Tanti palloncini gialli e blu, i colori nazionali, sorretti dai presenti; i canti tradizionali diffusi dall’altoparlante che risuonano solenni tra le navate della chiesa, lo stemma di quella sfortunata nazione sull’altare: quasi un pezzo di Ucraina si è trasferito tra i due mari nella veglia di preghiera per la pace, svoltasi giovedì pomeriggio in San Pasquale a cura di Migrantes diocesana e “Stella Maris-Apostolato del mare”.
“Ho organizzato in brevissimo tempo questo momento di preghiera sollecitata dalle nostre assistite, terrorizzate dall’imminenza della guerra, purtroppo iniziata, – spiega Marisa Metrangolo, direttrice diocesana di Migrantes – e che volevano trovare conforto e speranza nella preghiera comune. Fra Vincenzo Chirico, parroco alla San Pasquale, ci ha offerto subito grande disponibilità e lo ringrazio vivamente assieme ai volontari della Protezione civile per il servizio d’ordine”.
Le donne ucraine lavorano quasi tutte come badanti nelle famiglie tarantine “In Ucraina le donne sono quelle che partono perchè in quella cultura matriarcale sono proprio loro che hanno la responsabilità di portare benessere nelle loro famiglie” – spiega don Ezio Succa, cappellano al porto, che ha condotto l’incontro assieme a fra Vincenzo, fra Francesco Zecca, don Massimo Caramia e padre Gianni Zampini, superiore dei saveriani.
Davanti all’altare di Sant’Egidio, una donna in lacrime, racconta dei genitori rimasti in patria e che vorrebbe tanto far partire, avendo paura per la loro incolumità. Le parole le muoiono in gola per il dolore enon ce la fa a continuare il discorso.
Dice Alyna Lysun. “In Ucraina ho i miei familiari. E’ tutto il giorno che sono in contatto con loro, ascoltando il racconto di questo orrore .Hanno paura, molta. Non dimenticheranno tanto presto il rombo degli aerei sulla città,le bombe che centrano gli obiettivi militari, vicino alle nostre case. Ci sono tanti feriti in strada. E’ terribile!”
“Alleprime ore del mattino i russi hanno bombardato la città di Crivourag, dove vivono mia zia e mia cugina, che mi hanno subito chiamata. Erano terrorizzate. Mi hanno detto che sembrava il terremoto. Vogliono subito abbandonare la città, nella speranza che questa guerra abbia presto termine e possano farvi ritorno” – afferma Ludmilla Bezsmolina.
Interviene Oxana Orel: “La mia famiglia si trova a Vinnytsia, nell’Ucraina centrale. Stamattina è stato un brutto risveglio. Dalle cinque di mattina hanno iniziato a bombardare, tante le vittime. Mia sorella si è svegliata di soprassalto per una bomba caduta nelle vicinanze. Non ci aspettavamo l’intervento militare e speravamo che fossero solo minacce verso i nostri governanti. Sapete, il mio meraviglioso Paese è molto pacifico, non meritava tutto questo. Speriamo che Gesù, sollecitato dalle nostre preghiere, intervenga e faccia fermare questa strage. Siamo tutte preoccupate. Parecchie di noi hanno i figli in patria. Che il Cielo ci aiuti!”
Anche una donna russa, Anna Racheva, partecipa all’incontro di preghiera: “Ho voluto portare la mia vicinanza, condividendo il dolore, alle mie amiche ucraine, con cui mi ritrovo spesso nel tempo libero. Non avrei voluto che succedesse questo. Speriamo che la guerra abbia termine al più presto e torni la pace nelle nostre terre. Dio verrà in nostro soccorso!”
Veniamo avvicinati da un uomo che premette subito di essere italiano, parente di una delle intervistate. Così dice: “Non pensate, voi tarantini, di essere poco interessati dal conflitto. La città è un’importante base militare e potrebbe essere obiettivo principale di un eventuale (e speriamo lontana ipotesi) bombardamento aereo. Fra l’altro ci sono anche i depositi Eni che, se centrati dalle bombe, potrebbero provocare una strage immane. Quindi, non smettiamo pregare che è meglio”.

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