Transizione digitale ed ecologica, occupazione giovanile e femminile, inclusione sociale, persone fragili, disabilità, attenzione per i non autosufficienti.
Nel ‘Piano nazionale di ripresa e resilienza’ ci sono altre due questioni sottese eppure al centro del documento. Quasi fossero ‘epifenomeni’. Da una parte la legalità, che deve essere garantita in tutto il percorso di attuazione del Pnrr (in cifre 221 miliardi con i fondi complementari), dall’altra la predisposizione di politiche industriali che riescano a valorizzare le imprese locali.
In questa fase di questo percorso il punto è uno solo: rastrellare professionisti per raggiungere gli obiettivi in un momento nella quale sussistono, da più parti, segnali di preoccupazione sul rispetto delle stringenti scadenze fissate dal Pnrr. E così si sta procedendo, in tutto il paese, anche in Puglia, accaparrandosi professionisti per far avanzare i progetti.
Pnrr e Puglia
Infatti, la norma regionale appena varata prevede che: “L’amministrazione regionale titolare di interventi costituirà il Tavolo regionale territoriale e di settore finalizzato e continuo, nel quale sia dato conto delle ricadute sociali, economiche e occupazionali degli investimenti e delle riforme previsti dal Piano nazionale di ripresa e resilienza e dal Piano nazionale per gli investimenti complementari”.
L’occasione di rilanciare il territorio e costruire un futuro diverso deve però avvenire evitando la crescita senza buona occupazione e scongiurare l’ulteriore perdita di posti di lavoro.
Per farlo, in Puglia ma anche altrove, senza un’idea coesa e strategica di interventi, senza la quale difficilmente si potranno focalizzare gli obiettivi verso cui orientare le progettualità e le enormi risorse sarà difficile sostenere la creazione di nuova occupazione.
Le risorse
Al momento le risorse già assegnate sono 3,8 miliardi per i primi bandi che riguardano sanità, asili nidi e scuole, infrastrutture e reti digitali. Una cifra consistente. Una visione complessiva dello sviluppo della Puglia eviterà che le risorse in arrivo, non affrontino e non risolvano i problemi reali della regione: divari di genere, crescita della povertà (prevalentemente giovanile) e occupazione di bassa qualità.
La scelta del consiglio regionale pugliese di selezionare 70 esperti dal profilo “medio” punta in questa direzione. Con questo criterio sono stati scelti: agronomi (6), architetti (6), biologi (2), geologi (6), ingegneri (20) ed esperti in vari campi (20) che vanno dalle “rinnovabili” alle “gestionali”.
Coordinamento e gestione
Le amministrazioni titolari degli interventi dovranno riferire con regolarità l’attuazione dei progetti, le riforme settoriali e i progetti di investimento. Verificare quali saranno le ricadute economiche e sociali sulle filiere produttive e industriali. E quali ricadute (dirette o indirette) ci saranno sulle condizioni di lavoro e sull’occupazione.
A queste “figure” tocca il compito di scongiurare un rischio concreto. Che a beneficiare delle risorse in arrivo non siano le piccole e medie imprese del territorio, ma le “big”, le multinazionali. Se ciò avverrà possiamo dire addio ai sogni di gloria e alle prospettive di sviluppo. Alla creazione di lavoro di qualità e al futuro del territorio, nonostante tutte le “eccellenze” che conosciamo e la sua millenaria Storia, già raccontata.
O continueremo ad essere quello che l’ONU ha scritto in un rapporto parlando di Taranto. “La continua presenza di ZONE DI SACRIFICIO è una macchia sulla coscienza collettiva dell’umanità”.
Per dirla con Caparezza, ora è il momento: “usciamo dal tunnel”.
