La superficie di Taranto si estende per circa 250 km2, i suoi quartieri sono morfologicamente decentrati dal borgo umbertino e talvolta questa distanza non è solo fisica. Abbiamo voluto interfacciarci con gli attori del territorio e le persone che ci vivono e lavorano, per far emergere risorse e criticità di ciascuna periferia. Auspichiamo che chi amministra, e amministrerà la città, ne usufruisca per trarre interessanti spunti di riflessione che possano tramutare in azioni politiche concrete.
(Qui la situazione di San Vito https://www.corriereditaranto.it/2022/02/20/ascoltando-le-periferie-di-taranto-san-vito/)
LAMA: criticità
Un borgo agricolo, con una sua dignità e delle sue connotazioni era per Vittoria Orlando – presidente della Pro Loco di Lama e le sue contrade -, il quartiere in cui ha scelto di vivere. Oggi, al contrario, le appare una zona che è stata snaturata da una cementificazione selvaggia, da una lottizzazione che l’ha trasformata in un quartiere periferico quasi dormitorio. Come periferia, pur essendo popolosa – ha sottolineato la presidente -, non essendoci stato un piano regolatore, è cresciuta in maniera disordinata senza spazi d’aggregazione e senza un’identità che abbia dato un senso di comunità a tutti gli abitanti e le abitanti del luogo.
«Come Pro Loco ci siamo quindi riproposti di trovare quei piccolissimi segni di un passato neanche troppo lontano, per tracciare una strada verso il futuro affinché sia più sostenibile e a misura d’uomo. Inoltre, come tutte le periferie della città ionica, essendo quest’ultima molto lunga, anche Lama è completamente scollegata a tal punto che le persone che ci vivono, quando si spostano verso il centro, usano dire “oggi vado a Taranto”. Questo accade perché la si percepisce come un qualcosa di diverso che va al di là della propria realtà e ci sentiamo così ancora un borgo ma non abbiamo l’autonomia di un borgo».
(Dis)Servizi primari
Per la presidente, la periferia appare dimenticata anche sul piano dei servizi: «Nonostante le tasse, i cittadini pagano per servizi che non hanno. Il riferimento non è solo ai collegamenti urbani ma anche alla maniera in cui vengono utilizzati i servizi primari. Faccio un esempio, in questi giorni stanno completando la rete fognaria e il quartiere è diventato un campo da golf, è tutto una buca. Per non parlare dell’assenza dei controlli nella via più centrale, praticamente dove ci sono i negozi, che è sempre completamente sommersa di macchine parcheggiate in maniera tale che non si possa circolare».
Un’ulteriore situazione negativa è dovuta all’inciviltà di orde di barbari che indisturbati trasformano il bellissimo litorale, dove si potrebbero organizzare percorsi, in una discarica continua: «Soltanto quest’inverno ho visto cittadini entusiasti – ha raccontato Orlando – perché ringraziavano, nel 2021, l’amministrazione per aver acceso la luce, per cui avevano pagato, nelle strade. Se io penso a queste cose mi viene da piangere».
Per quanto riguarda invece i collegamenti pubblici urbani, l’intervistata ha ammesso di non utilizzarli più ritenendoli inefficienti. Negli anni passati avrebbe voluto recarsi sul suo posto di lavoro usufruendo degli autobus ma ci sono stati giorni – ha raccontato – che ha atteso più di un’ora alla fermata del pullman prima che ne passasse uno. Poi però capitava che arrivassero tutti insieme, a distanza di qualche minuto l’uno dall’altro e alla fine, amareggiata, ha dovuto ricorrere alla macchina personale.
Le abbiamo chiesto se esistono mezzi di trasporto alternativi
«Ecco, questa è una cosa che noi come Pro Loco volevamo chiedere e avevamo presentato un progetto a Megamark – gruppo leader del sud Italia nella distribuzione organizzata grazie a oltre 500 supermercati -, perché stiamo sempre attenti ai bandi che pubblicano sul tema della solidarietà. In zona ci sono molti anziani che vivono soli quindi avevamo pensato ad un servizio di accompagnamento e di supporto alla loro solitudine. Questi temi però, essendo materia di assistenti sociali, non sono stati considerati e il progetto non è andato in porto ma ci siamo ripromessi di ripresentarlo con un taglio diverso».
Punti di ritrovo e scuole
Ci sono punti di ritrovo per le persone più giovani?…E le scuole?
«Ci sono le elementari frequentate da pochissimo tempo perché c’era stato un fuggi, fuggi e pare che il motivo fosse che c’erano maestre troppo anziane che non riuscivano a coinvolgere molto i bambini. Adesso dovrebbero essersi riprese. Un ritrovo per i più giovani è la parrocchia finché fanno la comunione e, bene o male, la cresima. Dopo di che abbiamo anche le scuole medie ma non sono frequentate da tutti perché i genitori, lavorando a Taranto, si spostano e trovano più facile accompagnare i figli in città. Di conseguenza, i ragazzi spariscono o magari capita che alcuni si ritrovino nei pressi della nota paninoteca “Poldo” e nelle stradine limitrofe».
Note positive
“La battaglia di Lama del 1594”
«Nonostante sia un territorio molto violentato, la nostra terra ha qualcosa di intatto e autentico che è meritevole di essere tutelato sia da un punto di vista storico che dal punto di vista naturalistico. Per questo motivo da tanti anni riproponiamo la storica battaglia di Lama che fu raccontata da Cataldo Antonio Mannarino».
Mannarino è stato un letterato tarantino vissuto tra il ‘500 e il ‘600 e nel suo poema “Glorie di guerrieri e d’amanti” racconta lo scontro che fu causato dall’assedio in città ad opera dei Turchi capitanati dal corsaro Scipione Cicala (Sinàn Capudàn Pascià). Secoli dopo fu riconosciuta come la battaglia che aveva cambiato il destino di tutta l’Italia meridionale. Se i cristiani comandati dal marchese Carlos D’Avalos non avessero sconfitto le truppe del corsaro ottomano, l’Italia meridionale sarebbe stata distrutta cambiandone, di conseguenza, il suo destino.
L’associazione di cui sopra, a settembre dello scorso anno, ha organizzato quest’evento sotto forma di rappresentazione teatrale nella suggestiva Villa Dionisia, in collaborazione con il Crest. Negli anni passati invece si sono avvalsi dell’aiuto dei “I Cavalieri de li Terre Tarentine” per rievocare il combattimento nella contrada oggi denominata Zona Battaglia. È la storia che dà la connotazione ad un luogo: «se non conosci la tua storia – ha commentato Vittoria Orlando -,non ti puoi sentire parte di una comunità. Poi però questa rappresentazione, che ha un costo non indifferente, viene realizzata con le nostre risorse e autotassandoci. Sarebbe quindi corretto che l’amministrazione comunale, avendola sempre inserita tra gli appuntamenti degni di nota, incominciasse ad avere un occhio più attento a queste storie che si intersecano con quelle della città vecchia. In questo modo darebbe più risalto ad una comunità che comunque è numerosa e fa parte della città».
“C’era una volta il pane a Lama”
«La storia del pane l’abbiamo ripresa per circa 12 edizioni ogni primo venerdì d’agosto e, prima che l’abolissero, contavamo di arrivare almeno alla De.C.O. – Denominazione di Origine Comunale – perché per molto tempo è stato un alimento di notevole importanza. Sarebbe potuto essere un volano per l’economia del quartiere (vedi esempio del “Pane di Laterza”) ma qui non c’è stata la lungimiranza e un po’ i gusti si sono appiattiti per cui il pane in generale non ha più una diversificazione, tutti cercano lo stesso tipo. Forse adesso, dopo il primo lockdown, lo abbiamo rivalutato ma il pane è da sempre la culla su cui si è adagiata la nostra storia, che ha educato i nostri sensi e la nostra cultura».
Quest’alimento veniva portato a tutti i parenti del circondario perché era considerato un dono prezioso essendo fatto da una farina bianca, non 00, ma molto più bianca rispetto a quella degli altri contadini.
Durante l’evento “C’era una volta il pane a Lama”, organizzato sempre dalla sua Pro Loco di riferimento, ogni anno lo raccontano sotto diverse sfaccettature: come nostalgia, come memoria e lo fanno in una villa del 700, Villa Vetusta. Per l’occasione è messa a disposizione dai proprietari ed è la stessa abitazione che fu la dimora estiva di Monsignor Luigi Ceci – segretario dell’arcivescovo Giuseppe Capecelatro. Ancora oggi al suo interno è possibile vedere il Giglio Angioino sull’aranceto e, in occasione dell’evento, la gente può entrare e visitare il parco immenso di questa villa che giunge sino al mare.
L’intervistata: «Il pane lo abbiamo interpretato in questi anni come alimento che unisce tutti i popoli, è contro lo spreco alimentare, è la base della nostra dieta mediterranea e lo offriamo ai presenti dopo averlo cotto nel forno della Villa Vetusta. Una parte dell’evento invece è dedicata agli interventi di professionisti quali naturopati, giornalisti e insegnanti. Ne è un esempio la prof.ssa Enza Tomaselli che collabora con noi alla realizzazione di quest’appuntamento che abbiamo sospeso in questi ultimi anni a causa della pandemia da covid-19 ma riprenderà appena possibile». L’ingresso sarà sempre libero e i prezzi modici per poter mangiare e bere.
Percorsi e presentazioni di libri lungo la costa
Lama si può trovare in uno dei tratti del “Cammino Materano”, dunque, per la presidente Orlando, con una maggior attenzione potrebbe essere meta di flussi turistici. Non solo, gli scogli della sua costa nascondono una serie di conchette e, con i vari permessi del caso, la Pro Loco di Lama e le sue contrade ha organizzato la presentazione di alcuni libri nella conca detta “coccodrillo”. Il nome è dovuto dalla presenza di uno scoglio, in parte naturale e in parte di cemento, che ricorda la forma del rettile.
L’associazione, per di più, non si ferma agli eventi ma organizza anche dei percorsi attrezzati, per rendere il cammino più agevole, lungo il tratto che va dalla contrada Carelli sino alla Batteria Saint Bon. Chiunque si può aggregare gratuitamente a queste camminate che si svolgono tendenzialmente in autunno/primavera e le pubblicizzano sui loro canali social o sul sito del “il Tacco di Bacco”.
Tra i percorsi, quelli attrezzati non sono i soli, tutte le ville antiche costruite in via Lama come Dionisia, Vetusta e villa Angelica sono collegate al mare da dei sentieri e, ispirandosi, la Pro Loco ha organizzato incontri per ripercorrerli. Lungo questi tragitti si possono ancora vedere tracce della Lama carsica da cui oggi la periferia prende il nome. Nome questo che in latino significa pantano, palude e in effetti in Puglia si definiscono lame i solchi erosivi poco profondi che incanalano le acque meteoriche dall’altopiano della Murgia verso il punto di chiusura del bacino idrografico cui appartengono.
Una delle conche del quartiere, di fatti, viene chiamata proprio “Fontanelle” perché erano evidenti i punti in cui giungevano le acque sorgive ma che ormai sono stati piombati dalle costruzioni antropiche. Tuttavia resiste un’importante e lussureggiante vegetazione come le orchidee spontanee e i Pini D’Aleppo.

“Tracce Festival” e sede associazione
Nel rispetto delle diverse restrizioni causate dal periodo pandemico che viviamo da due anni, l’associazione di Lama, con altre Pro Loco nazionali, quest’anno ha partecipato ad un bando regionale, vincendolo. Sono così riusciti ad organizzare l’evento “Tracce Festival” che ha offerto dei percorsi tra i borghi ionici per quel turismo lento, lontano dai ritmi frenetici della città e che cerca ancora dei luoghi autentici dove si va piano, si ascolta, si guarda e si gusta in modo da valersi di tutti e cinque i sensi.
«Insieme ad altre quattro Pro Loco ci siamo uniti per organizzare il grosso della manifestazione a Carosino perché lì c’era a disposizione lo spazio da condividere. Uno spazio questo che potremmo avere anche a Lama visto che dal 2015 c’è una struttura realizzata dal comune sorta come luogo di aggregazione, soprattutto per gli anziani ma poteva essere utilizzata anche dalle associazioni. La struttura ad oggi è abbandonata e come associazione abbiamo presentato una mozione al comune e ci hanno risposto che erano finiti i soldi. Mancavano di conseguenza i finanziamenti per la fogna, l’acqua e la luce e se avessimo voluto prenderla noi ci avrebbero dato un affitto gratis per dieci anni ma ci sarebbero serviti 50.000 euro. Il risultato è che sta ancora lì, abbandonata, da sette anni. Speriamo che un’amministrazione più attenta risolva queste situazioni».
Batteria Saint Bon
Nel quartiere di Lama è presente anche un’architettura militare che già durante l’amministrazione Di Bello – come spiegato da Vittoria Orlando – venne acquistata da privati intenzionati a costruirvi un villaggio turistico.

La presidente spera che venga rivalutata quest’ipotesi da una sovrintendenza volta a tutelare e preservare tutta la macchia mediterranea che miracolosamente è sopravvissuta fino ad oggi e ha aggiunto: «A Venezia c’è una batteria gemella in cui hanno ideato una pinacoteca, un museo militare e idee analoghe potrebbero svilupparsi anche da noi essendo ancora visibili cannoni sopraelevati, una sorta di ferrovia indipendente con cui trasportavano le armi e altro materiale da guerra. C’è quindi molta incuria: se il privato acquista per rivalutare, è un conto ma se serve soltanto come speculazione diventa un ulteriore offesa per questo territorio e siamo nel 2022».








