Questa settimana ai nostri microfoni, in preparazione alle prossime elezioni amministrative, c’è il Presidente della Provincia, nonché sindaco di Castellaneta, Giovanni Gugliotti. Con lui spaziamo dalle alleanze per le comunali di Taranto alla vita delle province dopo la riforma che avrebbe dovuto accompagnare alla loro abolizione.
Lei è uno dei principali esponenti del “Patto per Taranto”. A che punto è la preparazione di questa coalizione verso le elezioni comunali?
«La coalizione sta lavorando, è quasi pronta. Il Patto è un insieme di soggetti che stanno facendo questo percorso già da tempo. Ci sono consiglieri uscenti, soprattutto i firmatari dello scioglimento del consiglio comunale. È un gruppo che ormai si è compattato, con esperienza amministrativa. Poi c’è questo tavolo allargato, che non sto conducendo io ovviamente, che vede il centrodestra partecipe, con un percorso ormai abbastanza rodato, perché ci sono stati diversi incontri. Ora siamo alle battute finali per l’individuazione del candidato sindaco».
Se si dovesse sbilanciare in una percentuale, quanto è possibile che Patto per Taranto e centrodestra si presentino come un’unica entità alle prossime elezioni?
«Io penso 80%/90%».
Domenica scorsa in questa stessa rubrica è stato nostro ospite Gianni Liviano, invitato ad alcune riunioni del Patto, il quale ci diceva di aver proposto a questa coalizione, quale elemento unificante, la scelta di un candidato sindaco di alto profilo istituzionale ma privo di una riconoscibile appartenenza partitica. Lei personalmente concorda con questo disegno oppure preferirebbe un candidato sindaco più strettamente politico?
«Io ritengo che l’esperienza politica non sia un male, anzi, credo sia un valore aggiunto. Lo dico non perché voglia ritagliare l’identikit del candidato sindaco su una persona. Un po’ di esperienza credo non guasti perché quando si scelgono persone che si sono sempre occupate d’altro, che non hanno esperienza con le istituzioni, fin quando imparano passa del tempo e quindi si commettono anche errori. Ma, fatta questa valutazione, se la domanda è “Serve l’esperienza politica?”, la risposta è che secondo me è importante, soprattutto per gestire un Comune come quello di Taranto. È prioritaria anche su quest’ultimo aspetto la condivisione. Noi abbiamo necessità di una persona, politico o non politico, che metta tutti insieme, perché il tema è la condivisione di un programma abbastanza puntuale, che porti dentro diverse sensibilità. Anche dall’altra parte [lo schieramento di centrosinistra, ndr] ci sono persone di centrodestra che ora ritrovi lì. Se diverse sensibilità oggi si sentono accomunate da un programma condiviso, da un percorso che è già iniziato ormai da un qualche tempo e dalla prospettiva di un candidato che tenga tutti insieme, secondo me la partita non solo si gioca bene, ma si può pure vincere».
A proposito di programmi, lei personalmente quali punti ritiene irrinunciabili per un futuro amministratore di Taranto?
«Sicuramente una condivisione con la città sui temi. Interrogare la città su quello che serve fare. Anche un’impostazione differente di tutta la macchina che serve per la gestione delle opportunità che stanno arrivando. Per capirci, c’è bisogno di una cabina di regia che non sia a Bari, ma che sia a Taranto. Una rivisitazione della macchina con un maggiore coinvolgimento delle professionalità tarantine, quindi un ribaltamento dell’organizzazione, che non deve essere Bari-centrica, ma deve tornare ad essere Taranto-centrica».
A proposito di questa dicotomia Taranto-Bari, ci sono state polemiche anche relativamente alla nomina, da parte sua, del nuovo direttore generale, Marcello Vernola, ex-Presidente della Provincia di Bari. Come risponde a chi ha criticato questo fatto?

«Rispondo con molto piacere. Nel 2021, a gennaio-febbraio (vado a memoria) ho firmato un atto di indirizzo per un avviso pubblico per chi volesse ricoprire la carica di direttore generale in Provincia. Sono arrivate, credo, cinque domande. La mia prima scelta è ricaduta sul dott. Simone Simeone, che ha collaborato con me un po’ di mesi; poi, fortunatamente per lui, ha vinto un concorso, credo proprio al Comune di Taranto, e quindi è andato via; giustamente, perché quello di direttore generale era un incarico a termine. La seconda scelta fu la dottoressa Tiziana Turturici, anche lei di Taranto. Anche lei ha collaborato qualche mese, poi c’è stato il cambio del direttore generale in ASL, stavano anche lì riassegnando le dirigenze e quindi, giustamente aggiungo io, la dottoressa ha ritenuto opportuno occuparsi del suo ufficio da dirigente che ricoprirà per una decina d’anni, rispetto ad un incarico a breve termine. Quindi quella del dott. Vernola, senza volerlo in alcun modo sminuire, fu la terza scelta, fatta anche in base a valutazioni sull’esperienza amministrativa. Se devo prendere un direttore neolaureato a me non serve, perché abbiamo davanti pochi mesi, fin quando si impratichisce non andiamo da nessuna parte; quindi ho puntato sull’esperienza. È vero che l’avvocato Vernola è stato Presidente della Provincia di Bari, e questo per me è un valore aggiunto, perché chi fa il Presidente della Provincia comunque matura esperienza, ma non dimentichiamo anche che è un professore di Diritto amministrativo specializzato in ambiente. In particolare, vorrei che passasse la differenza fra un incarico fiduciario, come può essere quello di assessore o vicesindaco, e un incarico come quello di direttore generale. È diverso pescare da una graduatoria in cui il terzo nome è di Bari, per esempio, rispetto a scegliere un vicesindaco suggerito da Bari. Non ho certamente fatto un bando per prendere qualcuno di Bari. Se fosse stato così l’avrei scelto direttamente due anni fa. È un semplice scorrimento, dimostrabilissimo carte alla mano».
Qualche settimana fa lei ha presentato il masterplan della viabilità per gli interventi che dovranno essere finanziati nell’ambito del Contratto Istituzionale di Sviluppo. In particolare, sappiamo che adesso si sta completando il secondo lotto della tangenziale sud, ma nel masterplan si parla anche della tangenziale nord, una sorta di chimera di cui esistono solo alcuni pezzi, incompiuta da decenni. A che punto siamo?

«Noi abbiamo presentato un progetto di massima, chiedendo il finanziamento rispetto alla tangenziale nord, perché in realtà questa attività non c’è mai stata. Se n’è sempre parlato a spot; arrivava il finanziamento per un pezzettino, si finanziava il pezzettino, ma non c’è mai stato un quadro generale (un masterplan, appunto) grazie al quale dire “A Taranto servono queste infrastrutture, sono strategiche per collegare il versante occidentale della provincia al capoluogo, per collegare il capoluogo alla valle d’Itria”. Il quadro generale non c’è mai stato ed è quello che abbiamo voluto invece realizzare noi con questo masterplan. È ovvio che lo stiamo presentando ad ogni occasione utile di finanziamento. Dovunque vada, qualsiasi occasione mi venga data, propongo di finanziare queste opere».
Va da sé che il tavolo CIS è l’occasione di finanziamento più ghiotta.
«Assolutamente sì».
Spostiamo il discorso ancora più in alto. Lei in questi ultimi anni ha guidato l’ente Provincia. Sappiamo che le province hanno subito, dopo la riforma Delrio, un enorme ridimensionamento di competenze e sono diventate enti di secondo livello dal punto di vista dell’elezione degli organi rappresentativi. Tuttavia, non si è mai arrivati alla loro definitiva abolizione. Dal suo osservatorio privilegiato, lei in che direzione si muoverebbe? Porterebbe a compimento l’abolizione, ritornerebbe indietro o ha delle altre idee ancora diverse?
«Le opzioni sono due. O abolire le province, rimodulando le competenze fra Comune e Regione ed eliminando questo ente intermedio; oppure, come credo che sia meglio, valorizzarlo come ente di area vasta e riassegnargli competenze e soprattutto risorse umane. Soprattutto è importante tornare all’elezione diretta. I cittadini sono già abbastanza lontani dalla politica; se poi alcuni organi, come il presidente della Provincia e il Consiglio Provinciale, sono eletti dai sindaci e dai consiglieri comunali anziché dai cittadini, questo certamente non aiuta».