Venerdì scorso si è tenuto un evento dedicato alla divulgazione scientifica presso Palazzo Amati, sede di “KETOS – Centro Euromediterraneo del mare e dei cetacei”. La lectio magistralis del prof. Piero Lionello ha riguardato l’importante tematica dei cambiamenti climatici in atto ed i loro effetti nella regione Mediterranea. Professore ordinario dell’Università del Salento e fisico dell’atmosfera e dell’oceanografia, Lionello ha introdotto il focus della serata spiegando l’effetto serra e il suo aumento determinato delle attività antropiche.
CAMBIAMENTO CLIMATICO DI ORIGINE ANTROPICA E CURVA DI KEELING
Con il cambiamento climatico di origine antropica si può notare che l’atmosfera diventa più opaca, più calda e quindi emette verso il basso maggiori radiazioni; la superficie a sua volta si scalda sino ad arrivare in equilibrio ad una temperatura maggiore a seconda di quanto più opaca sarà l’atmosfera. Queste nozioni si conoscono da più di 100 anni in quanto fu Svante Arrhenius (1859 – 1927) – premio Nobel per la chimica – a calcolare quanto un raddoppio del biossido di carbonio in atmosfera, avrebbe aumentato la temperatura superficiale della Terra.
Questa previsione teorica, ha spiegato il professore, si è rivelata esatta anche a distanza di 120 anni e, ha aggiunto: «Nel frattempo, nel 1958, lo studioso Keeling iniziò in un osservatorio alle Hawaii, a circa 3.500 m di quota, a misurare la concentrazione di anidride carbonica».
Il chimico Charles David Keeling ottenne la curva rappresentata nel grafico seguente che ha un andamento progressivamente crescente ma con un ingrandimento dal 2016 al giorno d’oggi.
L’immagine mostra quelle che per migliaia di anni sono state le grandi oscillazioni, con i minimi che corrispondono alle epoche glaciali e i massimi ai periodi interglaciali. Questa relazione però, ha sottolineato il fisico: «Non è di causalità e di per sé non può essere assolutamente sfruttata per dire che l’aumento di CO2 determina l’aumento di temperatura». La curva di Keeling serve invece a notare che negli ultimi 50/100 anni – cioè un battito di ciglia in confronto alle migliaia di anni oggetto di studio – ha raggiunto livelli mai visti negli ultimi 800.000 mila anni circa. Ciò non esclude che tali livelli siano stati già raggiunti nel corso della storia millenaria della Terra.

CAROTAGGI ARTICI
Il professore ha poi trattato, sempre concisamente, data la complessità delle tematiche e l’impossibilità ad analizzarle minuziosamente in un tempo limitato e con un pubblico prettamente non esperto in materia, i carotaggi artici. Il carotaggio è una tecnica di prelevamento di campioni dal sottosuolo che, nel caso dei ghiacciai, avviene in delle stazioni collocate nel bel mezzo del nulla, al centro della calotta glaciale antartica. Qui il ghiaccio ha uno spessore oltre il km e carotandolo si può osservare che nel corso dei secoli, al suo interno, rimane intrappolata dell’aria. Analizzandola si riesce a dedurre quanta anidride carbonica era contenuta al tempo in cui la neve si depositò per poi trasformarsi in ghiaccio.
IL RISCALDAMENTO GLOBALE IN ATTO
Il grafico mostra l’andamento della temperatura media globale dalla metà del 1800 sino ai nostri giorni. Si vede un andamento irregolare però sostanzialmente crescente, in particolare negli ultimi anni si è arrivati a circa 1.1˚C di aumento rispetto al periodo preindustriale.

Noi – ha commentato il professore – abbiamo una chiara percezione della variabilità delle condizioni meteorologiche: sappiamo che l’inverno è più freddo dell’estate e ci sono giornate più fredde e giornate più calde. Nel corso della nostra vita abbiamo anche sperimentato che ci sono anni più caldi e anni più freddi, indipendentemente dal cambiamento climatico e la figura mostra l’irregolarità di questa successione.
Tale irregolarità, in alcuni casi, ha delle spiegazioni abbastanza semplici: nel grafico sono evidenziate delle eruzioni vulcaniche che in genere hanno come effetto un temporale abbassamento della temperatura per alcuni anni dopo che si sono verificate; altre oscillazioni – indicate con la lettera “N” – sono invece dei massimi di temperatura legati ad un’oscillazione che ha il suo cuore nel Pacifico Tropicale che per la sua estensione, condiziona moltissimo il clima a scala globale.
Prof. Lionello: «Quest’andamento irregolare, però chiaramente crescente, è spesso manipolato in malafede perché è chiaro che se io vi mostro un pezzo di questa curva e mi dimentico di mostrarvela tutta, posso trarvi a qualsiasi fallace conclusione. Posso convincervi che il riscaldamento si è interrotto, che si è invertito o posso anche fare il catastrofista e dire che ha avuto un’accelerazione improvvisa e irrimediabile. Invece no, bisogna guardarla nella sua totalità».
Ma se è aumentata la CO2 e la temperatura globale, come si spiegano le due cose?

Il modo più convincente per spiegare quel che è successo – ha proseguito il fisico -, è fare riferimento ai modelli climatici. Quest’ultimi sono la rappresentazione più fedele del sistema climatico nella sua totalità in quanto gli studiosi e le studiose vi inseriscono tutto quel che conoscono, nella misura in cui siano in grado di riprodurlo. Sono sistemi molto complicati, necessitano di enormi risorse di calcolo e sono disponibile dalla fine degli anni ’80. Negli ultimi tempi, inoltre, sono diventati sempre più precisi, sia perché è aumentato il livello di conoscenza dei processi coinvolti e sia perché è aumentata la potenza dei calcoli: praticamente vorrebbero essere una rappresentazione del tutto.
Nell’immagine del modello c’è il sistema Terra che dovrebbe essere contenuto, sia pur approssimativamente, nella forma di equazioni matematiche discretizzate in dei modelli climatici.
«C’è una vecchia battuta – ha aggiunto il fisico – che tutti i modelli sono sbagliati. Il senso è che qualsiasi modello fa una previsione e questa non potrà mai essere esatta perché il modello è intrinsecamente sbagliato. Ciò non significa che sia inutile ma che la sua previsione non ha precisione. Non si potrà quindi mai avere una corrispondenza esatta tra, per esempio, un modello che prevede la temperatura della giornata di oggi e la singola misura che voi fate prendendo un parametro fuori dalla finestra». I modelli climatici sono però utili perché suggeriscono agli agricoltori cosa fare con i loro raccolti, dicono ai gestori di energia se ci sarà la possibilità di un blackout e ci dicono, nella nostra esperienza quotidiana, le modalità della giornata.
ATTRIBUZIONE DEL RISCALDAMENTO GLOBALE AGLI EFFETTI ANTROPICI
Usando i diversi modelli sopracitati sono stati eseguiti una serie di esperimenti numerici i cui risultati sono stati successivamente confrontati.
Il grafico li mostra a seconda dei colori:
-In questi esperimenti i modelli venivano forzati con tutte le fonti di cambiamento climatico (vulcani, attività solare, aumento dei gas serra e aerosol). Il risultato è raffigurato dalle linee gialle la cui media è la linea rossa.
-La curva blu rappresenta invece un un altro set di esperimenti in cui c’erano le eruzioni vulcaniche, la variazione dell’attività solare ma non c’era l’aumento del gas serra e l’aerosol di origine antropica.
-La curva nera è sostanzialmente la stessa della figura precedente sull’andamento del riscaldamento terrestre.
L’unico modo che si ha per spiegare l’aumento delle temperature medie globali, in base alla fisica del clima conosciuta sino ad ora, è tenere conto dell’effetto dei gas serra.
“Summary for Policymakers” dell’IPCC – Intergovernmental Panel on Climate Change
Dai seguenti grafici, estratti dal Riassunto per i decisori politici dell’ultimo rapporto dell’IPCC, si vede un’evoluzione futura che può essere – secondo il fisico Lionello – più o meno drammatica e ciò, sostanzialmente, dipende dallo sviluppo socio-economico che avverrà in questo secolo.
COSA CI ASPETTIAMO CHE CAPITI NEL MEDITERRANEO
Ogni essere umano, così come ogni ecosistema e settore socio-economico, si trova a fronteggiare degli aspetti di varie azioni regionali quindi si tende ad interessarsi alla temperatura media globale se la si collega all’ambiente in cui si vive.

Per l’esperto dell’atmosfera è necessario regionalizzare il concetto di cambiamento climatico dunque, per quel che concerne praticamente il bacino del Mediterraneo, l’aumento delle precipitazioni estreme interessa prettamente la sua parte settentrionale e il nord Europa.
L’aumento del numero di giorni con temperatura massima di 35˚C ha un connotato molto forte in particolare per le zone centrali, per esempio, della penisola iberica. Mentre, il cambiamento delle precipitazioni totali, non estreme – sempre dal punto di vista del professore -, è ingiusto perché dà a chi già possiede e toglie a chi ha poco. La Puglia, per esempio, è una regione abbastanza povera d’acqua ma può contare, come già avviene, sull’import dal resto dell’Italia. Altre parti del pianeta però non possono ricorrere a questi rimedi infatti già vivono in marcate condizioni di povertà idrica e con sovra sfruttamento delle risorse di acqua fossile. Il cambiamento climatico non farà altro che peggiorare le loro condizioni.
IMPATTI SULL’AGRICOLTURA


L’impatto dei cambiamenti climatici sull’agricoltura, tra tutti, è quello che secondo il professore meglio illustra la complessità del tema in esame.
La variazione della produzione di frumento è evidente nella figura che mostra, per un aumento di 2˚C della temperatura globale rispetto alla media del periodo 1981-2010, in marrone dove la produzione diminuisce e in azzurrino dove aumenta. Quando invece si va a vedere quella di granturco, la situazione diventa drammatica dappertutto.
IL RISCALDAMENTO FUTURO DEL MEDITERRANEO

Il messaggio fondamentale a riguardo è che il bacino del mediterraneo diventerà più caldo della media globale anche se questo è un destino che condivide con molte altre regioni del mondo. Il cambiamento di temperatura futuro ha un piano gradiente meridionale; le regioni tropicali muteranno relativamente poco la propria temperatura però spostandosi verso i poli il riscaldamento diventerà maggiore.
Quel che capiterà dipenderà molto dallo scenario di sviluppo socio-politico ma il cambiamento tende ad essere particolarmente intenso sulle parti continentali. Il motivo è che i bacini oceanici, non costituendo un mare piccolo come il Baltico, sono profondi e di conseguenza hanno un effetto di mitigazione sul cambiamento climatico.
