Leggeri e cupi rulli di tamburo, nel finale appositamente prolungato della “Jone”, hanno accompagnato, alle ore 11.25 di Sabato Santo, il lento rientro in chiesa della Vergine Addolorata , ultima statua della processione dei Misteri, la prima post-pandemia. E il pensiero correva ai racconti di Nicola Caputo in “Anima incappucciata”, a proposito dei “pifferi e tamburi” che accompagnavano la processione dei simboli sacri ai tempi del nobiluomo Francescoantonio Calò, fondatore della processione del Venerdì Santo. Il rullare di percussioni, nel più profondo silenzio in piazza, ha fatto venire la pelle d’oca fra i presenti. E poi, una volta in chiesa la statua, il caloroso applauso e l’esplosione di suoni dell’orchestra di fiati. Emozioni che solo a Taranto si possono provare. Tutto era compiuto!

Cosa ricordare di questa Settimana Santa 2022? Innanzitutto i ritardi nei rientri in entrambe le processioni, forse per il forte desiderio da parte dei confratelli di riappropriarsi delle “nazzecate” mancate in questi due anni, grazie anche a temperature tornate finalmente primaverili. All’Addolorata della Città vecchia si sono sfiorate le 17 ore di durata, con il simulacro tornato in chiesa a venti minuti circa dalle 17: quasi due ore oltre il consueto termine. E poco dopo la banda Santa Cecilia, al seguito dell’Addolorata, doveva essere già in piazza per l’uscita dei Misteri, senza un minimo di riposo. Per fortuna le esecuzioni non ne hanno risentito.

Quasi lo stesso ritardo si è avuto ai Misteri. Certo, niente a che vedere con i fatti avvenuti nel 1921. Accadde infatti (raccontava sempre Caputo) che la processione, a causa di un furioso temporale, si ritrovò bloccata a lungo nella chiesa di Sant’Agostino. Quando tornò il sole, i confratelli si attardarono nella “nazzecata” per le strade del Borgo. Il rientro al Carmine cominciò a svolgersi durante la Messa di Pasqua, che allora si festeggiava a mezzogiorno del Sabato Santo. In strada era rimasta solo la statua dell’Addolorata e già l’officiante, fra le campane a festa, annuncia Cristo Risorto. Che fare? Il capobanda, con un’alzata d’ingegno, ordinò di riporre i libretti con il brano già pronto e fece entrare la Madonna al suono della Marcia Reale. Questo, grazie al Cielo, oggi non può più accadere e così la “Jone”, eseguita alla grande, ha potuto ritmare l’ultimo dondolio. E poi via, sciamando per via D’Aquino, fra giovani in jeans, cavalieri in frac, musicanti con lo strumento sottobraccio, carabinieri in alta uniforme e confratelli con abito di rito e cappello nelle custodie. Ciao, arrivederci all’anno prossimo. A Dio piacendo!

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