Segnali diversi dicono che la Puglia ha intrapreso tanti percorsi “green”. Soluzioni “sostenibili” che cambiano il mo(n)do di vivere. In settimana abbiamo riportato notizie incoraggianti dalla mobilità sottolineando i balzi di vendite di monopattini e auto ibride, per esempio. Non parliamo di svolte epocali, ma di piccoli e significativi passi in avanti.

Nella nostra regione l’agrivoltaico potrebbe rappresentare una risposta alla crescente attenzione degli Stati verso la transizione ecologica e la sostenibilità.

Agrivoltaico, i vantaggi

L’agrivoltaico (o agri fotovoltaico) è la forma di energia che nasce dalla simbiosi tra l’energia solare e le piante su terreno agricolo. Una sinergia tra colture e pannelli solari, un modo innovativo di combinare energie rinnovabili e agricoltura in posti caldi, posizionando pannelli che consentono di produrre energia pulita.

Con molteplici vantaggi. Come la protezione delle colture da eventi climatici estremi grazie alla creazione di specifiche zone d’ombra. Una migliore competitività delle aziende agricole per dall’apporto di benefici come la riduzione dei costi di approvvigionamento energetico. Tema, questo, diventato drammaticamente centrale.

Di contro, questi impianti contribuiscono a raggiungere qualche obiettivo di decarbonizzazione, permettono un proficuo utilizzo dei terreni agricoli abbandonati, riducono la desertificazione dal suolo, permettendo il recupero delle acque meteoriche e favoriscono l’innovazione dei processi agricoli, più ecosostenibili e più competitivi.

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In Italia

L’Italia, secondo il Piano Nazionale Energia e Clima, dovrà produrre 32 gigawatt di energia attraverso il fotovoltaico entro il 2030. Attualmente sono installati 20,9 gigawatt, ciò significa che altri 11,1 gigawatt dovranno essere sviluppati nei prossimi 9 anni. E per raggiungere questo obiettivo, il governo ha stanziato 2,6 miliardi di euro attraverso il PNRR, di cui 1,1 miliardi di euro da destinare all’agrivoltaico.

Nel nostro paese il primo impianto è stato inaugurato nel 2011 a Virgilio, in provincia di Mantova. Al momento attuale la Sicilia è una delle regioni con i maggiori investimenti nel settore, grazie anche alla sua posizione e al suo clima nel progetto sviluppato da Falck Renewables a Scicli (Ragusa).

In Puglia

In Puglia si gioca a braccio di ferro. Da una parte il vice presidente del consiglio regionale Cristian Casili si è opposto al progetto di realizzazione a Nardò di un impianto agrivoltaico su 92 ettari in quanto avrebbe comportato la “trasformazione irreversibile del territorio, industrializzandolo e facendogli perdere le caratteristiche peculiari”.

Dall’altra, proprio in questi giorni gli agricoltori hanno detto un deciso sì agli incentivi per l’installazione del fotovoltaico sui tetti delle aziende agricole definendola “una straordinaria opportunità per circa 80mila imprese del comparto primario pugliese”. Anche perché la Puglia, per quanto riguarda l’energia prodotta dalla fonte solare, con i suoi 59.461 impianti sui complessivi 1.024.242 installati in tutta Italia, è già la prima regione per potenza (2.965 megawatt).

Agricoltori Italiani della Puglia (CIA) e Turismo Verde l’hanno definita una risposta “per ridurre la fortissima dipendenza dai grandi fornitori mondiali di gas e di energia”.

“Abbiamo 78 mila imprese agricole su tutto il territorio pugliese: molte di queste hanno già installato il fotovoltaico su edifici e fabbricati, ma la maggior parte deve ancora farlo. Gli incentivi rappresentano un’opportunità unica”, ha scritto in settimana l’associazione sindacale degli agricoltori. “Uno dei problemi più drammatici degli ultimi mesi, accentuato enormemente dalla guerra in Ucraina, è l’estrema difficoltà per le imprese agricole di far quadrare i conti a fronte di un aumento spropositato della bolletta energetica. Con il fotovoltaico, quelle spese si riducono enormemente e in alcuni casi possono essere azzerate, con impianti che permettono l’autosufficienza”.

Gli incentivi, e ne occorrono, sono parte del Piano Nazionale di 1,5 miliardi di euro con l’obiettivo di sostenere gli investimenti per realizzare di impianti di produzione di energia elettrica in ambito agricolo, escludendo totalmente il consumo di suolo.

La domanda è: se non ora, quando?

One Response

  1. Vogliamo scommettere, visto i rammolliti che ci rappresentano ,Taranto è il terreno ideale ,tanto ormai faccio deturpare il mare per installare pale eoliche non so per chi ,e poi se peschi un dattero rovini la scogliera ,ma fatemi il piacere … ma i verdi a cosa servono ? Lega ambiente non so a cosa consiste ,a volte si fissano per situazioni fattibili piuttosto che lagnarsi di tutto lo schifo che hanno lasciato realizzare nella nostra città ,forse dietro lauto compenso si vede ,che situazione di pura falsità assistiamo in questa isola di Taranto,l’isola che non c’è .

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