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Sono tornate ad accendersi stamane le torce della raffineria Eni di Taranto. L’evento, che è stato visibile anche a grande distanza dal sito, si è verificato intorno alle ore 11:45 circa di oggi, a causa di un disservizio del sistema di generazione elettrica di stabilimento, mentre contestualmente si eseguivano lavori di manutenzione – a cura della società Terna – sul collegamento della Rete di Trasmissione Nazionale.

Ciò ha determinato la fermata degli impianti al momento in esercizio (in quanto parte degli stessi sono attualmente già fermi per manutenzione programmata), la conseguente messa in sicurezza degli stessi, nonché l’attivazione dei sistemi automatici di sicurezza che hanno portato alla conseguente attivazione del Sistema Torce generando una visibilità esterna dell’evento. La società ha reso noto che non si sarebbe registrato alcun danno a persone e a cose. Nel corso del tardo pomeriggio l’azienda ha comunicato il cessato allarme e il riavvio degli impianti non interessati dai lavori di manutenzione.

Di fatto si è trattato del classico blocco della centrale a turbogas per adduzione metano, che comporta la procedura di sicurezza di accensione torce. Un problema, quella della non completa indipendenza elettrica della raffineria, che affonda le radici negli anni 2010 e 2011, quando la società cercò di ottenere la possibilità di un raddoppio dell’ex centrale Enipower (attraverso la realizzazione di una centrale a ciclo combinato da 240 MWe all’interno della Raffineria ENI di Taranto), che viene alimentata da olio combustile e fuel gas esausti della stessa raffineria, che pur avendo ottenuto dal ministero dell’Ambiente il Decreto di Compatibilità ambientale, non vide mai la luce (anche perché legato al famoso progetto di raddoppio della raffinazione e di un metanodotto interno al sito che non vide anch’esso mai la luce). Dopo di che Enipower lasciò Eni nel 2013, che poi presentò un nuovo progetto che prevedeva la costruzione di una centrale di taglia 80 MW.

Secondo le informazioni in nostro possesso, dalla lettura dei primi dati forniti dalle centraline di ARPA Puglia, non sarebbero stati registrati grandi impatti.

Detto ciò, sarebbe auspicabile che l’azienda provasse a rendere lo stabilimento indipendente da un punto di vista energetico, qualora ciò fosse ancora possibile (e non abbiamo elementi in mano che affermino il contrario). Ancora una volta però siamo costretti ad assistere al solito tam tam sui social, su internet, su tutti i siti di informazione nazionali, anche i più seguiti e prestigiosi, che rilanciano la notizia senza alcun approfondimento. Per la gioia dei tanti che ancora oggi traggono ‘giovamento‘ dai problemi di questa città. Ad maiora

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