Raggiunge le ventisei edizioni il “Premio Marco Motolese”, una borsa di studio assegnata a un alunno del Liceo “Aristosseno” di Taranto, l’Istituto che frequentava Marco Motolese, studente scomparso nel 1994 a soli 17 anni.
Istituito nel 1996 dalla famiglia di Marco e a lui dedicato in occasione del suo compleanno, viene consegnato a un allievo che nella vita scolastica, oltre che per l’impegno nello studio, si sia distinto nella pratica di quei valori morali di amicizia e di solidarietà in cui eccelleva Marco.
Ogni anno tutte le quinte classi dell’Aristosseno, quella che frequentava Marco, scrivono una relazione segnalando il loro compagno o compagna che, nell’anno precedente, ritengono che abbia dimostrato più di ogni altro i valori promossi dal premio.
Una commissione composta da Massimiliano Motolese, vicepresidente dell’Associazione e fratello del compianto Marco, il Dirigente scolastico Rita Frunzio, alcuni docenti ed i Rappresentanti di classe, leggono poi le relazioni scegliendo chi vincerà la Borsa di studio.
La consegna della XXVI edizione della Borsa di Studio “Marco Motolese” ai terrà, alle ore 10.30 di venerdì 18 marzo, nel Liceo Aristosseno; il riconoscimento quest’anno sarà consegnato dall’Amm. Salvatore Vitiello, Comandante del Comando Marittimo Sud di Taranto, alla presenza di autorità civili, militari e religiose.
Quest’anno tema della manifestazione, che vede la collaborazione del Club per l’Unesco di Taranto, dell’Associazione Marco Motolese e del liceo Aristosseno, è “Il Valore dell’Accoglienza” che in questi giorni, in relazione alle migliaia di profughi ucraini in fuga da una terribile guerra, purtroppo ha assunto una particolare importanza.
“Nella esortazione apostolica “La gioia del Vangelo” di Papa Francesco – ha detto annunciando l’evento Carmen Galluzzo Motolese, mamma di Marco – si delineano alcuni aspetti importanti dell’Accoglienza cristiana: vicinanza, apertura al dialogo, pazienza, cordialità che non condanna. L’accoglienza porta ad essere persone che ascoltano, che cercano di comprendere le ferite e il dolore dell’altro. Ogni volta che accogliamo qualcuno la nostra vita cresce e ci rendiamo conto che siamo fratelli dell’umanità”.