La Cassazione ha scritto la parola fine sulla vicenda legata alla bonifica della discarica Vergine. Stabilendo che la bonifica non dovrà avvenire a carico della vecchia società e che non ci sarà alcun risarcimento per il comune di Fragagnano.
Si chiude così una storia giudiziaria che aveva visto una prima svolta con il sequestro del sito l’11 gennaio del 2014, a conclusione di un’inchiesta che sfociò poi nella condanna di primo grado che il 21 dicembre 2018 vide la condanna a 2 anni e 2 mesi Pasquale Moretti (responsabile tecnico dell’impianto dal 2008 sino al sequestro del febbraio 2014, nonché custode giudiziario dell’impianto sino all’aprile del 2015), Paolo Ciervo (legale rappresentante della ‘Vergine spa’ società che ha gestito la discarica dal 19 dicembre 2013 e liquidatore della ‘Vergine srl’ società che ha gestito la discarica fino al 19 dicembre 2013) e a 8 mesi Mario Petrelli (responsabile tecnico dell’impianto complesso di discarica per rifiuti speciali non pericolosi situato in località Palombara), non accogliendo anche la conferma della sentenza emessa dal tribunale di Taranto chiesta dal procuratore generale Mario Barruffa lo scorso 15 gennaio.
Poi, nel settembre del 2020, la Corte d’Appello di Taranto ribaltò completamente quel verdetto, che accolse la tesi del collegio difensivo composto dagli avvocati Gianluca Mongelli, Giuseppe Passarelli, Raffele Raffaele e Michele Laforgia, che convinse la corte sul fatto che non vi fosse certezza scientifica sulla responsabilità della discarica, in merito al reato di getto pericoloso di cose. Soprattutto in virtù del fatto che in corrispondenza dei picchi di sostanze nocive avvertite nell’aria, le centraline di monitoraggio interne al sito riportassero valori inferiori rispetto a quelli registrati dalla centraline esterne alla discarica. Da qui l’assunto che quegli odori potessero provenire da altri impianti limitrofi (come il vecchio depuratore) o da azioni di altri soggetti (lo sversamento dei liquami da parte di agricoltori e aziende agricole presenti in zona).
Vennero meno anche le condanne di primo grado verso le due società ‘Vergine spa’ e ‘Vergine srl’ che avevano gestito la discarica in due fasi temporali temporali ma continuative: la prima fino a gennaio 2014 e la seconda per pochi giorni fino al sequestro dell’impianto.
Anche sulla presunta gestione illecita dei rifiuti, il collegio difensivo sostenne che la società avesse tutte le autorizzazioni previste per ricevere rifiuti senza l’obbligo di trattarli prima della gestione in discarica. La cui chiusura definitiva, oltre al sequestro, fu inevitabile dal danno economico irreparabile subito dalla società con il mancato arrivo di rifiuti da gestire.
L’assoluzione sollevò le società dai risarcimenti danni nei confronti delle parti civili costituite in giudizio, i Comuni di Lizzano, di Faggiano e di Fragagnano (che chiesero rispettivamente un risarcimento di 2 milioni e 1 milione e 500mila euro), ed i circoli di Taranto e Fragagnano di Legambiente e l’associazione Attiva Lizzano, da sempre impegnata in una battaglia per la chiusura della discarica.
A sostenere una tesi molto simile fu anche il Consiglio di Stato che attraverso una sentenza dell’aprile 2018 dichiarò che “i proprietari delle aree sulle quali sorge la discarica Vergine sita nell’isola amministrativa di Taranto, sequestrata e chiusa dalla magistratura nel febbraio 2014, non sono responsabili dell’inquinamento e non sono tenuti a bonificare il sito”.
Certo è che, vicenda giudiziaria a parte, i miasmi, le emissioni odorigene costanti, così come l’inquinamento dei terreni e della falda sono dati inoppugnabili, in particolare quest’ultimi certificati da ARPA Puglia che nel 2017 ha confermato la presenza di diossina e policlorobifenili (PCB), a seguito delle analisi dei pozzi spia che si trovano nelle vicinanze della discarica. La stessa ARPA nell’agosto del 2018 confermò come il sito necessitasse di costanti verifiche dei pozzi spia, affinché venisse controllata la potenziale dispersione di percolato nell’ambiente circostante, comprese le falde.
Come non bastasse, come si ricorderà, dal 19 giugno del 2018 la discarica Vergine in località Palombara, rientrante nel perimetro geografico dell’isola amministrativa di Taranto, non è più di proprietà della Società Vergine srl. A mettere nero su bianco il passaggio di proprietà alla società Lutum srl (appartenente al gruppo C.I.S.A. dell’imprenditore Albanese), fu il verbale della riunione del 23 agosto 2018 tenutasi a Bari presso il Dipartimento Mobilità, Qualità Urbana, Opere Pubbliche, Ecologia e Paesaggio, convocata con nota prot. n.5002 del 03/08/2018 del Dipartimento, diretta dall’ing. Barbara Valenzano “ai fini della definizione e condivisione di un cronoprogramma di interventi da porre in essere presso la discarica sita in loc. Palombara (Provincia di Taranto) “Vergine srl” in liquidazione“.
Per gli interventi di bonifica e messa in sicurezza previsti, la Regione Puglia stanziò 7 milioni di euro attraverso una variazione nel bilancio di previsione 2018, più i 2,4 milioni di euro che furono messi a disposizione del Comune di Taranto per la messa in sicurezza dell’area. A svolgere questi lavori è la Lutum, che in un vertice dell’agosto 2018 si propose come soggetto per attuare gli interventi previsti (insieme alla “Marcopolo Engineering SpA” per la gestione del biogas, alla ditta “Giuseppe Vergine” per le lavorazioni edili e di movimento terra ed alla la società “Idrovelox” per le attività di prelievo e trasporto a smaltimento del percolato).
Le ultime notizie che abbiamo risalgono alla primavera di un anno fa. Quando si svolse un’audizione presso la V Commissione Ambiente regionale presieduta da Paolo Campo.
Secondo quanto relazionato in quell’occasione da ARPA Puglia presente all’audizione, erano iniziate le attività di messa in sicurezza e bonifica del sito. Come si ricorderà queste attività hanno avuto in realtà l’ok dal Riesame del tribunale di Lecce, che aveva accolto la richiesta di intervento di messa in sicurezza. Il dispositivo emesso dal Tribunale precisava infatti che, tenendo fermo il sequestro preventivo in atto, autorizzava all’espletamento degli interventi di messa in sicurezza per la salvaguardia dell’ambiente sotto lo stretto controllo delle Autorità competenti che devono effettuare i controlli appropriati. Il gip del tribunale di Lecce aveva invece respinto la richiesta di dissequestro del sito, avanzato dalla attuale proprietà, società Lutum srl che si occupa appunto delle attività di messa in sicurezza.
La Regione e l’ARPA inoltre assicurarono che tutte le attività nel sito erano costantemente e accuratamente monitorate e l’assessore all’ambiente, Anna Grazia Maraschio pur comprendendo le perplessità espresse dalla sindaca di Lizzano Antonietta D’Oria, ribadì la massima attenzione da parte della Regione proprio perché si trattava di una situazione delicata e di come tutte le decisioni venissero assunte da persone qualificate dell’ARPA “che per noi rappresenta un presidio di sicurezza” ha detto. Ente regionale che negli anni ha sempre ribadito la sua ferma posizione sulla conclusione della vicenda legata alla discarica Vergine: ovvero la messa in sicurezza del sito, la bonifica e la sua chiusura definitiva. Eventualità sulla quale abbiamo sempre sollevato profondi dubbi.
Del resto, la domanda che ci poniamo da anni è sempre la stessa ed è profondamente banale: perché un colosso come la CISA spa, attraverso una sua controllata ha acquistato quei terreni? Soltanto per effettuare la messa in sicurezza e la bonifica del sito (tra l’altro con l’ausilio di fondi pubblici)? Tutto può essere, ma certamente il futuro dell’ex discarica Vergine appare tutt’altro che chiaro. Staremo a vedere.
(leggi gli articoli sulla discarica Vergine https://www.corriereditaranto.it/?s=discarica+vergine&submit=Go)