Il Presidente di Confindustria Taranto, Salvatore Toma, in una lunga nota – a seguito di un recente confronto con le aziende dell’indotto di Taranto e provincia – non nasconde le preoccupazioni legate allo storico comparto dell’acciaio che oggi vive l’ennesima situazione di empasse ed incertezza.
“Prima fra tutte – afferma il Presidente Salvatore Toma – pesa l’incognita delle risorse: come farà Acciaierie d’Italia a sostenere i costi di un piano che, stando alle previsioni, potrebbe costare fino a 4,7 miliardi di euro? Al momento abbiamo contezza, inoltre, che Invitalia non abbia corrisposto i 705 milioni necessari per acquisire le quote societarie al 60%, anche perché è improbabile, come peraltro confermato nelle ultime ore dallo stesso Presidente Bernabè, che questo passaggio possa realmente realizzarsi entro maggio prossimo, come previsto”.
Dubbi vengono sollevati sulla “tenuta” complessiva del piano industriale in termini di produzione, occupazione e sostenibilità ambientale. “Abbiamo preso atto più volte – prosegue Toma – della volontà di Adi di continuare ad investire su Taranto con una fabbrica competitiva e sostenibile, ma la realtà ci riporta ad una situazione simile a quella in cui i giocatori in campo attendono l’uno la mossa dell’altro prima di entrare in partita. E’ evidente che mancano le risorse necessarie, oltre quelle già investite dall’azienda nello stabilimento di Taranto. E allora ci rivolgiamo al Governo, affinché dica a chiare lettere quali sono le prospettive, cosa si intende fare dello stabilimento e dell’immenso capitale umano che vi opera e quali sono, se ci sono, i progetti per Taranto.
Il Governo ci dica quali risorse intende utilizzare: ma occorre saperlo al più presto, perché la posta in gioco è altissima e la tensione fra le imprese è alle stelle.
Noi abbiamo auspicato, fin dall’insediamento mio e della nuova squadra – prosegue Toma – che si avviasse finalmente un serio processo di ambientalizzazione e ammodernamento della fabbrica che potesse renderla ancora più performante e competitiva, perché è questo che le imprese ci chiedono da tempo. E’ un passaggio – quello del rilancio della fabbrica in chiave ecosostenibile – che ci metterebbe nelle condizioni di poter finalmente programmare una seria e reale ripresa per la città, ovvero il potenziamento, assieme a tutti gli attori istituzionali ed economici in campo, di tutti quei segmenti produttivi finora non sufficientemente sviluppati.
I tempi lunghi ipotizzati da Bernabè sono purtroppo una conferma ai nostri timori: abbiamo alle spalle anni di stop and go, frenate e false ripartenze. E non vorremmo ritrovarci, di qui a breve, con un nulla di fatto che ci riporta al 2012, quando il futuro era sparito dall’orizzonte e la città, sul fronte socio-economico, era diventata una bomba pronta ad esplodere. Sarebbe un fallimento: non solo della città, ma dell’intero Sistema Paese, che nessuno di noi, dopo dieci anni di sofferenze, si può permettere”.
(leggi gli articoli sull’Ilva https://www.corriereditaranto.it/?s=ilva&submit=Go)