A distanza di oltre un mese, abbiamo potuto leggere il verbale con il resoconto dell’incontro tavolo riservato alle istituzioni, convocato dal Commissario Straordinario per le bonifiche, il prefetto Demetrio Martino, con all’ordine del giorno la bonifica del I seno del Mar Piccolo. A quella riunione, come riportammo nell’articolo che linkiamo qui sotto per chi se lo fosse perso, erano presenti, oltre allo stesso Martino, la Regione Puglia, la Provincia di Taranto, il Comune di Taranto, l’Asl di Taranto, ARPA Puglia e la Capitaneria di Porto.
(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2022/01/21/1bonifica-mar-piccolo-arrivera-la-svolta/)
Le convinzioni del prefetto Martino…
Una lettura, quella del verbale, molto interessante, perché ci permette di cogliere dalla viva voce (seppur trascritta) dei presenti, il pensiero e la posizione delle varie istituzioni del territorio su un tema così delicato.
A partire dal Commissario straordinario, il prefetto Martino, che durante l’incontro ha ribadito ciò che in realtà affermò lo scorso 15 novembre, quando fu audito in via informale dalla V commissione Bilancio, Tesoro e Programmazione della Camera dei Deputati. Audizione durante la quale annunciò di aver deciso di “sospendere e bloccare la gara“ del Partenariato per l’innovazione, prevista dal bando per l’affidamento della progettazione definitiva ed esecutiva e della realizzazione degli interventidi risanamento ambientale e messa in sicurezza dei sedimenti nelle aree prioritarie del Mar Piccolo di Taranto seno I mediante dimostrazione tecnologica.
Alla base di tale decisione, c’è il seguente ragionamento: che l’unica procedura di gara per l’instaurazione di un partenariato per l’innovazione avviata dall’ex commissario Vera Corbelli, per la quale è stata impegnata una spesa di circa 40 milioni di euro, non risulterebbe, a detta del Commissario, avere alcun impatto migliorativo né sulla coltivazione dei mitili né sulla bonifica del Mar Piccolo in generale. Questo in quanto l’attività di bonifica riguarderebbe circa 15 ettari, in una zona in cui si trovano gli allevamenti. Sempre secondo il Commissario Martino, dalla documentazione da lui consultata non risulterebbe che a monte della procedura di gara vi sia stata la validazione delle opere da parte di Arpa Puglia, dell’ Asl di Taranto, del Comune ma soprattutto non risulterebbe esserci il nulla osta del MITE. Ritenendolo sostanzialmente un intervento sperimentale su una piccola porzione del Mar Piccolo, ha quindi deciso di voler bloccare l’intervento non ritenendolo conforme
alle finalità del Commissario. Sempre secondo una sua interpretazione della documentazione alla base del progetto, non sarebbe consentito spendere 40 milioni di euro per un presumibile rischio che con tale sperimentazione si correrebbe. Addirittura, ipotizzando di estendere l’intervento a tutto il I seno del Mar Piccolo, secondo il Commissario Martino si dovrebbe impegnare una cifra che si aggira attorno al miliardo e mezzo di euro, senza la certezza di un miglioramento delle condizioni né del Mar Piccolo né degli allevamenti. Il rimedio messo in campo dalla dott.ssa Corbelli non sarebbe affatto chiaro e per questo è stato chiesto al presidente del Tavolo CIS di Taranto di riprogrammare queste risorse, liberandole dal vincolo della gara indetta dall’ex Commissario, lasciandole disponibili sempre per il Mar Piccolo ma con interventi che abbiano alta probabilità di miglioramento delle condizioni della miticoltura e dell’ambiente con un’attenta analisi di costi/benefici. Avendo registrato un primo parere favorevole del Tavolo Cis, il Commissario ha quindi ritenuto opportuno sentire le parti presenti al tavolo su cosa si possa fare per migliorare il I seno e, se e come si possa rendere questa spesa pubblica un moltiplicatore di benefici per l’intera area di Taranto.
Ora. Come abbiamo sempre riportato su questo giornale, con tutto il rispetto per il ruolo del prefetto in qualità di Commissario, ancora oggi non è dato sapere chi siano le sue fonti visto che, com’è gusto che sia, lo stesso non ha, e non potrebbe essere altrimenti, le competenze per valutare un processo così complesso come quello della bonifica del Mar Piccolo. Né le conoscenze per dedurre tali considerazioni da un documentazione redatta da tecnici specializzati nel settore. La sensazione, che abbiamo da sempre, è che inevitabilmente il prefetto stia ripercorrendo le orme di chi, quasi due anni fa, ha deciso di non rinnovare l’incarico alla dottoressa Corbelli, mandando all’aria un lavoro di ben sei anni. Giusto per rinfrescare la memoria, questo avvenne nell’estate del 2020, durante il governo Conte II, quando il CIS di Taranto era sotto la guida del senatore del Movimento 5 Stelle Mario Turco, che in merito al lavoro svolto dalla Corbelli si era allineato alle posizioni di forti critiche enunciate a più riprese negli anni dal governatore Michele Emiliano, dal suo ex braccio destro in Regione, l’ing. Barbara Valenzano, e dall’ex sindaco Rinaldo Melucci.
(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2022/01/29/bonifica-mar-piccolo-pressing-sul-commissario2/)
…e la politica che latita, tra inquinamento e controlli e mancate decisioni
Comune di Taranto rappresentato per l’occasione dal Commissario per la gestione provvisoria del Comune di Taranto dott. Vincenzo Cardellicchio, il quale ha sentito di condividere pienamente sia le preoccupazioni sia le prospettazioni enunciate dal Commissario. In particolar modo sul fronte del settore della mitlicoltura, profondamente colpito e danneggiato dall’inquinamento dei sedimenti. Cardellicchio ha quindi ricordato che il Piano Coste del Comune di Taranto è una pianificazione a valle dell’ordinanza del Presidente della Regione e suggerito di intensificare la collaborazione con la Capitaneria di Porto, per il controllo del territorio e degli allevamenti. Ricordando come il Tribunale di Taranto si sia già pronunciato sul tema dei sequestri, ritenendoli legittimi. L’unica strada percorribile, a detta del commissario prefettizio, sarebbe quella di cercare di fare chiarezza tecnica su quantità e qualità dei pericoli sanitari presenti in mare essendo il prodotto frutto del fondale. Il seno piccolo per varie ragioni è più appetibile ed i miticoltori non si spostano anche per i costi alti e per l’incertezza di ricevere la licenza: un sostegno economico allo spostamento potrebbe essere una strada se si dessero garanzie di poter proseguire l’attività.
La questione infatti, come abbiamo più volte ricordato in questi mesi, collide con l’ordinanza n. 188/2016 emessa dal Presidente della Regione Puglia, che dispose il divieto di prelievo e commercializzazione dei mitili presenti nel Primo Seno del Mar Piccolo. Lasciando consentito l’allevamento del novellame ed il suo spostamento previo campionamento ufficiale ed esiti di conformità, entro il 31 Marzo di ogni anno. Poi anticipato al 28 febbraio dopo i rilevamenti della Asl di Taranto ed i superamenti per PCB non-DL registrati nel mese di marzo 2018.
Una situazione rimasta inalterata negli anni, come hanno confermato il Direttore sanitario della Asl e i Dirigenti Veterinari presenti all’incontro (Dott. Vito Gregorio Colacicco, Direttore sanitario della Asl di Taranto, il dott. Ettore Franco, Direttore Siav Area c – Igiene Degli Allevamenti e Produzioni Zootecniche e il dott. Fabrizio Basile, Dirigente veterinario Servizi Veterinari di Igiene degli Alimenti di Origine Animale Area). Negli ultimi 11 anni l’andamento della contaminazione dei molluschi risulta infatti essere stazionario (condizione di rischio sanitario non è stata invece rilevata nella produzione delle ostriche). Mentre per gli allevamenti terrestri la contaminazione è in diminuzione, in acqua il trend è stazionario per diverse cause. I mitili sono e restano contaminati. Non si riesce a prevenire perché la sostanza è in sospensione, non è sciolta. Queste piccolissime parti di sedimenti si depositano all’interno dei molluschi in ragione della necessità, per questi organismi, di filtrare l’acqua marina per trarne nutrimento. Naturalmente il deposito di particelle inquinanti si verifica nella fase di maggiore accrescimento dei mitili e cioè nella fase adulta. Questa condizione giustifica quindi la disposizione dell’ordinanza regionale che, ai fini della sicurezza alimentare, non consente di mantenere gli allevamenti nel primo seno del Mar Piccolo oltre il 28 febbraio di ogni anno. Se si supera il limite di legge il mitile va distrutto. Nel periodo estivo normalmente si assiste a questo superamento del limite negli allevamenti che non rispettano l’ordinanza regionale.
Questo ovviamente comporta il controllo da parte della Capitaneria di Porto oltre che della Asl sugli allevamenti, oltre al controllo dell’immissione sul mercato di cozze con presenza di inquinanti intervenendo sia sugli allevamenti e sulla lavorazione sia sulla ristorazione e sulle attività commerciali di vendita al dettaglio.
Il problema è che gli operatori regolari del I seno sono pochissimi e, pertanto, le richieste di spostamento arrivano solo da 4/5 cooperative. Il resto, purtroppo, restano abusivi. Il problema è che il II seno biologicamente non potrebbe sostenere tutti gli spostamenti perché si surriscalda, e presenta problemi di temperatura e di ossigeno. Né è possibile spostare la coltivazione nel Mar Grande in quanto il prodotto non crescerebbe, hanno confermato i Dirigenti Veterinari della ASL di Taranto.
Certo, come suggerito da ARPA Puglia, ci sarebbero anche delle soluzioni temporanee da seguire. Quanto alle problematiche del secondo seno del Mar Piccolo durante i mesi più caldi, è stato suggerito l’utilizzo di una tipologia di allevamento, laddove possibile, che preveda lo spostamento lungo la colonna d’acqua dei filari in caso di alte temperature superficiali, in quanto gli strati di acqua più profondi sono quelli generalmente più freddi, e quindi con una maggiore concentrazione di ossigeno grazie al processo fisico di diffusione dei gas. È chiaro però che tale soluzione è da sperimentare a livello sito-specifico, ma sarebbe molto utile nei mesi estivi per garantire temperature idonee e il necessario apporto di ossigeno per i mitili, anche solo portandoli a mezzo metro di profondità in più. Ma anche questo richiede inevitabilmente tecnologia appropriata.
(rileggi l’articolo sull’ultima riunione del Cis dello scorso luglio https://www.corriereditaranto.it/2021/07/14/cis-taranto-la-vera-partita-e-sulle-bonifiche-1/)
La questione tocca direttamente la Capitaneria di Porto (presente C.V. Diego Tomat, Comandante della Capitaneria di Porto di Taranto), che ha confermato come l’attività di vigilanza si sia intensificata e che gli impianti abusivi siano stati sequestrati, nonostante negli ultimi tempi si registri una ripresa dell’attività abusiva. La soluzione, è stato sostenuto durante l’incontro, sarebbe giungere alla rimozione totale o all’emersione con richiesta di sanatoria. Dal lavoro fatto è emersa la sussistenza di un grande squilibrio tra I e II seno. Non c’è nessuno studio che indichi quanto prodotto si possa mettere nel I seno per poi trasferirlo nel II. Tra l’altro sembrerebbe che quello che c’è nel I seno è quasi di più di quello che c’è nel II. Secondo la Capitaneria un ruolo importante è quello delle cooperative che dovrebbero fare squadra per addivenire ad una gestione regolare delle miticoltura. Per la Capitaneria c’è in sintesi un’occupazione selvaggia di tutte le aree, con punti di partenza a terra che sono ben visibili e da cui parte tutto, oltre alla presenza di impianti abusivi anche nel II seno. Soltanto l’anno scorso sono stati sequestrati 50 tonnellate di prodotto fresco e non tracciato.
La Regione Puglia era rappresentata per l’occasione dall’assessore regionale all’Agricoltura, industria agroalimentare, risorse agroalimentari, riforma fondiaria, caccia e pesca, foreste Donato Pentassuglia. Il quale ha mostrato la sua contrarietà per la gestione di un tema, quello della mitilicoltura, sul quale da troppi anni si assiste ad una sorta di scarica barile su chi deve prendere una decisione. Pentassuglia ha lasciato intendere che a tutt’oggi non è dato capire se esista o meno una soluzione che permetta di chiarire chi debba fare cosa e come si possa risolvere il problema. A questo compito devono assolvere tutte le istituzioni che devono finalmente uscire dall’anonimato. E che prima di arrivare a porre la questione sul tavolo del CIS di Taranto, bisognerebbe richiamare in causa i ministeri competenti e chiedere loro un parere, individuare un regista unico e che prima di decidere su come eventualmente rimodulare le risorse stanziate per il Mar Piccolo, tutti dovranno essere a conoscenza ed esprimersi su questa eventualità.
Di poche parole anche l’intervento dell’ing. Emiliano Morrone, Funzionario tecnico della Provincia di Taranto che ha ovviamente condiviso tutte le valutazioni di ARPA e sottolineato come qualsiasi intervento sul tema non possa prescindere dalla convocazione di una conferenza di servizi tra tutte le parti coinvolte.
(leggi l’articolo sull’udienza del processo ‘Ambiente Svenduto’ in merito all’inquinamento del Mar Piccolo https://www.corriereditaranto.it/2020/02/24/ambiente-svenduto-le-verita-taciute-sul-mar-piccolo/)
Per l’ARPA si può bonificare con il dragaggio. Cappping blando, per il fitorimedio ci vorrebbero 400 anni…
Detto ciò, il problema irrisolto resta quello di sempre: come ottemperare agli “Interventi MISE per la rimozione dei sedimenti contaminati da PCB nel I seno del Mar Piccolo in corrispondenza delle aree di mitilicoltura” previsti dal Protocollo d’intesa 26 luglio 2012.
Sul punto, inevitabilmente, è stata l’ARPA Puglia a fare chiarezza. E a dire come stanno effettivamente le cose, oltre a confermare come non vi siano al momento elementi nuovi affinché venga modificata l’ordinanza regionale del 2016, in quanto il ciclo di inquinamento dei mitili si ripete invariato negli anni, così come non siano di fatto realmente percorribili l’aternativa del II Seno o del trasferimento in Mar Grande. L’unico dato positivo è la riduzione nel corso degli anni dell’apporto inquinante delle diverse sorgenti primarie (ricordiamo che i sedimenti sono una sorgente secondaria in quanto ricevono l’inquinante da altre fonti), grazie alle diminuzioni dei livelli di inquinamento ambientale e dello
sporcamento in generale delle superfici che dilavano nel Mar Piccolo, oltre al migliore controllo attuale degli scarichi autorizzati.
Detto ciò, la domanda di sempre è: che fare? Secondo ARPA Puglia, bisogna innanzitutto partire dal presupposto che nelle bonifiche c’è una scala gerarchica che va dall’intervento più efficace, rappresentato dalla rimozione totale della sorgente, fino ad arrivare all’ultimo che è la messa in sicurezza permanente, il cosiddetto tombamento, che è il meno desiderabile. La bonifica migliore è ovviamente la rimozione della sorgente, che per ARPA Puglia potrebbe avvenire per dragaggio fino a raggiungimento delle concentrazioni di legge, che deve essere fatta soprattutto nei punti più critici che sono noti. Qualsiasi bonifica si intenda fare, è stato spiegato, anche solo quella blanda del capping, non sarebbe possibile farla contestualmente all’attività dei miticoltori. Gli interventi di aspirazione del sedimento non sono particolarmente complicati, ve ne sono diversi in corso nei mari di Taranto, ma per il Mar Piccolo bisogna tenere conto della peculiarità dello specchio d’acqua. In ogni caso pur volendo prendere in considerazione la rimozione totale, a discapito delle attività che subirebbero giocoforza una interruzione, si dovrebbe tener conto del fatto che per operare su tutto il Mar Piccolo il budget indicato dal Prefetto (pari a 40 milioni di euro), potrebbe non essere sufficiente. Aggiunge che il precedente progetto di dragaggio, quello dell’ex ministro Matteolinel 2006, che aveva già percorso il suo iter di autorizzazione, si attestava su cifre di poco superiori (pari a quasi 50 milioni di euro).
Ed è proprio qui che c’è il nocciolo di tutta la questione. Che da anni viene volutamente ignorata o tenuta nascosta. Ovvero che per intervenire nel I Seno bisognerebbe bloccare qualunque tipo di attività. Il che chiamerebbe la politica ad una scelta importante, fondamentale, oltre che a prendere provvedimenti importanti a sostengo dei mitilicoltori e delle cooperative.
Ma come avvenuto già nel 2006, quando nei confronti dell’ipotesi dragaggio vi fu una sollevazione, anche durante la riunione dello scorso 20 gennaio, il Comune di Taranto ha opposto il suo niet attraverso l’architetto Netti. Che ritiene a suo dire incompatibili con le peculiarità del Mar Piccolo, gli interventi di aspirazione dei sedimenti, in quanto nel Mar Piccolo è presente un ecosistema prezioso ma anche molto fragile caratterizzato dalla presenza di specie rare quali i cavallucci marini e le meduse. Oltre al fatto che gli interventi di aspirazione azzererebbero per molto tempo il sistema produttivo. Secondo l’architetto Netti sarebbero cinque i passi da fare: la tracciatura del prodotto, verificare a chi appartiene, normalizzare e legittimare le concessioni demaniali del primo e del secondo seno, intensificare i controlli e creare sicuri punti di sbarco. Ma di bonifica, nemmeno a parlarne.
Il problema, come sostenuto da ARPA Puglia, è che se qualcuno non decide quale sia la pianificazione delle attività da svolgere nel Mar Piccolo non si può fare alcuna ipotesi concreta. Alla base di tutto c’è la scelta da fare sulla destinazione d’uso del bacino. Nel 2014 APRA Puglia con risorse minime in pochi mesi aveva elaborato un modello concettuale in cui si davano delle risposte e si ipotizzavano tre modalità di intervento potenzialmente applicabili (dragaggio, capping e fitorimedio, con i pro e i contro) compresa la simulazione modellistica delle conseguenze di localizzati interventi di dragaggio. Ma il punto da cui partire è sempre lo stesso: cosa si vuol fare del Mar Piccolo? Infatti, nell’ottica della pianificazione dello spazio marittimo di cui alla Direttiva 2014/89/UE, ci sono attività che possono ritenersi incompatibili tra loro, per esempio la portualità rispetto all’acquacoltura.
Del resto ARPA Puglia esclude che vi possa essere un intervento a “impatto zero” per l’ecosistema, a meno che non si prenda in considerazione la bioremediation con l’utilizzo dei mitili stessi, che però ha tempi estremamente lunghi. Con una stima molto empirica si parlerebbe di 400 anni per avere risultati apprezzabili per la problematica in esame e con specifico riferimento alla contaminazione da PCB. Ed in mertio all’intervento di tombatura/copertura dei sedimenti (il capping) è stato spiegato come non si possa essere certi della durata nel tempo di un simile intervento. Oltre al fatto che andrebbe valutato l’impatto sulle generazioni future, cui lasceremmo l’onere di rimuovere non solo il contaminante tombato, che ha scarsissima mobilità ed elevatissima persistenza, ma anche quanto impiegato per coprirlo.
(leggi il nostro ultimo articolo https://www.corriereditaranto.it/2021/12/09/bonifica-mar-piccolo-e-tutto-da-rifare/)
Le nostre conclusioni
Servirebbe dunque, stante la situazione attuale il condizionale è d’obbligo, una volontà politica chiara ed efficace: da un lato serve competenza, serietà e velocità nel decidere come intervenire per la bonifica e contemporaneamente un’azione legislativa volta a tutelare e ristorare i mitilicoltori per l’eventuale sospensione delle attività (parliamo di un migliaio di famiglie monoreddito). Con un obiettivo comune per tutti: restituire salubrità al I seno del Mar Piccolo che ancora oggi continua a godere di una valenza ecologica che, malgrado la contaminazione dei sedimenti, è un ambiente di grande valenza naturalistica, consentire un nuovo sviluppo di tutta la filiera, riportare in auge il prodotto ittico tarantino, tutelare il lavoro di centinaia di operatori ma nello stesso tempo pretendere il rispetto della legge da parte di tutti (a partire dalla coltivazione sino alla commercializzazione).
Se tutto questo sarà realmente possibile (ad oggi pare purtroppo ancora pura utopia) lo capiremo presto, probabilmente a partire dal prossimo tavolo del CIS Taranto. Anche se, detto con grande chiarezza e sincerità, le valutazioni andrebbero affidate solo ad esperti della materia, tenendo ben lontani protagonisti e decisori attuali della politica locale, regionale e nazionale che ambiscono e mirano a ben altri obiettivi. Staremo a vedere.
(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2022/02/24/mar-piccolo-a-breve-rimozione-rifiuti-fondali/)
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