Sul futuro del porto di Taranto le nubi si sono tutt’altro diradate. E questa volta, dopo i sindacati lo scorso gennaio, a scendere in campo è direttamente l’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ionio attraverso il presidente Sergio Prete. Che ha scritto nei giorni scorsi una lettera di richiamo alla società San Cataldo Container Terminal, sollecitando la stessa ad una sorta di verifica sulla gestione del terminal e sui risultati conseguiti sino ad oggi, che sono molto lontani dalle ‘promesse‘ e dagli obiettivi che Yilport Holding SA,holding del gruppo Yildirim, aveva dichiarato e messo nero su bianco per ottenere la concessione di 49 anni del Molo Polisettoriale (1.800 metri lineari di banchina e un milione di metri quadrati di aree) nel luglio del 2019 (dopo una procedura di gara tutt’altro che serena).
Sotto la lente d’ingrandimento, in primis e non potrebbe essere altrimenti, il traffico merci. Yilport aveva previsto una movimentazione pari 105mila teu nel primo anno e a 240mila teu nel secondo. Nella riunione del 3 settembre 2020 Yilport stimò nel 2021 un traffico pari a 65mila Teu, nel 2022 a 115mila, nel 2023 a 291mila ed infine nel 2024 450mila. Ma i numeri sono lontanissimi da quelli registrati sino ad oggi. Certo non si può non tener conto del drastico calo subito dall’economia a causa della pandemia a partire dal marzo del 2020 (e adesso non si potrà non tener conto del conflitto russo-ucraino), ma pur sottraendo il traffico mancato per agenti esterni, i conti non tornano lo stesso.
A rompere il silenzio furono i sindacati di categoria FiltCgil, Fitcisl, Uiltrasporti di Taranto. Il segretario della FitCisl Oronzo Fiorino dichiarava il 24 gennaio scorso: “Abbiamo appreso da fonti certe che la SCCT non ha ad oggi sottoscritto nessun accordo con Cma-Cgm e pertanto le ultime navi che toccheranno il nostro scalo sono previste per il solo mese di febbraio. Questo modo di fare dell’azienda inizia ad infastidire lasciando nell’incertezza totale le maestranze già occupate, circa 80, e i lavoratori ancora oggi in agenzia, 420 unità, che aspettano speranzosi di essere ricollocati al lavoro. Ricordo a me stesso che, per entrare in possesso della concessione demaniale devi essere in possesso di solide capacità finanziarie, certezza sui carichi di lavoro, ed infine avere un piano occupazionale. Tutte legate tra di loro a soddisfare gli anni per cui gli è stata concessa l’uso delle aree”.
Da dicembre allo scorso febbraio sono giunte a Taranto oltre una decina di navi tutte appartenenti alla società francese Cma Cgm di cui la Yilport Holding SA detiene il 24% del capitale sociale (nel 2008 fu la holding turca a salvare dal fallimento la società francese acquistando la quota del 20% per 500 milioni di dollari) che però potrebbe presto cedere. L’approdo a Taranto è stato però dovuto soltanto alla provvisoria saturazione del terminal container di Malta Freeport, altro scalo strategico per le due compagnie.
Ricordiamo inoltre che è attualmente operativo, sempre con la società francese il servizio Adrinaf dopo la provvisoria sospensione del servizio Turmed. Mentre la scorsa estate sono stati avviati i rapporti con la Maersk, il più grande armatore a livello mondiale che ha ‘testato’ le capacità dello scalo ionico e che a breve potrebbe tornare ad usufruire dei servizi del porto di Taranto. Con la possibilità emersa lo scorso mese di novembre di far partire treni container (da 72 TEU per ogni convoglio) dal porto di Taranto in direzione Interporto di Bologna snodo centrale per le destinazioni del Nord Italia e del Centro Europa.
Troppo poco ma soprattutto tutto troppo approssimativo per le organizzazioni sindacali. Ed ora anche per l’Autorità Portuale. ![]()
(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2022/01/24/porto-alta-tensione-sindacati-yilport/)
Nella missiva però, trova spazio anche i mancati interventi sul terminal: pur avendo avviato e completato il revamping delle gru presenti sul molo (quelle della ex Taranto Terminal Container), non è stato ancora effettuato il revamping di tutto il terminal container previsto da un accordo finanziario sottoscritto con la stessa Autorità Portuale. Il revamping della gru STS (Ship to Shore Container Cranes – Gru porta-containers di banchina) e RMG (Rail Mounted Gantry cranes – Gru porta-containers da piazzale) è stato commissionato all’azienda finlandese Konecranes: sono previsti lavori di manutenzione e rinnovamento di 23 mezzi di sollevamento per la banchina del container terminal, per la precisionesette gru ship-to-shore e 16 gru a portale RMG (Rail-Mounted Gantry cranes) su rotaia.
Altro tallone d’Achille il versante occupazionale. Troppo pochi gli ex TCT riassunti a tempo indeterminato, ancora di meno quelli con contratto a tempo determinato. Si sono superate di poco le 100 unità.
Basti pensare che nelle primissime intenzioni della multinazionale, si ragionava su una forbice che copriva un arco di tempo che andava dal 2019 al 2064. E copriva quattro categorie di personale: operai, impiegati, magazzini e manutenzione.
Per il 2019 era prevista un’occupazione pari a 108 unità; per il 2022 erano previste 425 unità; per il 2029 si parlava di 691 unità; per il 2036 si arrivava a 798 unità; per il 2039 si raggiungeva la quota di 851 unità, che sale a 1.091 nel 2049, 1.404 nel 2059, 1.509 nel 2062 ed infine nel 2067 si toccherebbe la cifra di 1.706 unità. L’aumento cresente e maggiore si registrava nella categoria degli operai.
Nella riunione di giovedì 3 settembre 2020 invece, Yilport comunicò questi numeri, a fronte del riassorbimento dei primi 68 lavoratori ex Tct avvenuto nei mesi precedenti: 107 assunzioni a fine 2020 che diventerebbero 188 nel 2021, salirebbero a 276 nel 2022 e arriverebbero a 335 nel 2023. Anche in questo caso i numeri erano inferiori rispetto a quelli previsti inizialmente per il 2022.
Ricordiamo che nell’ultima legge di Bilancio è stata stabilita l’ennesima proroga di ulteriori 14 mesi dell’operatività dell’Agenzia per il lavoro portuale di Taranto. Senza dimenticare i lavoratori dell’indotto ex Delta 1 (azienda satellite della TCT che a fine 2010 aveva già provveduto a licenziare 75 lavoratori) ed ESSETIEFFE, attendono da anni di ritrovare una stabilità lavorativa perduta da troppi anni. Nonostante accordi che prevedevano la clausola sociale per il loro utilizzo in alcuni appalti dei lavori che hanno interessato il porto negli ultimi anni, quasi mai rispettati, che generarono anche polemiche e denunceper l’utilizzo da parte delle ditte appaltatrici di lavoratori stranieri e sottopagati.
Infine il presidente Sergio Prete ha chiesto alla San Cataldo Container Terminal, una maggiore presenza sul territorio. Cosa che sino ad oggi è mancata e continua a mancare (nonostante a dicembre vi sia stato un cambio nel ruolo di General Manager, con l’addio di Raffaella Del Prete sostituita ), anche nella partecipazione al rilancio del porto nella sua totalità.
La Yilport holding ha 15 giorni di tempo per rispondere alla lettera di richiamo. Qualora questo non dovesse avvenire, o se le risposte si rivelassero insufficienti, non è escluso che il livello della tensione possa superare la linea di guardia, arrivando al coinvolgimento diretto del Governo, con l’estrema decisione finale di una non impossibile procedura di revoca della concessione. Staremo a vedere.
(leggi tutti gli articoli sul porto https://www.corriereditaranto.it/?s=porto)
Il porto di Taranto prima di essere ostracizzato a livello regionale strategicamente viene depotenziato a livello nazionale mediante micidiali tattiche commerciali . Tutto questo non avrà mai fine così come il caso siderurgia perché storicamente condannati a colonia del capitalismo lombardo e politica romana. Il porto di Taranto potrebbe decollare solo con la ‘ingresso di investitori dagli occhi a mandorla quelli di un mondo globalizzato che tanto fanno paura ad una certa classe politica manipolata dalle solite lobby.
mi piacerebbe ricordare che il presidente de la Aut. Portuale aveva in mano 3 consorzi con procedura di gara avanzata e presentandosi Yilport cancello’ qualsiasi possibilit’a a questi consorzi
e nessuno si e’ ancora reso conto che quella di Yilport e’ solo una operazione di disturbo per non far crescere Taranto che ruberebbe containers al loro porto di MALTA…..