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Nevoli: «Fiducia in un accordo con Melucci»

Ai nostri microfoni per l’intervista politica della settimana abbiamo Francesco Nevoli (MoVimento 5 Stelle). Già candidato sindaco alla scorsa tornata elettorale, con lui ripercorriamo le ragioni che lo spinsero a dimettersi a febbraio 2019 (leggi qui) e facciamo il punto sul dialogo con il centrosinistra che potrebbe portare il MoVimento ad appoggiare la ricandidatura di Rinaldo Melucci a Palazzo di Città.

Vorrei partire con una domanda che va un attimo nel passato. Nel 2017 lei è stato il candidato sindaco del Movimento 5 stelle, ha vissuto la sua attività come consigliere comunale dopodiché, a inizio 2019, ha rassegnato le proprie dimissioni, segnando di fatto la scomparsa del MoVimento dalla massima assise cittadina, perché l’altro consigliere Massimo Battista era già uscito dal gruppo qualche tempo prima e la consigliera che le è subentrata, Rita Corvace, si è dichiarata indipendente. Cosa la spinse a quella decisione e cosa l’ha spinta comunque a rimanere in ogni caso vicino al MoVimento 5 Stelle e a tornare oggi?

«Innanzitutto, preciso che io non parteciperò a queste elezioni come candidato. Mi ha spinto a quella decisione l’aver constatato che non c’erano oggettivamente le condizioni per continuare, sia per questioni di carattere personale che per questioni di carattere politico. Per rispetto nei confronti dei cittadini che mi hanno dato fiducia ho lasciato. Io presi 2855 voti in più rispetto alla lista del MoVimento 5 Stelle, però per quelle che sono le dinamiche del voto, chi vota Nevoli come candidato sindaco naturalmente vota Nevoli in quanto è il candidato sindaco del M5S, per cui io ho ritenuto in quel momento che l’unica cosa coerente da fare fosse ringraziare tutti i cittadini che mi avevano dato fiducia e ritirarmi alla mia attività professionale, non già abbracciare altre bandiere o fare un percorso di carattere diverso, pur senza biasimare chi l’ha pensata diversamente. Posso dirle che Massimo Battista, con estrema onestà, mi ha incontrato qualche giorno prima di fare il suo passaggio al gruppo misto, invitandomi ad andare con lui e dicendomi: “Ci sono state mille persone che hanno scritto sulla scheda elettorale il mio nome, per cui quelli sono voti miei, io non ritengo di tradire alcuno se lascio il MoVimento 5 Stelle”. Io gli ho detto «Massimo, tu fai questa tua valutazione, io la rispetto, però io sono stato il candidato sindaco”. Lui mi disse: “Guarda che tu addirittura ne hai presi quasi tremila di voti in più rispetto alla lista, quindi quelle sono preferenze tue”, al che io ho risposto che allo stato delle cose ritenevo o di rimanere o di tornarmene a casa da dove ero venuto, ma non di fare un percorso politico diverso da quello che è proprio del Movimento 5 stelle. Quindi in buona sostanza lui poi intraprese questa strada, decidendo di andare nel misto. Io sono rimasto per un po’ di tempo e a febbraio mi dimisi. Ricordo bene questa data perché c’era stato qualche giorno prima un incontro a Roma che aveva in buona sostanza segnato quella che sarebbe stata poi la mia decisione».

«Perché sono ritornato? Che cosa è cambiato rispetto ad allora? È cambiato rispetto ad allora che Mario Turco ha assunto un ruolo di vertice all’interno del MoVimento 5 Stelle. Mario Turco al quale sono legato da amicizia che risale a prima che entrambi decidessimo di fare politica. La stima che ripongo in lui come persona, prima ancora che come professionista, mi ha spinto ad assecondare le sue sollecitazioni. Mi ha chiesto se potesse interessarmi la possibilità di ricostruire il MoVimento 5 Stelle a Taranto intorno alla sua figura. Movimento al quale io, comunque, sono sempre rimasto iscritto, quindi ho continuato anche a votare in piattaforma, su Rousseau prima e sull’attuale piattaforma dopo. Ho riscontrato che il M5S non è più quello di un tempo, cioè quello del momento in cui ho rassegnato le dimissioni».

Ricordiamo che in quel momento, giusto per tracciare un quadro, era in carica il cosiddetto Governo gialloverde…

«Esatto. E allora se la dobbiamo dire tutta io già quel governo gialloverde l’ho digerito con molti mal di pancia, accettandolo solo ed esclusivamente perché nel contratto di governo che si fece con la Lega era previsto un impegno sull’Ilva di Taranto. Fu inserito nel contratto di governo, su nostra sollecitazione da Taranto, quello che noi avevamo detto durante la campagna elettorale, cioè chiusura delle fonti inquinanti, riconversione economica e sociale del territorio, reimpiego dei lavoratori nelle bonifiche».

Adesso, diceva prima, c’è un quadro diverso.

«Nel periodo in cui ero organico all’interno del MoVimento 5 Stelle, io vivevo tutte le tensioni che scaturivano dal fatto che non ci fosse un’organizzazione. Il M5S era per certi versi anche ostaggio di gruppi e gruppetti che si venivano a formare nei territori. Non dimentichiamo che io feci una campagna elettorale di poco più di venti giorni nel 2017; superai le votazioni online, le cosiddette “comunarie”, il 5 maggio del 2017 e si andò a votare l’11 giugno. Perché si arrivò così tardi per le comunarie? Perché c’erano continue spinte da una parte e dall’altra parte di questi vari gruppetti che si erano formati sui territori. Alla fine io vinsi le comunarie, ma facendo una campagna elettorale senza disporre di somme (noi facemmo tutto quanto con autofinanziamento). Quindi fai una campagna elettorale con le armi spuntate, hai poco tempo a disposizione… fu anche un risultato che obiettivamente io neanche mi aspettavo così rotondo in quel momento».

Oggi, diceva lei prima, il quadro è diverso con la presenza centrale del senatore Turco.

«C’è la presenza centrale di Giuseppe Conte innanzitutto, che comunque ha dimostrato nel corso soprattutto del governo Conte II di essere un leader, di essere una persona che ha adottato delle decisioni molto importanti, che andavano anche ad impattare sui diritti di cittadini. Ha avuto il coraggio di fare, ha dimostrato autorevolezza. È una persona nella quale, credo, tantissimi cittadini hanno riposto fiducia in quel momento particolare che è stato quello dell’inizio della pandemia. Ora, a Taranto questo legame diretto che c’è tra Conte e Turco fa sì che il MoVimento si stia ricostruendo a Taranto proprio intorno alla figura di Mario Turco, il quale ha fatto avvicinare a sé tantissime persone assolutamente nuove. Ci sono sì i vecchi attivisti, quelli del meetup di via Dante per intenderci, ma ci sono persone nuove anche in termini di capacità professionali, di capacità di proporre temi che non siano gli slogan di un tempo, perché il MoVimento 5 stelle ha superato il guado degli slogan sempre e comunque. Adesso si va per fatti concreti. Intorno a Turco si sta ricostruendo il MoVimento 5 stelle, abbiamo creato un gruppo che in qualche maniera è emanazione del “Cantiere delle idee”, che anche questa è iniziativa di Mario Turco che proviene addirittura dalla sua esperienza universitaria. È un incubatore di idee e c’è stato una sorta di travaso di elementi dal Cantiere delle idee al MoVimento 5 Stelle, tant’è che la lista che stiamo andando a formare è composta prevalentemente da persone che sono entrate prima nel Cantiere delle idee e adesso sono ben liete di partecipare a questo progetto, che ripeto si costruisce intorno alla figura di Mario Turco».

Turco è stato una figura centrale del secondo governo Conte, cosiddetto giallorosso mantenendo la metafora cromatica. Nella nota diramata ieri, proprio a firma di Mario Turco, si dichiara che anche a livello locale il M5S guarda ad un’alleanza con il centrosinistra, che ha schierato come proprio candidato l’ex sindaco Rinaldo Melucci. Concretamente che cosa significa che il MoVimento 5 stelle guarda al centrosinistra? State lavorando nella direzione di un’alleanza organica già al primo turno?

«L’auspicio è quello. Non è una decisione personale di Turco ma dell’assemblea, alla quale hanno partecipato anche i nostri sindaci, vari consiglieri comunali. C’è stata la condivisione da parte del vicepresidente, degli amministratori locali, della base, e con base intendendo sia gli attivisti storici, quelli che mi hanno sostenuto nel 2017 che erano emanazione diretta del meetup di via Dante, sia i simpatizzanti, perché le nostre assemblee sono aperte a tutti. Le dico di più, nell’ambito del Cantiere delle idee ci sono anche persone che non sono iscritte al MoVimento 5 Stelle e che al momento ancora non hanno maturato la decisione di iscriversi, non per questo li tagliamo fuori. Erano presenti anche alla riunione. C’è stata condivisione da parte di tutti, si è fatta una valutazione a 360° di quella che è la situazione».

«La decisione di provare questo percorso di condivisione di un programma con il centrosinistra non è maturata facendo un confronto tra Melucci e Musillo (al quale io sono legato da un rapporto di conoscenza ultraventennale), giusto per intenderci. Si sono fatte delle valutazioni di carattere molto più ampio. Si è partiti dal fatto che l’alleanza di centrodestra, che vede Walter Musillo come suo candidato sindaco (leggi qui), al di là delle questioni relative al fatto che l’elettore di centrodestra potrà avere difficoltà a votare per un ex segretario del Partito Democratico. al di là del fatto che Musillo quando si è presentato alle regionali ha detto “la Puglia non si Lega”, invece adesso si sta legando, il problema di fondo politico per noi è che in quella coalizione ci sono Fratelli d’Italia e Lega, con i quali noi non potremmo mai entrare in coalizione. Attenzione, questo per disposizioni nazionali, ma anche la Lega ha la stessa disposizione in virtù della quale non può fare accordi con noi, quindi diciamo che c’è anche una condizione di reciprocità da questo punto di vista. In più, abbiamo riscontrato che qualche esponente di Forza Italia si è lasciato andare anche a delle improvvide esternazioni sui social contro di noi, assolutamente gratuite. Quindi siamo partiti escludendo la possibilità di un’alleanza con quella coalizione. Al che abbiamo detto: “spostiamoci dall’altra parte”. Dall’altra parte abbiamo riscontrato da parte del sindaco uscente Rinaldo Melucci, un’apertura che non proviene dal comunicato fatto ieri o l’altro ieri, ma un’apertura nei confronti del significativo lavoro che ha fatto Mario Turco per Taranto sin da prima. Il sindaco Melucci ha valorizzato il lavoro fatto da Turco nell’ambito del CIS nel momento in cui ha avuto la carica di Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio. In più, abbiamo verificato che Melucci ha ampliato ancora di più questa disponibilità dicendo che la visione di sviluppo di Taranto deve includere tutti i progetti del Cantiere Taranto. quando si parla di “Cantiere Taranto” questa è un’espressione caratterizzante».

Ricordiamo che fu l’espressione lanciata da Conte durante la sua prima visita a Taranto (leggi anche qui per approfondire).

«Quindi Cantiere Taranto cosa vuol dire? Vuol dire la visione che il governo Conte II e che Mario Turco ha avuto e ha di Taranto e che in buona sostanza, secondo noi del MoVimento 5 Stelle, deve rappresentare anche il faro dell’azione amministrativa. Le dico la verità, quando c’è stata l’interlocuzione con Patto per Taranto noi di programmi non abbiamo parlato, cioè non abbiamo sentito parlare di programmi dall’altra parte».

«Per noi è stato uno smacco perdere l’acquario green. È stato uno smacco colossale perché quello è un investimento ad elevato moltiplicatore, che consente non soltanto di creare una struttura che magari può essere visitata dai turisti, ma permette di riqualificare l’area sulla quale si doveva andare e si deve andare a realizzare l’acquario, perché per noi è solo posticipato l’investimento. Noi chiederemo a Melucci di inserire tutti i progetti del cantiere Taranto all’interno del suo programma elettorale. Il percorso di condivisione vuol dire entrare alla pari nella coalizione. Noi capiamo che Melucci ha già avviato, anche con ecosistema Taranto, un percorso, ha la sua visione di città, ma noi riteniamo che la sua visione di città possa essere integrata dalla nostra visione di città così da essere complementari. Non ci appartengono queste logiche per cui andiamo da soli al primo turno e poi il ballottaggio convergiamo. Se si crea l’intesa basata sui contenuti noi in coalizione ci stiamo dal primo momento. Queste sono vecchie logiche, sono un po’ in buona sostanza forse anche le logiche che hanno portato 17 persone a staccare la spina a Melucci. Lui stesso ha parlato di ricatto, non è un’espressione mia, ma quando si parla di ricatto forse si allude a queste dinamiche. Sono queste le logiche che poi, ritengo, hanno condizionato anche l’azione amministrativa di Melucci. Questa condivisione col centrosinistra è una condivisione che già abbiamo trovato per le provinciali, per esempio. Con le provinciali c’è stata la lista unica (leggi qui) ma siamo stati proprio noi del M5S a chiamare gli altri al tavolo, abbiamo chiesto noi alle forze che possono in qualche maniera sentirsi parte di un fronte progressista di sedersi al tavolo, vedere se ci potesse essere condivisione, fare un programma comune e fare quindi la lista. Questo è, tant’è che Turco ha rilanciato anche nel suo comunicato il contratto dei cittadini. Lui vorrebbe arrivare a stipulare proprio un contratto su punti programmatici con le altre forze della possibile alleanza».

L’uso della parola contratto rievoca esperienze del passato, fra cui anche quella del governo gialloverde che mi è parso di intuire a lei non sia piaciuta particolarmente…

«È un punto di vista personale, ma è così».

Ma al di là della mera questione terminologica, lei ha chiarito in maniera molto efficace i motivi che vi stanno spingendo verso questa convergenza con la coalizione di centrosinistra. Quali sono invece i motivi che potrebbero frenare questo processo?

«Se trovassimo chiusura rispetto a quelli che sono i nostri temi. Quando noi ci siamo andati a sedere con i vari schiarimenti abbiamo posto le nostre condizioni. La prima di queste condizioni è quella del rispetto del concetto etico, che non dobbiamo rispettare soltanto noi della lista ma chiediamo che debbano essere rispettate queste condizioni anche da tutti i soggetti che fanno parte della coalizione».

Cosa prevede questo codice etico?

«Non abbiamo ancora gettato giù delle regole. Quello che le posso anticipare è che noi vorremmo andare oltre la legge Severino. La legge Severino prevede che con la condanna di primo grado ci sia l’automatica sospensione degli amministratori. Noi riteniamo che ci siano delle situazioni che debbano determinare, quantomeno per opportunità politica, la incandidabilità del soggetto. Poi andremo a valutare con gli altri soggetti che fanno parte della coalizione, però per noi il codice etico è fondamentale. Consideri che i nostri candidati devono essere tutti assolutamente incensurati. Ora, vorremmo anche evitare che magari si possa candidare qualche soggetto che ha un rinvio a giudizio per reati in relazione ai quali vi sia quantomeno una situazione di inopportunità di carattere politico a candidarsi».

Nelle scorse settimane abbiamo avuto in questa rubrica un paio di esponenti del PD, ai quali ho fatto una domanda che adesso pongo anche a lei: se la sentirebbe di sbilanciarsi su una percentuale di riuscita di questa alleanza? Quanto è probabile che il Movimento 5 stelle sostenga la ricandidatura di Rinaldo Melucci?

«No, non mi sento in grado di dare delle percentuali. Diciamo che proveremo a lavorare per cercare di trovare una condivisione sul programma e io sono fiducioso del fatto che si possa addivenire a un a una coalizione all’interno della quale ci sia anche il MoVimento 5 Stelle, però previsioni percentuali non mi sento di farne. Sono ottimista, ecco, diciamo così; sono decisamente ottimista sulla riuscita di questo percorso di condivisione, determinato dalle aperture che ha dimostrato Rinaldo Melucci nel passato anche recente rispetto alle nostre richieste, rispetto all’azione politica svolta da Mario Turco».

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