventi edilizi incentivati dal Superbonus nel tacco d’Italia, negli ultimi mesi in crescita esponenziale dopo l’approvazione del “Decreto Semplificazioni” che ha rimesso in moto i cantieri.

E lo fanno sperare gli oltre 5mila (5524 per l’esattezza) interventi già realizzati o in fase di realizzazione, sulla base di 841,7 milioni di euro di investimenti ammessi che porteranno a detrazioni fiscali per 925,9 milioni di euro, secondo i dati dall’Agenzia Nazionale per l’Efficienza Energetica (Enea).

Tanto cambierà soprattutto per i “piccoli proprietari” se è vero come è vero che i lavori condominiali già avviati sono 510 (il 61 per cento è stato ultimato) e rappresentano il 39 per cento del totale degli investimenti (331 milioni di euro sul totale di 841,7), mentre i lavori negli edifici unifamiliari sono 3948 (il 77 per cento è stato già realizzato ed è pari al 48 per cento del totale degli investimenti ammessi, circa 405 milioni di euro).

Nel caso poi delle strutture abitative indipendenti, 1066 in tutto, il 73 per cento è stato già completato ed è pari al 12,5 per cento degli investimenti ammessi (che equivalgono a 105 milioni di euro).

Fatti, sostanzialmente, che premiano la decisione di prorogare una misura necessaria e lungimirante, che continuerà ad apportare effetti benefici (anche in Puglia) a vantaggio di famiglie, imprese e ambiente.

Una misura dalle indubbie ricadute positive, frenata da limiti e difficoltà d’attuazione soprattutto nei grandi interventi, visto che è evidente come la stragrande maggioranza dei lavori intrapresi riguarda i piccoli edifici unifamiliari.

Facendo un giro nei siti specializzati un ruolo lo giocano di certo le “incertezze normative” e le “lungaggini burocratiche” legate al “rilascio di documentazione” su immobili come le licenze edilizie e i certificati di abitabilità.

Dalle stesse fonti emerge che sotto i profili progettuali, si sono registrati problemi tecnici e finanziari, legati alle decisioni da intraprendere. Per esempio su quali interventi fare e come farli. Quali sono le spese meritevoli del beneficio fiscale. Come gestire gli investimenti a fronte della burocrazia pubblica. Come agire sui tanti abusi edilizi.

Maggiore chiarezza e semplicità, insieme all’individuazione di standard con caratteristiche e contenuti minimi accettabili da tutti, così come accade per le forniture di energia elettrica per esempio, potrebbe essere un primo passo. Come puntare alla semplificazione, senza concedere spazio a ciò che può essere arbitrariamente interpretato, sarebbe certamente un secondo passo, peraltro già richiesto da varie associazioni di categoria in difesa dei consumatori.

In tutto questo, infine, premiare la digitalizzazione, accedere in modo trasparente alle reti pubbliche, usare un linguaggio corretto ma comprensibile per spiegare il funzionamento delle procedure. Non adoperare, consultare e scrivere necessariamente tonnellate di carte e documenti per avviare e formalizzare le richieste di intervento, non dovrebbero più essere solo un auspicio. Ma fondate, granitiche e monumentali certezze. Tutte ancora da edificare.

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