Mentre in Italia, ad un mese dall’inizio del conflitto in Ucraina, dopo un periodo di “necessaria” unità nel mondo della politica e della comunicazione, è cominciata la conta (imbarazzante quanto inutile) dei filoputiani, dei putianiani convinti, dei putianiani a metà, dei neoputiniani e degli ex putiniani, sono altri, e più “seri” i numeri (in crescita) da tenere sott’occhio.

Secondo la Farnesina oltre 3 milioni di persone hanno lasciato il loro paese in guerra e di questi 1,4 milioni sono bambini. E ci si avvicina ogni minuto di più alla soglia prevista di 5 milioni di profughi.

In Italia ne sono già arrivati 50 mila, tra cui circa 20mila minori. Ma le stime previste tendono a raddoppiare queste cifre. Qui, la “macchina della solidarietà”, scattata con consueta prontezza sarà sostenuta dal “Decreto Ucraina”, 355 milioni di euro da destinare in toto all’accoglienza.

Che in sostanza vuol dire: alloggio e generi di prima necessità. Ma anche poter andare all’asilo, a scuola o all’università. Avere assistenza medica, imparare la lingua del paese ospitante per formarsi e avviarsi al mondo del lavoro. La numerosa comunità ucraina in Italia (circa 250 mila persone) ha già potuto accogliere un numero importante di rifugiati. Quello che è cambiato col decreto legge approvato il 18 marzo riguarda l’affidamento in forma diretta agli Enti di Terzo settore.

Fin qui l’accoglienza degli stranieri funzionava con il Sistema di accoglienza e integrazione (Sia) finanziato dal Fondo nazionale per l’Asilo gestito dal ministero degli Interni e con i Centri di accoglienza straordinari (Cas) delle prefetture. Il servizio viene messo a bando e i soggetti in grado di gestire l’accoglienza presentano il loro progetto fino a raggiungere il tetto massimo di 30 mila posti oggi convenzionati e 50mila dei Cas. Da qui in poi, invece, le persone in arrivo dall’Ucraina potranno essere accolte sulla base di un nuovo sistema che finanzierà le cosiddette ”accoglienze esterne”. Tutti, in sintesi, possono accogliere le persone: in famiglie, istituti, parrocchie, circoli con il contributo di un sostegno pubblico.

Chi si rende disponibile riceve una quota mensile, per persona ospitata, dalle associazioni che fanno da tramite e che si impegnano a garantire i servizi di assistenza. Una modalità d’accoglienza studiata con la rete di Caritas nazionale che, all’inizio dell’emergenza, predispose in tempo record seimila posti organizzando tre voli speciali che hanno portato in Italia oltre 600 ucraini.

Anche in Puglia il Terzo settore si prepara all’arrivo di altre mamme e bambini. Sono già oltre mille le camere da letto e mini appartamenti messe a disposizione dagli albergatori pugliesi, un “ventaglio” che potrà ampliarsi grazie ad un accordo sottoscritto tra Regione Puglia e le associazioni di categoria: Confcommercio Federalberghi Puglia, Confesercenti Assohotel Puglia e Confindustria Puglia Turismo.

L’accordo “assicura una soluzione di alloggiamento e assistenza temporanee, qualora non sia possibile l’accoglienza tramite le misure ordinarie del Centro di accoglienza straordinario o del Sistema di accoglienza e integrazione, messe a disposizione dalle prefetture”, anche perché, ha puntualizzato il governatore Emiliano“non possiamo neanche prevedere quante persone arriveranno in Puglia, anche solo in transito”.

L’intesa prevede l’impegno delle strutture ricettive coinvolte a concordare a condizioni uniformi di ospitalità e una tariffa giusta e calmierata, che tenga conto del contesto emergenziale e che offra assistenza in lingua ucraina. Gli ospiti potranno anche scegliere il tipo di trattamento, dalla pensione completa, al solo pernottamento con colazione.

L’assessorato al Welfare della Regione Puglia ha pubblicato il primo avviso rivolto agli enti del Terzo settore per l’accoglienza dei profughi. Per dare la propria disponibilità ad accogliere famiglie e singoli cittadini ucraini servirà compilare un modulo (scaricabile a questo link https://app.sistema.puglia.it/ords/f?p=10000:530) nel quale si indica il numero dei posti di accoglienza disponibili e la tipologia delle strutture in cui si intende ospitarli.

Fra i trulli di Cisternino è già nata la prima bimba “ucraina in Puglia”. Grazie al coraggio di Walter, italiano e di sua moglie Nadiya, ucraina. Sono stati fra i primi a muoversi in Puglia, per offrire aiuto alla popolazione dell’Ucraina devastata dagli attacchi russi raggiungendo i confini con la Slovacchia. Come hanno raccontato su “Repubblica” hanno organizzato due pullman portando in Italia 11 donne e 5 bambini.

Nastya, una di loro, ha dato alla luce Anna, un pò lontano da papà, rimasto a difendere il proprio Paese. Il suo nome, di origine ebraica, vuol dire graziosa, benefica, benedetta. Ma anche misericordia. E pietà.

Sembra proprio che ci sia tutto.

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