“Seguo con grande apprensione le vicende che vedono a centro dell’attenzione mondiale l’Ucraina, nazione cui da tempo sono molto legato e prego fortemente affinché la situazione non degeneri in un disastroso conflitto e che presto si possa finalmente tornare alla normalità”. A parlare è don Luigi Larizza, parroco al Sacro Cuore (quartiere Tre Carrare), da sempre impegnato in azioni di solidarietà verso gli ultimi fin da quando era alla guida della comunità parrocchiale del Corpus Domini, al Paolo VI.
“Il mio rapporto con l’Ucraina ebbe inizio una quindicina di anni addietro – racconta – quando conobbi un prete di quella nazione, con il quale continuo a mantenere une bella amicizia, poi estesa a tutta la comunità sacerdotale della Chiesa greco-cattolica e in particolare della città di Donetsk, da qualche tempo costituitasi in repubblica autonoma. Da quei contatti scaturì il desiderio di ospitare a Taranto i bambini orfani dei papà deceduti in miniera. Così ogni estate un folto gruppo di questi piccoli è venuto a trascorrere un mese di vacanza in riva ai due mari, ospiti di famiglie tarantine. Fino a prima della pandemia, ne sono giunti circa seicento che tuttora continuano a ringraziare me e le famiglie che li hanno ospitati per la bellissima esperienza”.
Per la cronaca, Donetsk è gemellata con Taranto sin dal 1984, su iniziativa dell’allora sindaco Giovanni Battafarano, proprio per la comune identità di città siderurgiche. In origine l’ormai ex città ucraina era poco più di un villaggio popolato in gran parte da immigrati,sorto attorno alle miniere di carbone. Proprio queste ultime spesso sono state teatro di disastrosi crolli, provocando molte vittime fra gli operai, ai cui figli sono state appunto destinate le azioni di solidarietà del parroco tarantino.
“Mi sono recato quasi ogni anno a Donetsk, ospite della comunità cattolica di rito greco, con cui ho vissuto una meravigliosa esperienza di fraternità, in particolare quando celebravamo insieme le loro liturgie, che sono molto toccanti – continua don Luigi – Spesso sono stato in udienza dal rappresentante del Papa,mons. Sviatoslav e dal vescovo di Donetsk, mons. Stefan,che, in segno di riconoscenza, mi hanno concesso il grande privilegio di portare la croce pettorale d’oro. Durante i miei soggiorni mi sono recato spesso in visita alle famiglie del ceto operaio, da cui provenivano i bambini nostri ospiti,dalle quali immancabilmente ricevevo calorose manifestazioni di affetto”.
Don Luigi Larizza ricorda anche gli incontri avuti con il sindaco di quella città, che in segno di gratitudine per l’opera di solidarietà, avrebbe voluto anche farsi promotore di un’iniziativa per lo sviluppo del nostro porto turistico, ma problemi di diverso genere purtroppo ne impedirono la realizzazione.
A causa dei noti problemi interni, la comunità cattolica di rito greco di Donetsk fu costretta a trovare ospitalità nella capitale, Kiev, che divenne di conseguenza la nuova meta dei viaggi e delle iniziative di solidarietà del sacerdote tarantino, in quel periodo nominato parroco al Sacro Cuore, nel quartiere Tre Carrare. “Kiev è una città immensa,stupenda – ricorda don Luigi – famosa in tutto il modo per i suoi monasteri e le stupende chiese, fra cui la cattedrale di Santa Sofia, con mosaici e affreschi dell’XI secolo e la suggestiva cupola dorata. A grande maggioranza la popolazione professa la fede ortodossa ma non ha mancato di mostrare vicinanza ai fratelli cattolici di rito greco, subito impegnati nella costruzione delle loro chiese, ampliando così la loro presenza”.
“Di quella esperienza mi resta impressa la grande affabilità della popolazione, la notevole partecipazione alle liturgie e una fede concretamente vissuta nel quotidiano, indenne da quegli abbandoni, purtroppo numerosi, che si registrano in Europa – conclude don Luigi Larizza – Mi auguro che la crisi internazionale possa al più presto trovare uno sbocco positivo e si tornare finalmente a vivere in pace: in Ucraina come, seppure in modalità differenti, in Italia”